Settimana della seconda domenica di Quaresima – venerdì
Introduzione
Come ho già spiegato anche la scorsa settimana, non riprendo puntualmente le Scritture che ho già commentato, ma cerco di far emergere qualche tratto, qualche illuminazione, qualche consiglio che ci aiuti sempre a custodire le relazioni, che sono il filo rosso anche di questa Quaresima.
La Parola di Dio
I LETTURA
La festa di Pasqua e la settimana degli Azzimi.
Lettura del libro del Deuteronomio
16, 1-4
In quei giorni. Mosè disse: «Osserva il mese di Abìb e celebra la Pasqua in onore del Signore, tuo Dio, perché nel mese di Abìb il Signore, tuo Dio, ti ha fatto uscire dall’Egitto, durante la notte. Immolerai la Pasqua al Signore, tuo Dio: un sacrificio di bestiame grosso e minuto, nel luogo che il Signore avrà scelto per stabilirvi il suo nome. Con la vittima non mangerai pane lievitato; con essa per sette giorni mangerai gli azzimi, pane di afflizione, perché sei uscito in fretta dalla terra d’Egitto. In questo modo ti ricorderai, per tutto il tempo della tua vita, del giorno in cui sei uscito dalla terra d’Egitto. Non si veda lievito presso di te, entro tutti i tuoi confini, per sette giorni, né resti nulla fino al mattino della carne che avrai immolato la sera del primo giorno». PdD
SALMELLO
Cfr. Sal 77 (78), 3-4. 4d. 12a. 13-14
Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri
ci hanno raccontato, non lo terremo nascosto ai loro figli;
diremo alla generazione futura le lodi del Signore,
la sua potenza e
le meraviglie ch’egli ha compiuto
davanti ai loro padri.
VFece prodigi nel paese d’Egitto.
Divise il mare e li fece passare
e fermò le acque come un argine.
Li guidò con una nube di giorno
e tutta la notte con un bagliore di fuoco: queste
le meraviglie ch’egli ha compiuto
davanti ai loro padri.
ORAZIONE
Assistici, o Dio, con l’aiuto della tua grazia; fa’ che, affamàti di giustizia e digiuni di colpe, tutti insieme corriamo alla gioia pasquale. Per Cristo nostro Signore.
II LETTURA
La celebrazione pasquale di Giosia.
Lettura del secondo libro delle Cronache
35, 1-7. 10-18
In quei giorni. Giosia celebrò a Gerusalemme la Pasqua in onore del Signore. La Pasqua fu immolata il quattordici del primo mese. Egli ristabilì i sacerdoti nei loro uffici e li incoraggiò al servizio del tempio del Signore. Egli disse ai leviti che ammaestravano tutto Israele e che si erano consacrati al Signore: «Collocate l’arca santa nel tempio costruito da Salomone, figlio di Davide, re d’Israele; essa non costituirà più un peso per le vostre spalle. Ora servite il Signore, vostro Dio, e il suo popolo Israele. Disponetevi, secondo il vostro casato, secondo le vostre classi, in base alla prescrizione di Davide, re d’Israele, e alla prescrizione di Salomone, suo figlio. State nel santuario a disposizione dei casati dei vostri fratelli, dei figli del popolo; per i leviti ci sarà una parte in ogni casato. Immolate la Pasqua, santificatevi e mettetevi a disposizione dei vostri fratelli, secondo la parola del Signore comunicata per mezzo di Mosè».
Giosia diede ai figli del popolo, a quanti erano lì presenti, del bestiame minuto, cioè trentamila agnelli e capretti, come vittime pasquali, e in più tremila giovenchi. Ciò proveniva dai beni del re.
Così tutto fu pronto per il servizio; i sacerdoti si misero al loro posto, così anche i leviti secondo le loro classi, conformemente al comando del re. Immolarono la Pasqua: i sacerdoti spargevano il sangue, mentre i leviti scorticavano. Misero da parte l’olocausto da distribuire ai figli del popolo, secondo le divisioni per casato, perché lo presentassero al Signore, come sta scritto nel libro di Mosè. Lo stesso fecero per i giovenchi. Secondo la regola arrostirono la Pasqua sul fuoco; le parti consacrate le cossero in pentole, in caldaie e in tegami e le distribuirono sollecitamente a tutto il popolo. Dopo, prepararono la Pasqua per se stessi e per i sacerdoti, poiché i sacerdoti, figli di Aronne, furono occupati fino a notte nell’offrire gli olocausti e le parti grasse; per questo i leviti la prepararono per se stessi e per i sacerdoti, figli di Aronne. I cantori, figli di Asaf, occupavano il loro posto, secondo le prescrizioni di Davide, di Asaf, di Eman e di Iedutùn, veggente del re; i portieri erano alle varie porte. Costoro non dovettero allontanarsi dal loro posto, perché i leviti loro fratelli prepararono per loro.
Così in quel giorno fu disposto tutto il servizio del Signore per celebrare la Pasqua e per offrire gli olocausti sull’altare del Signore, secondo l’ordine del re Giosia. Gli Israeliti presenti celebrarono allora la Pasqua e la festa degli Azzimi per sette giorni. Dal tempo del profeta Samuele non era stata celebrata una Pasqua simile in Israele; nessuno dei re d’Israele aveva celebrato una Pasqua come questa, celebrata da Giosia insieme con i sacerdoti, i leviti, tutti quelli di Giuda e d’Israele presenti e gli abitanti di Gerusalemme. PdD
SALMELLO
Cfr. Sal 80 (81), 4-6b. 9a. 7-8c. 10
Suonate la tromba nel plenilunio, nostro giorno di festa.
Questa è una legge per Israele,
un decreto del Dio di Giacobbe.
Lo ha dato come testimonianza a Giuseppe
quando usciva
dal paese d’Egitto.
V Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire.
Ho liberato dal peso la tua spalla,
le tue mani hanno deposto la cesta.
Hai gridato a me nell’angoscia e io ti ho liberato,
avvolto nella nube ti ho dato risposta.
Non ci sia in mezzo a te un altro dio
e non prostrarti a un dio straniero.
Io sono il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire
dal paese d’Egitto.
ORAZIONE
Sazia, o Dio pietoso, la fame di verità della tua famiglia, che ascolta con assiduità l’annunzio della salvezza, e disponila a celebrare con amore fedele il mistero pasquale. Per Cristo nostro Signore.
III LETTURA
Il sacrificio di riparazione.
Lettura del libro del Levitico
6, 17; 7, 1-6
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Questa è la legge del sacrificio di riparazione. È cosa santissima. Nel luogo dove si scanna l’olocausto, si scannerà la vittima di riparazione; se ne spargerà il sangue attorno all’altare e se ne offrirà tutto il grasso: la coda, il grasso che copre le viscere, i due reni con il loro grasso e il grasso attorno ai lombi e al lobo del fegato, che distaccherà insieme ai reni. Il sacerdote farà bruciare tutto questo sull’altare come sacrificio consumato dal fuoco in onore del Signore. Questo è un sacrificio di riparazione. Ogni maschio tra i sacerdoti ne potrà mangiare; lo si mangerà in luogo santo. È cosa santissima». PdD
SALMELLO
Cfr. Eb 9, 11a. 12b. 15
Cristo, venuto come sommo sacerdote di beni futuri,
non con sangue di capri e di vitelli,
ma con il proprio sangue
entrò una volta per sempre nel santuario, perché
coloro che sono stati chiamati
ricevano una redenzione eterna.
VPer questo egli è mediatore della Nuova Alleanza,
perché, essendo ormai intervenuta la sua morte
per la redenzione delle colpe
commesse sotto la prima Alleanza,
coloro che sono stati chiamati
ricevano una redenzione eterna.
ORAZIONE
Esaudisci, o Padre, la nostra supplica: donaci largamente i frutti della tua redenzione e guidaci alla gloria senza fine, per i meriti del Signore Gesù, nostro mediatore, che vive e regna nei secoli dei secoli.
IV LETTURA
Come agnello mansueto portato al macello.
Lettura del profeta Geremia
11, 18-20
Il Signore me lo ha manifestato e io l’ho saputo; mi ha fatto vedere i loro intrighi. E io, come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che tramavano contro di me, e dicevano: «Abbattiamo l’albero nel suo pieno vigore, strappiamolo dalla terra dei viventi; nessuno ricordi più il suo nome». / Signore degli eserciti, giusto giudice, / che provi il cuore e la mente, / possa io vedere la tua vendetta su di loro, / poiché a te ho affidato la mia causa. PdD
SALMELLO
Cfr. Sal 21 (22), 7-9. 20. 21a. 22a. 23. 29
Io sono verme, non uomo,
infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.
Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi se è suo amico».
Ma il regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.
VSignore, non stare lontano,
mia forza accorri in mio aiuto.
Scampami dalla spada, salvami dalla bocca del leone.
Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Ma il regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.
ORAZIONE
Il sangue prezioso del tuo Figlio unigenito ha reso sacro, o Dio, l’emblema della croce e ne ha fatto un simbolo di salvezza; a quanti si gloriano di seguire questo santo vessillo concedi sempre la tua protezione. Per Cristo nostro Signore.
La Parola di Dio
Custodire la liturgia della Pasqua per custodire il rapporto con l’Agnello.
Può essere che, leggendo almeno tre delle quattro Scritture proposte, ci siamo chiesti: cosa c’entrano con noi e perché le leggiamo? Senso storico? Cultura? Curiosità bibliche?
No, molto di più! Riprendendo l’insegnamento antico, il testo biblico cerca non solo di ripristinare il culto nella sua bellezza, ma sta cercando di dire anche a noi che il frutto della celebrazione della Pasqua nasce anche dalla custodia del rito, delle celebrazioni, della liturgia. In fondo le prime tre Scritture ci hanno detto ampiamente che per cercare un rapporto con Dio, occorre necessariamente passare attraverso la mediazione di tutte quelle strutture che sono le strutture liturgiche. Senza liturgia, si rischia di non poter avere nessun accesso al mistero di Dio, se non quello della coscienza. Certo, se la coscienza è il santuario segreto e primo, principale, di ogni rapporto con Dio, occorre dire che esso, da solo, non basta. Occorre una liturgia in grado di unire, di mettere insieme un popolo che, appunto, nel suo insieme, sappia cercare il volto di Dio e sappia lodare il suo nome. La liturgia è il tramite attraverso il quale si accende la relazione con Dio.
Il simbolo dell’Agnello troneggiava nelle letture di oggi. Il riferimento è all’agnello mosaico, ovvero all’animale che doveva essere scelto ed immolato per la Pasqua. Era un sacrificio, era un modo di pregare, era un modo di entrare in comunione con Dio, ma già i profeti avevano capito che quell’agnello era solo un simbolo. Un simbolo del Messia che sarebbe venuto e che si sarebbe immolato come un agnello per togliere il peccato del mondo. Noi rileggiamo queste profezie antiche in senso cristologico e comprendiamo che l’agnello di cui parla il profeta è Cristo. È lui che viene immolato nella sua Pasqua come un agnello, è il Cristo che dona la sua vita per gli uomini ad essere il vero agnello pasquale, l’unico in grado di togliere il peccato del mondo e di riconciliare l’uomo con Dio. Se l’agnello mosaico doveva essere un segno, è Cristo che dona verità a quel segno. Se l’agnello mosaico doveva essere un richiamo, è Cristo che attira tutti a sé e che, nel suo presentare al Padre tutta l’umanità, dona la sua stessa vita perché sia tolto il peccato di tutto il mondo, ovvero di ogni uomo, di ogni tempo, di ogni nazione, di ogni realtà.
Per noi e per il nostro cammino di fede
-
- Come viviamo la liturgia?
- Com’è il nostro rapporto con Cristo nei riti pasquali?
- In che senso vogliamo prepararci già fin d’ora ad una celebrazione che sia vero incontro con Cristo?
Più volte abbiamo cercato di capire il senso della liturgia e, in comunità, non sono pochi i momenti di formazione che dedichiamo a questo tema, dal momento che la liturgia è il cuore stesso della nostra vita di comunità. Credo però che sia bene tornare su questo argomento e credo che sia ottima cosa cercare di capire che è solo attraverso questo intenso rapporto con la liturgia che noi tutti possiamo incontrare Cristo presente nella sua comunità.
Le prime tre letture hanno un richiamo da fare a ciascuno di noi: il richiamo a custodire la liturgia, a fare in modo che ci sia la partecipazione di tutti perché essa sia sempre più bella, intensa, partecipata. Non per un puro gusto estetico, non per il richiamo alla fedeltà dei riti, non per un ritorno ai fasti del passato, ma perché la cura e la custodia della liturgia dicono di quanto una comunità cerca, vive, tiene all’incontro con Cristo.
Dal momento che la mediazione del rito è essenziale, custodire il rito, conoscere il rito, celebrare bene il rito, è questione essenziale della vita della comunità, non è opera solo dei sacerdoti! Poiché il rito non è possesso dei sacerdoti, ma canto di insieme di tutto un popolo, tocca ciascuno di noi fare tutto questo. Certo, il sacerdote che normalmente presiede il rito ha il suo compito e la sua responsabilità, ma non è l’unico attore. Tutti i fedeli partecipano e sono attori nel rito. È per questo che è richiesta a tutti i fedeli una partecipazione fruttuosa, costante, responsabile, dedicata. Il mio consiglio è quello che diventiamo sempre più amanti della liturgia, sempre più “esperti” di essa. Non tanto nel senso della conoscenza – che pure è essenziale – ma dal punto di vista della sapienza. Custodire la sapienza liturgica è un modo importantissimo per entrare in relazione con Dio. Noi tutti vogliamo fare questo, vogliamo sperimentare questo. Noi tutti vogliamo costruire una relazione con Dio a partire dalla Scrittura, dalla celebrazione dei riti, soprattutto della Santa Eucarestia. Ecco perché la cura del rito non è mai fine a sé stessa, ma dice di una tensione, dice di un rispetto, dice di un modo del tutto unico per entrare in relazione con Cristo e per custodire questa relazione.
In secondo luogo, direi di riflettere bene sulla relazione con Colui che è l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Oggi, come sappiamo, come ogni venerdì di Quaresima, è sospesa la celebrazione della S. Messa perché tutti noi possiamo guardare al Crocifisso, a colui che è il vero agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Oggi dobbiamo avere il coraggio di guardare al Crocifisso, pur con il nostro peccato, con il peso delle nostre colpe, con il dolore delle nostre mancanze. Metterci davanti alla Croce del Signore è relazionarci con essa, con il Cristo che essa porta, con quel mistero di redenzione dal male che è in noi, che è il cuore di questo itinerario di Quaresima. Chiediamo al Signore questa grazia, perché possiamo scegliere ogni giorno di stare con lui e di metterci alla sequela dell’Agnello che toglie il peccato del mondo. Cresciuti a questa scuola celebreremo con fede e con frutto la Pasqua del Signore.
Perchè la Parola dimori in noi
- Come vivo il mio rapporto con la liturgia?
- Come mi preparo ad incontrare l’Agnello immacolato attraverso di essa?