Domenica 17 maggio

7 di Pasqua

Introduzione

  • Noi cosa abbiamo visto nella fede tanto che ci ha attirato a Cristo?
  • Quali i nostri dubbi e le nostre crisi?
  • Come le risolviamo?

La liturgia di questa domenica, che si colloca tra la festa dell’Ascensione che abbiamo celebrato giovedì e la Pentecoste che celebreremo domenica prossima, ha tutte le scritture concordi nel porci questa serie di domande, con un crescendo narrativo che culmina proprio nel Vangelo che rimane punto di riferimento per la nostra meditazione.

La Parola di Dio 

LETTURA At 1, 9a. 12-14
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Mentre gli apostoli lo guardavano, il Signore Gesù fu elevato in alto. Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.

SALMO Sal 132 (133)

Dove la carità è vera, abita il Signore.

oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

Ecco, com’è bello e com’è dolce
che i fratelli vivano insieme! R

È come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste. R

È come rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Perché là il Signore manda la benedizione,
la vita per sempre. R

EPISTOLA 2Cor 4, 1-6
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo. Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio. E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio. Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.

VANGELO Lc 24, 13-35
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Vangelo

Che cosa dunque hanno visto, Cleopa e l’altro discepolo in Gesù di così attraente tanto da iniziare una sequela più forte e matura?

Cleopa potrebbe iniziare a dirci che, intanto, lui era zio di Gesù e, quindi, ha visto in quel suo nipote così speciale, un richiamo alla fede che non aveva mai sentito.

Insieme anche con l’altro discepolo, Cleopa ci dice ancora che il gruppo dei discepoli, la fraternità che Gesù aveva costituito in quel loro piccolo gruppo, era qualcosa di attraente e di affascinante, di rassicurante.

Ancora i due discepoli ci direbbero che aver seguito il Signore è stato faticoso, ma anche incoraggiante. La sua parola e i segni che avevano visto erano divenuti, per loro, la certezza che Gesù era il Messia, esattamente come lui predicava.

Per contro ci direbbero anche che la loro crisi è stata profonda, nonostante queste cose. La loro crisi è iniziata col vedere la sofferenza di Gesù, con il partecipare, in qualche modo, al dolore del venerdì santo. La sofferenza, la morte di Gesù, sono stati per loro un momento di crisi fortissima, tanto da far decidere un ritorno sui propri passi, sulla propria decisione di seguire il Signore. Più prudente tornare a casa, allontanarsi dalla grande città. Dopo i momenti di gloria, ecco una crisi seria, profonda, che, però non è stata il punto finale della loro esperienza di fede.

Entrambi i discepoli erano cosci che quello che avevano visto era molto di più di quello che, ora, potevano temere. Ecco il lasciarsi accostare da quel viandante misterioso, ecco l’interesse nel vivere un itinerario di catechesi biblica che ha permesso di condensare tutte le altre parole che avevano già udito dal Signore. Poi, infine, quel gesto. Il gesto che avevano visto pochi giorni prima, nel cenacolo. Il gesto dello spezzare del pane che, intanto rivela l’identità del misterioso viandante ma, al tempo stesso, richiama i discepoli a quella fraternità che avevano sperimentato e che stavano, ora, rompendo e rimanda i due sui propri passi per continuare ad approfondire insieme ciò che ha riguardato gli eventi finali della vita di Gesù per trovare, proprio nella contemplazione di ciò che creava così grande problema, la forza per vivere meglio il momento che era dato di condividere.

La risoluzione della crisi sta tutta qui: nella condivisione della parola, nella celebrazione della frazione del pane, nella fraternità ricomposta. I due discepoli ci dicono così quello che hanno visto e che li ha attratti verso Gesù; ci raccontano della loro crisi, ci dicono come sono usciti da quel momento di crisi del tutto particolare che hanno vissuto insieme e insieme superato.

Lettura

Così, in generale, i discepoli tutti e Maria. Tutti hanno sperimentato la “crisi del venerdì santo”, tutti hanno avuto il loro momento di destabilizzazione, ma, sopra ogni cosa, è brillata la volontà di rimanere insieme, la volontà di rimanere nel cenacolo, la volontà di continuare insieme la preghiera, la frazione del pane, la rilettura della scrittura e fu proprio questo che permise loro di fare memoria di quello che avevano visto e udito dal Signore per trarre forza nella crisi del tempo presente e risolverla. Possiamo dire che in questa decisione forte della volontà sta già la risoluzione della crisi di fede a cui nemmeno i discepoli poterono sfuggire. Da quel modo di vivere la fede trassero tutti quella forza che permise loro di essere predicatori, annunciatori, intrepidi testimoni e ministri del Vangelo.

Ecco il “bello” della vita di fede: la condivisione fraterna e vera di ciò che si è vissuto. Ecco il lume che ha spinto gli undici discepoli e Maria a proseguire, insieme, la propria vicenda iniziata anni prima accanto al Signore Gesù.

Epistola

Che cosa offre Paolo ad una generazione che non ha conosciuto il Signore? Che cosa fa vedere Paolo ad una generazione che viene dopo quella di Cristo? Esattamente queste cose. Mostra come la parola di Dio è chiara, per coloro che ad essa si affidano; mostra la potenza che nasce dall’Eucarestia, per coloro che credono a quel segno e che decidono di non farne a meno; mostra come sia indispensabile il continuo confronto con altri che hanno seguito il Signore. Tutto questo permette a Paolo di essere testimone credibile della risurrezione del Signore, punto di riferimento per chi inizia a credere, punto di riferimento per una chiesa che, nel tempo, affronta le sfide e le lotte del suo tempo per far brillare quella speranza che diventa la compagna di viaggio di chi crede in Cristo risorto.

Anzi, con forza Paolo richiama il fatto che la chiesa ha il coraggio di far risplendere questa luce di Cristo nel mondo e che il suo ministero non è mai velato! Se qualcuno non capisce è perché costui si sottrae a quei cardini della fede cristiana che sono la Parola, l’Eucarestia e la fraternità che permettono di vedere la presenza di Cristo in ogni tempo, in ogni luogo, in ogni circostanza concreta del vivere.

Questi tra cardini non sono mai scindibili e non si possono mai saltare. Ogni esperienza che voglia dirsi cristiana ha bisogno di parola di Dio, di Eucarestia e di fraternità vissuta concretamente.

Perchè la Parola dimori in noi

Anche noi, se siamo qui, è perché abbiamo sentito il richiamo della fede come importante per la nostra vita. Anche noi, se siamo qui, è perché vogliamo manifestare la nostra appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Anche noi, se siamo qui, è perché abbiamo visto, nel Signore, nella Chiesa, nella fede, qualcosa che ha esercitato su di noi  un’attrattiva importante. Ecco perché trovo giusto e fondamentale che tutti ci chiediamo:

  • Qual è, per me, questa realtà?
  • Cosa attira me tutte le domeniche in Chiesa?
  • Cosa mi chiede di credere in questo tempo?

Credo che rimotivare le ragioni del credere sia sempre necessario. Rimotivarci nel nostro modo di credere è essenziale. Perché quando la fede smette di essere pensata, quando la fede smette di diventare pungolo, allora si va in crisi o, addirittura, si perde la fede. L’abitudinarietà con cui talvolta viviamo le cose della fede, non è salutare ad essa. Anzi, spesso diventa la sua stessa morte. Per questo trovo che sia utile chiederci:

  • Quali sono le mie crisi?
  • Come le risolvo?

Forse, anche noi come i discepoli siamo messi sottosopra dalla sofferenza del mondo, o dalla sofferenza che ha bussato, in qualche modo, al nostro cuore nella nostra vita. Moltissimi uomini di oggi fanno fatica a credere proprio perché qualche manifestazione della sofferenza ha interrotto i loro cammini, le loro riflessioni, le loro storie di fede.

  • È così anche per noi?

Credo che sia ancora più importante, poi, che noi entriamo proprio nella dinamica del Vangelo e che ci chiediamo con forza:

  • Che cosa rappresentano per me la Parola e l’Eucarestia?

Non vorrei che, nonostante l’insistenza su questi cardini, fossero diventati come un’abitudine. Non vorrei che tutto fosse, in qualche modo, scontato. Credo che sempre dobbiamo rimotivare la nostra appartenenza, come i due di Emmaus. Tutto passa attraverso questa fonte! Ecco, dunque, il valore della Messa domenicale, ecco il valore del precetto. Più ancora ecco l’importanza della lettura delle scritture,  esercizio che dovremmo compiere anche da soli e che, invece, spesso non facciamo.

Infine, credo che sia utile anche chiederci come viviamo la fraternità cristiana. Siamo al termine di un anno pastorale nel quale abbiamo insistito, da moltissimi punti di vista, proprio sul tema delle relazioni. Questa parola di Dio ci ha detto con chiarezza che senza un’attenzione al tema dell’appartenenza alla comunità cristiana, la fede rischia di diventare debole. Eppure sono moltissimi anche di voi presenti ad avere un’appartenenza liturgica alla comunità cristiana, senza che ci siano poi relazioni significative tra i credenti nella medesima comunità. Il Vangelo dei discepoli di Emmaus ci sta dicendo che la fraternità cristiana inizia lì, culmina allo stesso modo nell’Eucarestia, ma, poi, deve essere nutrita da altri momenti, altrimenti rimane solo qualche cosa di formale. Proviamo a chiederci come vivere meglio questa prescrizione del Vangelo e come testimoniarla anche meglio ad altri che, forse, non credono o sono rimasti oppressi dal peso di qualche crisi proprio per una mancanza di vicinanza da parte dei membri della comunità cristiana.

Insieme, ancora una volta, rivolgiamoci alla Beata Vergine Maria, che guida i nostri cammini e appare a noi tutti come modello da seguire e da imitare. Chiediamo a Lei di aiutarci a concludere questo anno pastorale offrendo al Signore anche le difficoltà del credere e delle relazioni nella vita cristiana. Lei, Regina del Cenacolo, intercederà per noi.

2026-05-15T14:32:44+02:00