Settimana dopo Pentecoste – sabato
La spiritualità di questo giorno
Oggi concludiamo la settimana con la memoria di un grandissimo Santo contemporaneo: San Paolo VI. Tanti di noi lo hanno fisicamente conosciuto, forse qualcuno di noi ha anche ricevuto da lui i sacramenti della iniziazione cristiana. Molti lo ricorderanno anche come nostro Arcivescovo e non solo come Papa. Un grandissimo santo il cui cammino spirituale è ben riassunto dalle Scritture che abbiamo ascoltato.
La Parola di questo giorno
LETTURA Es 20, 1-21
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo». Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne lontano. Allora dissero a Mosè: «Parla tu a noi e noi ascolteremo; ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo!». Mosè disse al popolo: «Non abbiate timore: Dio è venuto per mettervi alla prova e perché il suo timore sia sempre su di voi e non pecchiate». Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè avanzò verso la nube oscura dove era Dio.
SALMO Sal 91 (92)
Come sono grandi le tue opere, Signore!
È bello rendere grazie al Signore
cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte. R
Perché, mi dai gioia, Signore, con le tue meraviglie,
esulto per l’opera delle tue mani.
Come sono grandi le tue opere, Signore,
quanto profondi i tuoi pensieri! R
Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.
Per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità. R
EPISTOLA Rm 10, 4-9
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, il termine della Legge è Cristo, perché la giustizia sia data a chiunque crede. Mosè descrive così la giustizia che viene dalla Legge: «L’uomo che la mette in pratica, per mezzo di essa vivrà». Invece, la giustizia che viene dalla fede parla così: «Non dire nel tuo cuore: Chi salirà al cielo?» – per farne cioè discendere Cristo –; oppure: «Chi scenderà nell’abisso?» – per fare cioè risalire Cristo dai morti. Che cosa dice dunque? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo.
VANGELO Mt 28, 16-20
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che il Signore Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Esodo
Il richiamo a questa pagina dell’Esodo è evidente nel Vangelo. Il Signore esorta a vivere tutto ciò che ha comandato. Ovviamente non poteva esserci pagina migliore da citare se non quella dei comandamenti. Il senso però non è letterale. Gesù non si sta riferendo alla lettera dei comandamenti, sebbene sia importante, ma al loro spirito.
Epistola
Il richiamo è molto più evidente nell’epistola, perché San Paolo ha compreso bene che tutto l’insegnamento del Primo Testamento non deve essere quello della “lettera” che non è nemmeno possibile vivere fino in fondo. Il Primo Testamento va vissuto nel suo spirito, cioè nel richiamo alla missione del Messia che, rivelando il volto misericordioso del Padre, invita ad accostarsi a Dio fondamento di ogni bene e di ogni pace.
Vangelo
La pagina più bella e più densa è, però, quella del Vangelo.
Gesù promette di essere sempre presente nelle vicende del mondo fino alla fine del mondo stesso. Così Gesù risorto insegna che l’uomo non è mai da solo, ma può sempre godere di questo aiuto, di questa presenza, di questo sostegno per la vita e per la fede.
Questo sostegno è importante soprattutto nei momenti di difficoltà. Lo diceva molto bene il Vangelo che ci ha ricordato, ancora una volta, che i discepoli, nelle apparizioni del Risorto, hanno sempre avuto qualche dubbio nel cuore. È per questo che Gesù, ancora una volta, parla della sua presenza in mezzo al mondo. Gesù si rende presente con la sua persona e con molteplici segni proprio perché vuole sostenere il cammino dei deboli.
Infine Gesù ricorda che tutto ciò che è stato rivelato ha un solo fine: insegnare all’uomo ad amare come Dio per entrare in comunione con Dio in modo perenne e definitivo. È il tema dell’eternità. Il cammino del tempo presente è cammino in attesa dell’incontro con Cristo, autore di ogni bene ma soprattutto colui che immette nella comunione con il Padre.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Vedo in questo Vangelo alcuni tratti significativi della vita e della missione di San Paolo VI. Su che cosa si è basato il ministero di Paolo VI?
Anzitutto sulla consapevolezza della presenza di Dio. Il Concilio, la grande opera iniziata da San Giovanni XXIII e conclusa proprio da Paolo VI, è stato il modo con cui il grande Papa ha aiutato tutti a capire che Dio è presente, in Cristo, fino alla fine del mondo. Un momento molto forte di studio, riflessione, decisione, aiuto per tutti i credenti per cercare la presenza di Dio. Paolo VI era convintissimo, come dice anche in una sua famosa preghiera, che Cristo ci è necessario. Egli ha parlato della necessità della sua presenza ad ogni fedele, al mondo intero, e non ha mai fatto mistero di quanto sia importante cercare il volto di Dio presente nel mondo. Ecco il primo tratto di San Paolo VI che queste letture ci ricordano.
In secondo luogo credo che sia determinante il richiamo all’insegnamento di Cristo che San Paolo VI ha cercato di tradurre, in vario modo, per gli uomini contemporanei. San Paolo VI non si è mai risparmiato nello spiegare, nell’insegnare, nel portare all’uomo di oggi quella parola di salvezza e di verità che è il cuore della vita di fede di ogni credente, innovando anche il modo con cui la Chiesa insegna rispetto al tempo precedente. Ecco perché è davvero stato un grande anche in questo. Un uomo che ha illuminato non solo la Chiesa, ma tutto il suo secolo.
Infine mi pare che San Paolo VI abbia rivelato alla Chiesa e al mondo intero l’amore speciale con cui Dio guarda all’uomo. Non solo al cristiano, non solo al credente ma, in realtà, ad ogni uomo. Tutto il magistero di San Paolo VI è servito a questo.
Ringraziamo il Padre che ha mandato un testimone così importante ed eccelso tra di noi e ancora chiediamo al Padre il dono di testimoni così autorevoli della sua presenza e della sua parola. Il mondo intero ne ha più che mai bisogno!