lunedì 13 luglio

Settimana della 7 domenica dopo Pentecoste – lunedì 

La spiritualità di questo giorno

San Bonaventura, Santa Marcellina e la memoria votiva della Beata Vergine Maria del monte Carmelo a cui siamo tutti affezionati sono le memorie che celebreremo in questi giorni estivi.

La Parola di questo giorno

LETTURA Gs 6, 6-17. 20
Lettura del libro di Giosuè

In quei giorni. Giosuè, figlio di Nun, convocò i sacerdoti e disse loro: «Portate l’arca dell’alleanza; sette sacerdoti portino sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca del Signore». E al popolo disse: «Mettetevi in marcia e girate intorno alla città e il gruppo armato passi davanti all’arca del Signore». Come Giosuè ebbe parlato al popolo, i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di corno d’ariete davanti al Signore, si mossero e suonarono le trombe, mentre l’arca dell’alleanza del Signore li seguiva. Il gruppo armato marciava davanti ai sacerdoti che suonavano le trombe e la retroguardia seguiva l’arca; si procedeva al suono delle trombe. Giosuè aveva dato quest’ordine al popolo: «Non lanciate il grido di guerra, non alzate la voce e non esca parola dalla vostra bocca fino al giorno in cui vi dirò di gridare. Allora griderete». L’arca del Signore girò intorno alla città, percorrendone il perimetro una volta. Poi tornarono nell’accampamento e passarono la notte nell’accampamento. Di buon mattino Giosuè si alzò e i sacerdoti portarono l’arca del Signore; i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca del Signore, procedevano suonando le trombe. Il gruppo armato marciava davanti a loro e la retroguardia seguiva l’arca del Signore; si procedeva al suono delle trombe. Il secondo giorno girarono intorno alla città una volta e tornarono poi all’accampamento. Così fecero per sei giorni. Il settimo giorno si alzarono allo spuntare dell’alba e girarono intorno alla città sette volte, secondo questo cerimoniale; soltanto in quel giorno fecero sette volte il giro intorno alla città. Alla settima volta i sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosuè disse al popolo: «Lanciate il grido di guerra, perché il Signore vi consegna la città. Questa città, con quanto vi è in essa, sarà votata allo sterminio per il Signore. Rimarrà in vita soltanto la prostituta Raab e chiunque è in casa con lei, perché ha nascosto i messaggeri inviati da noi». Il popolo lanciò il grido di guerra e suonarono le trombe. Come il popolo udì il suono della tromba e lanciò un grande grido di guerra, le mura della città crollarono su se stesse; il popolo salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e si impadronirono della città.

SALMO Sal 135 (136)

Rendete grazie al Signore,
il suo amore è per sempre.

Rendete grazie al Dio degli dèi.
Rendete grazie al Signore dei signori.
Lui solo ha compiuto grandi meraviglie.
Guidò il suo popolo nel deserto,
perché il suo amore è per sempre. R

Colpì grandi sovrani.
Uccise sovrani potenti:
Sicon, re degli Amorrei,
Og, re di Basan,
perché il suo amore è per sempre. R

Diede in eredità la loro terra.
In eredità a Israele suo servo.
Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi.
Ci ha liberati dai nostri avversari,
perché il suo amore è per sempre. R

VANGELO Lc 9, 37-45
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Quando furono discesi dal monte, una grande folla venne incontro al Signore Gesù. A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio». Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni. Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre. E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio. Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Giosuè

Mettere le mani su qualcosa, avere qualcosa per le mani, diventa occasione per dire che si è conquistato qualcosa di importante. Noi tutti usiamo questo modo di dire. Così anche Giosuè che, dopo il primo ingresso nella Terra Santa, finalmente, mette le mani su questa città che, più che essere la prima città conquistata dagli Ebrei, diventa un simbolo. Il racconto che abbiamo ascoltato è qualcosa di unico. Infatti mette insieme molti livelli di lettura diversi: c’è il livello storico, c’è il livello simbolico, c’è il livello personale, c’è quello narrativo…

A noi interessa rimarcare solo una cosa. Il testo vuole significare che, nonostante la forza e la preparazione dei combattenti, la città non viene presa per la loro abilità, ma viene messa nelle loro mani da Dio. È un modo per narrare, è un modo di raccontare che, tuttavia, sottintende una grande verità: nella storia avvengono le cose che Dio vuole. Gli uomini dispongono tante cose, si cimentano in tante cose, programmano moltissime cose ma, attraverso quello che accade, passa la volontà di Dio. La volontà di Dio non è tanto la distruzione di questa città ma l’insediamento dei suoi figli nella terra dei padri. È chiaro che a noi tutto questo suona male, è chiaro che siamo molto lontani da questo modo di narrare le cose, di capire le cose, di descrivere le cose. Tuttavia possiamo davvero capire bene l’insegnamento: Dio è dietro ogni cosa perché governa ogni cosa.

Vangelo

Così anche nel Vangelo. È il caso disperato di un papà che vede il figlio morire perché sottoposto ad una forza di vessazione del demonio che è incontrollabile. È solo il Signore che entra in questa storia, dove tutti, discepoli compresi, hanno fallito. Con la forza della sua parola e con la forza dello Spirito che emana, ecco che questo ragazzo viene guarito. Ma ad attirare l’attenzione non è tanto il miracolo, ma ciò che dice Gesù. Dopo questa guarigione ci sarebbe da gioire, ci sarebbe da festeggiare. Gesù dimostra che anche il demonio è nelle sue mani; di fronte alla sua potenza di bene si deve arrendere anche il demonio; eppure non è così. Gesù passa subito a parlare della sua passione, della sua morte. Ovviamente ricorda ai discepoli che metteranno le mani su di lui, metteranno le mani sulla sua persona attentando alla sua vita, togliendo di mezzo la sua esistenza, come se fosse una cosa trascurabile, una cosa da nulla. Gesù non reagisce di fronte a tutto questo, non dice una parola se non quella che introduce i discepoli a poter capire questi fatti quando avverranno. Così il Signore ricorda che anche su di lui metteranno le mani perché lui si possa dimostrare grande nel perdono fino all’ultimo. Il Vangelo, dunque, ci insegna che anche il Signore ha voluto affrontare questo genere di sofferenza per dire a tutti gli uomini che vivono cose simili che non sono mai soli. Dio è con loro anche in questo genere di cose, lui che ha salvato un uomo dalla rovina certa per attestare la sua potenza di bene e la sua volontà di perdono.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo che le due letture insieme ci diano la prospettiva di questo giorno. La storia trova il suo centro nella Croce del Signore, verso la quale tutto tende e dalla quale tutti si propaga. Tutto tende alla redenzione, il cui simbolo massimo è la Croce, perché tutti gli uomini, contemplando il segno sacro della loro salvezza possano invocare la forza e la presenza del Crocifisso in mezzo ai loro problemi e possano cercare di migliorare la propria vita e la propria adesione a Cristo. Il vero potere non è quello che porta a mettere le mani su qualcuno o qualcosa. Questa è la sopraffazione, la violazione del diritto altrui, l’incomprensione massima che si può realizzare tra due uomini. È solo quando ci si mette davanti alla Croce del Signore che viene meno ogni adesione alla violenza. È solo quando ci si mette davanti alla Croce del Signore che si incomincia a considerare l’altro come un fratello per il quale Cristo è morto, è solo davanti alla Croce del Signore che dovrebbe passare ogni istinto di belligeranza.

Mettiamoci anche noi davanti alla Croce del Signore e cerchiamo di rileggere il nostro modo di vivere e di comportarci, perché sia sempre coerente e conforme a quello che crediamo.

2026-07-11T10:56:18+02:00