Domenica 11 ottobre

7 Domenica dopo il martirio di San Giovanni Battista – Madonna del Rosario

Introduzione

  • Cosa significa per noi celebrare la festa della Madonna del Rosario?
  • Perché vogliamo dare tanta solennità a una festa che non coincide con la patronale?

Proviamo a chiederci se questa è solo una tradizione, una consegna che abbiamo ricevuto dai nostri padri, oppure se è per noi tutti un momento di fede, una promessa di benedizione, come vorrebbe essere questa festa.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 65, 8-12
Lettura del profeta Isaia

Dice il Signore: «Come quando si trova succo in un grappolo, si dice: “Non distruggetelo, perché qui c’è una benedizione”, così io farò per amore dei miei servi, per non distruggere ogni cosa. Io farò uscire una discendenza da Giacobbe, da Giuda un erede dei miei monti. I miei eletti ne saranno i padroni e i miei servi vi abiteranno. Saron diventerà un pascolo di greggi, la valle di Acor un recinto per armenti, per il mio popolo che mi ricercherà. Ma voi, che avete abbandonato il Signore, dimentichi del mio santo monte, che preparate una tavola per Gad e riempite per Menì la coppa di vino, io vi destino alla spada; tutti vi curverete alla strage, perché ho chiamato e non avete risposto, ho parlato e non avete udito. Avete fatto ciò che è male ai miei occhi, ciò che non gradisco, l’avete scelto».

SALMO Sal 80 (81)

Il popolo di Dio ascolta la sua voce.

«Ascolta, popolo mio:
“Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo
e non prostrarti a un dio straniero.
Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto”. R

Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,
Israele non mi ha obbedito:
l’ho abbandonato alla durezza del suo cuore.
Seguano pure i loro progetti! R

Se il mio popolo mi ascoltasse!
Se Israele camminasse per le mie vie!
Lo nutrirei con fiore di frumento,
lo sazierei con miele dalla roccia». R

EPISTOLA 1Cor 9, 7-12
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, chi mai presta servizio militare a proprie spese? Chi pianta una vigna senza mangiarne il frutto? Chi fa pascolare un gregge senza cibarsi del latte del gregge? Io non dico questo da un punto di vista umano; è la Legge che dice così. Nella legge di Mosè infatti sta scritto: «Non metterai la museruola al bue che trebbia». Forse Dio si prende cura dei buoi? Oppure lo dice proprio per noi? Certamente fu scritto per noi. Poiché «colui che ara, deve arare sperando, e colui che trebbia, trebbiare nella speranza di avere la sua parte». Se noi abbiamo seminato in voi beni spirituali, è forse gran cosa se raccoglieremo beni materiali? Se altri hanno tale diritto su di voi, noi non l’abbiamo di più? Noi però non abbiamo voluto servirci di questo diritto, ma tutto sopportiamo per non mettere ostacoli al vangelo di Cristo.

VANGELO Mt 13, 3b-23
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che e stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Isaia

A suggerirmi questa domanda è la meditazione del profeta Isaia. Diceva il profeta: “come quando si trova succo in un grappolo, si dice: non distruggerlo perché qui c’è benedizione”. È una frase della sapienza popolare. È la sapienza del viticoltore che, quando vede un grappolo maturare bene e pieno di succo sa bene che quel grappolo sarà prezioso, perché diventerà vino, perché diventerà benedizione, oltre che fonte di guadagno. Il profeta fa appello al segno. Un grappolo maturo e pieno di succo non è solo un frutto della terra. Nemmeno è solo il frutto del lavoro paziente del contadino. Il grappolo pieno di succo è un dono di Dio e, per questo, occorre ringraziare il Signore. Il contadino lo sa bene. Sa bene che ci sarà benedizione per lui dalla terra, certo anche grazie al suo lavoro ma, prima di tutto, grazie alla benedizione di Dio che sa donare a suo tempo ogni bene al suo popolo. Così come tutta la creazione è segno della benedizione di Dio, ogni segno della fede diventa segno di benedizione. Segno perché richiama a realtà celesti e più grandi. Benedizione perché ogni cosa che viene da Dio si trasforma in benedizione per il cammino dell’uomo.

Corinzi

La benedizione, poi, consiste, come diceva Paolo nell’Epistola, nei beni spirituali che riceviamo o che rinnoviamo in momenti come questo. È ovvio che l’uomo è sempre molto attento e anche molto interessato, o addirittura, per molti versi, dipendente dai beni materiali. Spesso gli uomini sono in ricerca solo di queste cose, solo di questi beni. Paolo lo sa benissimo ed è per questo che ricorda a tutti che non si può essere attaccati solo ai beni materiali. Se è vero che da molti di essi dipende la vita, è altrettanto vero che una vita limitata in essi diventa povera, solitaria, senza speranza. La speranza è, invece, il grande bene che Paolo vuole seminare nei cuori. La speranza cristiana nasce dalla risurrezione di Cristo, nasce dal sapere che Dio è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo, e dal sentire che questa speranza è ciò che guida l’uomo verso la vita eterna, nella quale noi siamo tutti attesi dopo l’esito di questa vita temporale. Maria, che onoriamo come Madonna del Rosario ci dice esattamente questa verità. Ella ha creduto, ella ha sperato, ella ha continuato a seguire il Suo figlio e, ora, coronata di gloria nel mistero di Dio, sostiene la speranza di coloro che la pregano e che a lei si affidano. Anche questa è una benedizione promettente. Anche noi che siamo qui a celebrare questa festa della Madonna del Rosario vogliamo sperimentare questa benedizione e vogliamo rinnovare la nostra partecipazione a questi atti di fede perché vogliamo sentire che Dio sostiene il nostro comune cammino.

Vangelo

Cosa può distoglierci da questa contemplazione? Cosa può sottrarci a questa benedizione? Risponde, con molta chiarezza, la parabola del seminatore:

  • La non comprensione della Parola di Dio. ogni volta che ascoltiamo la Parola ma non la comprendiamo, viene il Maligno e “ruba”, per così dire, ciò che è stato ascoltato.
  • Il non avere radici ed essere incostanti nelle tribolazioni. Anche questo atteggiamento è molto diffuso, perché quando subentrano tensioni, preoccupazioni, difficoltà della vita, la domanda che ritorna subito nel cuore e nella mente di tutti è la solita: Dio dov’è? Perché non si preoccupa di me? Domanda che a volte viene anche dalle grandi tensioni mondiali che rimangono un punto molto delicato nella riflessione di tutti. Spesso atteggiamenti di non fede nascono proprio dalla considerazione che nasce dal chiedersi dove è Dio nei grandi dolori del mondo. Quando si lascia questa domanda senza risposta si cade prima o poi in un atteggiamento di non fede o di allontanamento dalla fede.
  • Il vivere le preoccupazioni del mondo. Anche questo atteggiamento ci riguarda ed è immediatamente comprensibile. Tutti noi viviamo immersi in moltissime preoccupazioni, alcune sono reali, altre, invece, sono esagerate, amplificate dal nostro sentire emotivo.
  • Il campo buono. Grazie a Dio c’è campo buono che siamo anche noi. C’è un vivo desiderio in molti di ascoltare la Parola e, ancor più, di custodirla nel cuore e di questo segno ringraziamo il Signore, e ringraziamo Maria che, anche in questa festa, ci ha chiamato, ci ha convocato, ci ha messo in comunione con il Figlio suo.

Perchè la Parola dimori in noi

Vorrei proprio lasciarvi con questa  parola di speranza nel cuore. La parola che, come ho detto, ci fa dire che c’è una benedizione per noi.

Quale benedizione per noi in questa festa della Madonna del rosario? Quale benedizione dopo questi giorni di esercizi in cui molti hanno trovato rifugio e conforto nella scrittura? Quale benedizione da chi ha trovato nella recita del S. Rosario un punto di riferimento sicuro per la sua fede?

Probabilmente ogni cosa della fede sembra essere una cosa da poco. Cosa sarà mai una festa? Cosa sarà mai un segno? Cosa sarà mai una tradizione dei padri? Forse, oggi, molta gente si chiede questo e snobba queste feste, queste tradizioni, questi patrimoni che la fede dei padri ci ha consegnato. Forse è così anche per la festa della Madonna del Rosario. Forse anche tra noi c’è gente che dice: cosa sarà mai questa festa? Cosa sarà mai questa processione? Oltre alle domande banali anche le considerazioni banali, che associano questa festa ad una parrocchia, considerazioni che riportano ad un campanilismo che non ha nessun senso di esistere più, sempre che l’abbia avuto in passato. Io credo che qui ci sia una benedizione. Io credo che in questa festa, nell’espressione della nostra fede mariana, nei gesti tradizionali, tra cui, per primo, la processione solenne di oggi pomeriggio ci sia una benedizione.

La benedizione della fede, che si rinnova con questi gesti semplici.

La benedizione della preghiera, che, appunto, molti hanno vissuto anche nella settimana degli esercizi, con le diverse forme in cui l’abbiamo proposta.

La benedizione della comunità che si ritrova attorno a Maria con devozione ed affetto.

La benedizione dell’ascolto, perché Maria ascolta sempre le preghiere di chi si rivolge a Lei con fede ed autenticità di cuore.

La benedizione della fraternità, perché, nel pregare l’unico Dio e nel rivolgerci a Maria tutti riscopriamo e rinsaldiamo di nuovo quei legami di fede, di appartenenza alla chiesa, di fraternità che devono contraddistinguere la nostra comunità cristiana.

La benedizione della condivisione, quella che nasce dal sapere che tutti condividiamo lo stesso cammino e tutti viviamo anche ostacoli simili alla nostra fede. Il riconoscerlo, il metterci insieme, aiuta e ci fa progredite anche in questo cammino.

La benedizione del culto mariano. Non stanchiamoci mai di onorare con profonda venerazione il mistero di Maria. Non stanchiamoci mai di mettere le nostre preghiere nelle sue mani.. non stanchiamoci mai di onorare il suo nome. non stacchiamoci mai da quel patrimonio di fede che i nostri padri ci hanno trasmesso venerando questa statua che, da almeno 410 anni, è presente nella nostra chiesa.

La benedizione che è anche questa casa, questa ciesa di San Giulio che è un po’ il punto di riferimento della comunità tutta. Vorrei che l’amore che esprimiamo in questa Chiesa per la Madonna fosse un bene per tuta la città. Ovvio che ogni chiesa ha le sue statue di Maria, i suoi canti, i suoi riti. Tutte cose preziose. Però vorrei che la solennità con cui si adora Maria qui nella Chiesa di San giulio contagiasse un po’ tutti e fosse, per tutti, modello e punto di riferimento.

Qui c’è una benedizione. Vorrei che tutti, oggi, uscissimo di chiesa con questa parola che ritorna nel cuore. Vorrei che, venendo possibilmente alla processione di oggi pomeriggio, tutti tornassimo da Maria dicendo: qui c’è una benedizione! Vorrei che conservassimo il ricordo di questa festa nel cuore dicendo ancora: qui c’è una benedizione! Nel patrimonio di fede che ci è stato donato e che noi pure tentiamo di conservare, c’è una benedizione!

Maria, che è sempre fonte di benedizione per i suoi figli, benedica ciascuno di noi, come anche ricorderemo tra poco leggendo al supplica alla Madonna di Pompei.

Virgo Maria, ora pro nobis!

2026-10-09T10:41:47+02:00