Dedicazione del Duomo di Milano
Introduzione
- Cosa significa per noi celebrare la festa della dedicazione del Duomo?
- Perché è così importante nel nostro rito ambrosiano tanto da determinare anche una nuova sezione del tempo liturgico?
L’importanza è data proprio dalla riflessione sulla chiesa che ci viene chiesta ed anche offerta in questa nuova sezione del tempo. Se la prima sezione del tempo dopo Pentecoste ci fa rileggere la storia della salvezza, se la seconda pone al centro di tutto Cristo, questa terza ed ultima sezione vuole essere un invito a rileggere ciò che nasce dalla sua opera, ovvero la Chiesa.
Dunque potremmo anche porre un’altra domanda a noi e alle scritture che abbiamo letto:
- Che importanza ha la chiesa nella vita di un credente?
- Quanto è importante per me, come credente, l’appartenenza alla chiesa?
La Parola di Dio
LETTURA Bar 3, 24-38
Lettura del profeta Baruc
O Israele, quanto è grande la casa di Dio, quanto è esteso il luogo del suo dominio! È grande e non ha fine, è alto e non ha misura! Là nacquero i famosi giganti dei tempi antichi, alti di statura, esperti nella guerra; ma Dio non scelse costoro e non diede loro la via della sapienza: perirono perché non ebbero saggezza, perirono per la loro indolenza. Chi è salito al cielo e l’ha presa e l’ha fatta scendere dalle nubi? Chi ha attraversato il mare e l’ha trovata e l’ha comprata a prezzo d’oro puro? Nessuno conosce la sua via, nessuno prende a cuore il suo sentiero. Ma colui che sa tutto, la conosce e l’ha scrutata con la sua intelligenza, colui che ha formato la terra per sempre e l’ha riempita di quadrupedi, colui che manda la luce ed essa corre, l’ha chiamata, ed essa gli ha obbedito con tremore. Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia e hanno gioito; egli le ha chiamate ed hanno risposto: «Eccoci!», e hanno brillato di gioia per colui che le ha create. Egli è il nostro Dio, e nessun altro può essere confrontato con lui. Egli ha scoperto ogni via della sapienza e l’ha data a Giacobbe, suo servo, a Israele, suo amato. Per questo è apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini.
Oppure
LETTURA Ap 1, 10; 21, 2-5
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Io, Giovanni, fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore, e vidi la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e vere».
SALMO Sal 86 (87)
Di te si dicono cose gloriose, città di Dio!
Sui monti santi egli l’ha fondata;
il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe. R
Iscriverò Raab e Babilonia
fra quelli che mi riconoscono;
ecco Filistea, Tiro ed Etiopia:
là costui è nato. R
Si dirà di Sion:
«L’uno e l’altro in essa sono nati
e lui, l’Altissimo, la mantiene salda». R
Il Signore registrerà nel libro dei popoli:
«Là costui è nato».
E danzando canteranno:
«Sono in te tutte le mie sorgenti». R
EPISTOLA 2Tm 2, 19-22
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Carissimo, le solide fondamenta gettate da Dio resistono e portano questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e ancora: «Si allontani dall’iniquità chiunque invoca il nome del Signore». In una casa grande però non vi sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche di legno e di argilla; alcuni per usi nobili, altri per usi spregevoli. Chi si manterrà puro da queste cose, sarà come un vaso nobile, santificato, utile al padrone di casa, pronto per ogni opera buona. Sta’ lontano dalle passioni della gioventù; cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro.
VANGELO Mt 21, 10-17
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea». Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. Voi invece ne fate un covo di ladri». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: “Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode”?». Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.
Vangelo
Conosciamo molto bene la pagina del Vangelo che abbiamo riascoltato. Una pagina che mette davvero Gesù sul piano dei profeti. La sua, infatti, è un’azione simbolica. Il suo entrare nel tempio, nel primo cortile, quello al quale potevano accadere anche i pagani e rovesciare tutte le bancarelle con la mercanzia varia di chi vendeva le cose necessarie per il culto, si colloca, infatti, in questa linea. Noi possiamo capire l’azione del Signore che è motivata dallo zelo, non certo dalla rabbia. Lo zelo significa l’amore per il tempio. Gesù ama il tempio di Gerusalemme perché lo conosce bene, perché sa che è stato costruito per essere la casa del Padre suo, quella casa nella quale si incontrano gli uomini con Dio, quella stessa casa nella quale Dio incontra l’uomo. L’essenziale di questo incontro è la preghiera. La preghiera che nasce dal cuore, la preghiera che nasce dalla mente. Certo, poi, anche la preghiera dei riti, che hanno una loro liturgia, che esprimono una fede comunitaria. Tutto ciò a cui serve il tempio è questo: essere una casa di preghiera perché l’uomo, nelle diverse forme con le quali può esprimerla, si senta amato da Dio, accolto dal Padre, sostenuto nelle diverse difficoltà della vita.
Vedere che il tempio non è più questo, mette Gesù, più che in uno stato di rabbia, in uno stato di agitazione interiore. Gesù soffre perché quella casa che il Padre aveva voluto come luogo di incontro con le anime, è diventata qualcosa di umano, troppo umano non più un luogo di incontro con Dio, ma un luogo di lavoro, un luogo di guadagno, un luogo di incontro tra le stesse persone… cose tutte che hanno rovinato la casa del Padre e non le permettono quello che essa deve essere: la casa della preghiera. Un’immagine molto efficace, quella che Gesù utilizza, per tornare a dire che non c’è altro che questo da cercare: tutto ciò che realizza questo incontro e questa preghiera sono cosa buona che appartiene a quella casa, mentre, al contrario, tutto ciò che rovina questo luogo e che non permette l’incontro tra l’anima e Dio, perverte l’idea stessa di tempio.
Un’azione simbolica profonda che intende liberare la casa di Dio da tutta quella serie di incrostazioni che, nel tempo, erano avvenute.
Timoteo
Questa vocazione del tempio ad essere casa di preghiera, passa pari pari alla Chiesa. La Chiesa edificio sacro è di là da venire quando scrive. Paolo però capisce che quello che era valido per il tempio che lui stesso aveva frequentato ed amato, deve valere anche per la chiesa. La chiesa che è anzitutto il ritrovarsi dei battezzati deve avere una connotazione di preghiera. Perché i battezzati sono chiamati a trovarsi insieme almeno nel giorno del Signore? Per pregare, per esprimere la propria lode a Dio. E’ vero che un cristiano può pregare in qualsiasi luogo e può trasformare qualsiasi luogo in un luogo di preghiera, ma è ancora più vero che i cristiani, nel loro insieme, sostengono la preghiera l’uno dell’altro. Il che giustifica un luogo di ritrovo comune, nel quale si possa innalzare la preghiera al Padre. Primo di tutto l’offerta del sacrificio della Messa, che è quella forma di preghiera da cui nasce la stessa comunità che non può essere praticata dai singoli cristiani ma che chiede necessariamente la convocazione comune. Quella convocazione che diventa, poi, occasione di ritrovo fraterno, ma solo in seconda analisi. Prima di tutto deve emergere quell’essere casa di preghiera che era già realtà tipica del tempio.
Paolo aggiunge poi queste raccomandazioni: “sta’ lontano dalle passioni della gioventù, cerca la giustizia, la carità, la pace insieme a quelli che invocano il Signore con un cuore puro”. Il che fa emergere anche altre caratteristiche della Chiesa:
- La chiesa è il luogo di purificazione dalle passioni, è cioè il luogo dove si incontra il perdono di Dio rispetto alla multiforme realtà del peccato;
- La chiesa è il luogo dove si cerca di essere giusti, ovvero il luogo dove si cresce nella professione di quelle virtù che aiutano il cristiano a tradurre in atto il Vangelo;
- La chiesa è il luogo dove si è stimolati a vivere una carità seria, fattiva, fatta di gesti personali e comunitari autentici;
- La chiesa è il luogo dove si cerca la pace e dove devono essere ricomposte le divisioni e i dissidi che comunque ci sono;
- La chiesa è il luogo dove si invoca Dio con un cuore puro, cioè dove chi conviene lo fa perché si sente chiamato, perché vuole incontrare una comunità di fratelli, perché vuole esprimere la fede insieme a tutti coloro che invocano il nome del Signore.
Sono tutte specifiche diverse di quell’essere casa di preghiera di cui ha parlato il Signore.
Apocalisse
Infine il testo dell’Apocalisse che, per parlarci della Chiesa utilizza due registri diversi.
Il registro del primo testamento, con il quale ricorda l’importanza della “tenda” di Mosè. La tenda era il luogo del convegno, la tenda nella quale si radunava tutto il popolo di Israele per lodare il nome del Signore. La chiesa è erede anche di questa tenda che, pure, era stata l’antenato del tempio, ciò che era stato precedentemente utilizzato dal popolo di Israele per esprimere la propria fede.
Il registro della visione, che è quello che inneggi alla Gerusalemme celeste, cioè a quella città di Dio che deve ancora venire. La perfezione della Chiesa sta proprio in questa Gerusalemme celeste, che sarà la città di Dio con gli uomini, quella nella quale non ci sarà bisogno di alcun tempio, di alcuna tenda, di alcun luogo di preghiera, di alcuna sorgente di luce spirituale, perché Dio sarà tutto in tutti. questo sarà ciò che accadrà nel tempo di Dio, cioè nell’eternità. Così San Giovanni ci ricorda che la chiesa è eterna. La Chiesa ha un suo modo di essere nel tempo ma avrà un suo modo di essere anche nell’eternità, perché la Chiesa voluta da Cristo è eterna e come ha dichiarato lo stesso Signore Gesù, “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.
Perchè la Parola dimori in noi
Come viviamo noi la Chiesa?
Cosa è per noi la chiesa?
Cosa ci aspettiamo dalla riflessione che potrà nascere proprio dalle prossime settimane, da ciò che il rito, la liturgia vorrà offrirci come base per la meditazione?
Anzitutto un richiamo. Se le azioni profetiche sono date per questo, deve essere forte il richiamo anche per noi. il Signore Gesù non ha richiamato solo quelli che erano nel tempio quel giorno ma attraverso di loro richiama anche noi. Noi vogliamo che la casa di Dio sia casa di preghiera? Non sempre, non tutti. basta vedere come entriamo in chiesa: irrispettosi del luogo sacro, senza nemmeno fare il segno di Croce, la genuflessione, senza, soprattutto, metterci in stato di preghiera davanti al Santissimo. Quante volte il nostro convenire, il nostro radunarci è un ritrovo per vederci gli uni gli altri! Basta pensare ai sacramenti. Un raduno di famiglia nel quale ci rivediamo, ci salutiamo ma dal quale sempre più spesso è assente il Signore.
Ancora, quando entriamo in una chiesa per pregare? Anche noi che siamo qui la domenica, quanto spesso cerchiamo di entrare in una chiesa per dialogare con Dio? Dobbiamo dirlo: proprio poco spesso.
Della chiesa noi vediamo la parte visibile, guardiamo all’organizzazione, guardiamo gli eventi. Molti cercano servizi assistenziali, altri servizi educativi, come la Caritas o il catechismo che è una scuola di religione e non un ingresso nella fede. C’è poi chi guada a tutto ciò che non è certo essenziale nella chiesa: sport, raduni mangerecci… Tutte quelle manifestazioni nelle quali ci troviamo in centinaia, senza nessuna attinenza con la vita della chiesa.
Questa mattina sentiamoci un po’ rimproverati. Sentiamoci un po’ scossi. Sentiamoci un po’ richiamati a riportare la chiesa a quello che dovrebbe essere: al casa di preghiera, la casa dell’incontro con l’anima e Dio, al casa della riconciliazione, la casa della pace ricomposta, la casa dell’unità.
In secondo luogo direi di sentirci chiamati anche alla chiesa celeste. Ho utilizzato questa pagina anche nell’ultima sera degli esercizi spirituali che hanno preparato la festa della Madonna del Rosario. Se non ci ritentiamo in cammino verso la vita eterna, se non abbiamo desiderio di essere parte anche della chiesa del cielo, se non sopportiamo i limiti del tempo presente in attesa della vita del mondo che verrà, saremmo poveri. Poveri privi di speranza. Sentiamoci richiamati anche in questo dal Signore.
Infine vorrei che ci chiedessimo: quale contributo do io alla vita della chiesa? Dove il contributo non è quello economico, anche se è necessario. E non è nemmeno quello della partecipazione attiva, anche se senza tanti volontari non faremmo niente. Il primo, unico necessario contributo è quello della preghiera. Quanto spesso preghi per la tua chiesa? Quanto spesso ti metti in atteggiamento di unione con lo Spirito di Dio per pregare per la chiesa universale, per il Papa, il Vescovo, i sacerdoti. Tu quanto vivi questa preghiera? Ecco così possiamo fare nostro il rimprovero di Cristo e cercare di costruire una chiesa più santa che è l’unica cosa che serve e l’unica cosa che deve rimanere per l’eternità.
Amen