3° Serata – Le relazioni di amicizia2025-10-07T21:52:30+02:00

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Introduzione

In questa terza serata mettiamo a tema un’altra specificazione delle relazioni che ci riguarda un po’ tutti: le relazioni di amicizia. Anche a questo proposito credo sia bene partire da ciò che viviamo. Forse c’è stato un tempo della vita nel quale abbiamo riflettuto sull’amicizia: generalmente è il tempo dell’adolescenza, quando, effettivamente, scegliamo gli amici ed è tutto un susseguirsi di esperienze, di cose belle, di delusioni, di raccomandazioni da parte degli adulti. Poi, certo, c’è la vita adulta nella quale portiamo avanti anche le amicizie che abbiamo iniziato ad avere da ragazzi e ne costruiamo anche altre, in base agli ambienti che frequentiamo. Certo è un tema molto bello, che ci deve lasciare attenti a molte dinamiche che la vita ci fa sperimentare. Per questo anche questa sera iniziamo da un esercizio preliminare.

Esercizio preliminare

  • Come vivo le relazioni di amicizia?
  • Quali contesti diversi mi vedono protagonista di amicizie?
  • Cosa significa, per me, scegliere un amico?
  • Quali amicizie si sono affinate nel corso della vita?
  • Su quali amicizie posso contare e quali, invece, sono solo delle conoscenze?
  • Quali difficoltà ho avuto nel vivere le mie amicizie?
  • Se sono già in una età avanzata, cosa rimane delle amicizie di una vita?

Terzo tema: le relazioni di amicizia

Forse vorremmo buttarci un po’ a capofitto in un tema che è davvero amplissimo. La Scrittura ha moltissime pagine sull’amicizia, basti pensare a numerosi proverbi: “Chi trova un amico trova un tesoro… uno su mille sia il tuo amico…”, o alle pagine narrative di eccezionale bellezza, come quella dell’amicizia tra Davide e Gionata. Per stare al tema degli esercizi, ho però scelto queste pagine bibliche che meritano tutte una spiegazione.

Mosè

Partiamo, come sempre, dall’Esodo, dalla storia di Mosè. C’è un duplice titolo che emerge dalla lettura dei testi dell’Esodo e che riguarda l’amicizia. Il testo sacro ci dice che Dio si dimostra “amico” degli uomini e che Mosè era “amico” di Dio. Sono due temi diversi, molto promettenti.

Dio amico degli uomini

Partiamo dal primo, che è quello che spiega anche la scelta di questo lungo brano che lascio a voi di leggere nella sua totalità e nella sua complessità narrativa. Questo testo è il fondamento della denominazione di Dio amico degli uomini. Cosa fa Dio per essere amico degli uomini? Perché Dio viene definito amico degli uomini?

  1. Dio prende le parti dell’uomo

Anzitutto Dio prende le parti dell’uomo, prende le parti del suo popolo. Lo abbiamo sentito molto bene nella narrazione. Mosè ha dovuto faticare quasi di più per convincere gli ebrei che era bene ascoltare la voce di Dio che a convincere gli Egiziani a lasciar partire il popolo di Dio! È stato più faticoso per Mosè far capire che Dio era amico dell’uomo, che convincere gli egiziani a chiudere la pagina di storia con gli ebrei. Dio si è mostrato amico degli uomini intervenendo nella loro storia e prendendo le parti del più debole. Gli ebrei avrebbero preferito di gran lunga rimanere nell’Egitto. Certo, erano schiavi, ma non mancava mai il cibo! Pazienza per il duro lavoro, pazienza per la mortificazione della dignità, pazienza per la perdita della libertà! C’era cibo e pace. Questo bastava a molti! Non a Mosè e, soprattutto, non a Dio, Dio che ricorda che una relazione di amicizia deve sempre esaltare la dignità dell’altro. Quando una relazione cancella la dignità, non è più degna di essere chiamata tale. Quando una relazione non rispetta la dignità dell’altro diventa pericolosa, oppressiva, mortale, non salutare. Dio è amico dell’uomo perché rispetta tutte queste cose e perché insegna all’uomo a valorizzare questo genere di esperienze, mentre illumina tutti perché qualora si fosse in relazioni stringenti, si illumini la mente e, piuttosto, si chiuda una relazione. Dio, amico dell’uomo, propone sempre il rispetto della libertà dell’uomo e promuove la sua dignità.

  1. Dio pensa a tutti

Un secondo tratto tipico di questa pagina del miracolo del mare, come siamo soliti chiamarla, è il fatto che Dio è amico di tutti gli uomini e pensa a tutti gli uomini. Non dobbiamo certo lasciarci ingannare dalla redazione del testo e dobbiamo conoscere il modo con cui si esprime il Primo Testamento. Quando sembra che Dio renda duro il cuore degli egizi apposta per punirli, dobbiamo riconoscere lo stilema del narratore che ricorda, in questo modo, che il cuore dell’uomo è sempre pronto ad opporsi a Dio e Dio lo sa. Ma Dio, nella sua misericordia, comprende anche questo. Infatti le prove che l’uomo attraversa nella vita, sono tutte in ordine alla sua conversione. Dio è amico degli ebrei ma non è nemico degli Egiziani. Ciò che Dio fa per il suo popolo è ciò che Dio è disposto a fare per ogni uomo. Per ogni uomo che si interroga sul suo mistero, per ogni uomo che cerca il suo volto, per ogni uomo che vuole capire come Dio sia amico degli uomini. L’amicizia non è mai oppressiva, esclusiva, chiusa. L’amicizia rimanda sempre all’apertura. Apertura che può anche arrivare dopo che si sono verificate alcune condizioni, ma che è sempre in atto.

  1. Dio dona gioia

Infine Dio è amico degli uomini perché Dio dona gioia. Il miracolo del mare mostra la volontà di salvezza di Dio che passa attraverso il suo popolo ma che è universale. La storia della salvezza, che procede sempre per gradi, rivela che ciò che ha fatto Dio con il suo popolo, è ciò che Dio è disposto a fare per tutti gli uomini. La gioia del passaggio del mar Rosso coinvolge ovviamente gli ebrei, ma rimane paradigma della gioia che Dio vuole dare a tutti, perché tutti hanno diritto alla gioia. L’amicizia è universale, l’amicizia è un sentimento che deve dilatare il cuore di tutti perché tutti possano sentirsi compresi nella gioia di Dio che gioisce quando vede l’uomo camminare con rettitudine nelle sue vie.

Mosè amico di Dio e degli uomini

Parimenti il testo insegna che anche Mosè è amico di Dio e amico degli uomini. Certo per capire la prima parte della frase occorrerebbe rileggere tutti i capitoli precedenti dell’Esodo, per vedere come, dal roveto ardente in poi, Mosè abbia fatto di tutto per crescere nella propria umanità, stando di fronte a Dio come un amico e un alleato. Dio dona a Mosè tempo ed esperienze perché egli possa crescere in questo contesto. Mosè accetta e vive pian piano una trasformazione di sé stesso che lo porta ad essere sempre più maturo e sempre più responsabile. Così il testo sacro insegna che l’amicizia è sempre una relazione nella quale si mira a far crescere l’altro, rispettando anche i suoi tempi. Tempi che sono diversi da uomo a uomo. Così è stato anche per Mosè e il tempo dell’Esodo è anche il tempo della pazienza di Dio che cura il suo popolo e cura il suo profeta. L’amicizia rispetta i tempi e i modi concreti che ogni uomo ha di vivere e di crescere in essa.

Non solo. Mosè è amico degli uomini perché vive e interpreta tutti i sentimenti del suo popolo. Da questo punto di vista sarebbe bellissimo riflettere sulla morte di Mosè che, dopo anni a servizio di Dio e dopo 40 anni di peregrinazione nel deserto, non entra nella Terra Santa come tutti gli uomini della sua generazione. Mosè è così amico degli uomini concreti del suo tempo che, esattamente come loro, non entra nella terra promessa da Dio. Quella è per una generazione nuova, della quale Mosè non fa parte. Mosè si fermerà, come sappiamo, sul monte Nebo, morendo come tutti. Una solidarietà bellissima che insegna che l’amicizia rende solidali con gli uomini, con le concrete condizioni del loro vivere. Chi vuole essere veramente amico di un altro uomo non lo umilia mai, ma si mette sempre al suo passo. Attendendo, caso mai, tempi di progresso.

Ecco già moltissime indicazioni sul tema dell’amicizia, che poi riprenderemo.

Paolo – Efesini

Questa sera prendiamo due testi di San Paolo agli Efesini, tutti e due molto noti.

Il primo, quello di Efesini 3, ricorda che tutto proviene da Dio e che tutto è nelle mani di Dio. È un testo molto bello che insegna che, per ogni cosa della vita e quindi anche per l’amicizia, il cristiano guarda a Cristo. Nel suo guardare a Cristo egli modifica il suo modo di vedere le cose, il suo modo di sentire, il suo modo di interpretare emozioni e sentimenti. Il credente si modella su Gesù Cristo in ogni cosa e attende da Gesù Cristo la pienezza dei suoi giorni. Questo testo mi sembra importante perché dice che, tra i vari modi di vivere l’amicizia, il cristiano ne ha uno particolare: egli vive l’amicizia come la vive Cristo. Amicizia che è compassione, condivisione, sostegno, dono di presenza e di fortezza… Tutte queste cose provengono dal cuore di Cristo e l’uomo deve essere disposto ad imitarle. Ho scelto questo brano per continuare la riflessione dell’Arcivescovo che ci dice riprendendo la predicazione del Signore: “Tra voi, però, non sia così”. Il cristiano è alternativo anche nel modo di vivere le amicizie. C’è un modo di vivere le amicizie che è cristiano e un modo che, al contrario, non lo è.

Il secondo testo, quello del capitolo 6, invece, ricorda che vivere l’amicizia comporta anche una lotta. Nel senso che, per vivere un’amicizia occorre anche lottare contro quelle cose che possono rovinarla. La vita cristiana, in tutti i suoi aspetti, è sempre una lotta. Il cristiano non vive tutto come se niente fosse, non si fa andare bene tutto, ma fa in modo che ci sia grande attenzione perché tutto avvenga nel nome del Signore e secondo la logica della sua volontà. Anche per quanto riguarda l’amicizia, il cristiano sa bene che occorre lottare per vivere, in essa, tutte le realtà raccomandate dal Signore. Nell’amicizia devono brillare la tenacia, la resistenza, il voler spegnere qualsiasi focolaio che possa rovinare un rapporto, la preghiera, che tiene viva l’amicizia stessa, l’amore per la verità. Sono caratteristiche in generale della vita cristiana ma sono anche caratteristiche che devono brillare nel modo di vivere le amicizie. Dunque, per il cristiano, nulla, nemmeno nel modo di vivere le amicizie, è lasciato allo spontaneismo, al caso, al “vediamo ciò che succede”. Il cristiano, detto in estrema sintesi, vive le amicizie come una responsabilità ed un impegno. In questo si vede il suo essere alternativo, il suo vivere le relazioni di amicizia non come qualcosa di cui godere e basta ma anche qualcosa per il quale impegnarsi. Può fare questo solo chi, come Mosè, prima di essere amico degli uomini vuole essere amico di Dio.

Predicazione di Gesù in San Matteo

Da ultimo la predicazione del Signore che scelgo è quella sul tema del giudizio. Che cosa rovina le relazioni? Che cosa rende spesso impervia una relazione di amicizia? Che cosa spinge due amici a dividersi, spesso nel peggiore dei modi, e a non vivere più alcuna relazione di amicizia? Il giudizio. Il giudizio frettoloso, il giudizio temerario, il giudizio che non nasce da un discernimento, il giudizio che critica, il giudizio con il quale, per stare alle parole del Vangelo, uno cerca di togliere la pagliuzza che è nell’occhio dell’altro avendo una trave nel proprio. Un paradosso, un paragone volutamente esagerato per dire, appunto, che spesso il giudizio cerca di fare quello che non compete ad esso. Quando si impara a non criticare, quando si impara a non giudicare, allora una relazione di amicizia può essere forte, vitale. Quando c’è questo c’è spazio, certo, anche per qualche critica, anche per qualche correzione fraterna. Tutto sarà accettato proprio in nome di una relazione che diventa sempre più importante e vera. La relazione di amicizia permette anche la correzione quando è priva di giudizi affrettati, superficiali, sterili.

Per una cura delle relazioni

Mi fermo qui perché credo che abbiamo raccolto molto materiale per la riflessione personale e per la preghiera. Riprendo, a mo’ di sintesi, solo alcuni spunti per i quali mi sembra che sia più che mai necessario che si esprima quell’alternativa cristiana di cui parliamo in questi giorni.

  • L’amicizia promuove la dignità

Nelle diverse espressioni dei fatti di cronaca, ciò che mi sembra più evidente è che spesso ci sono comportamenti e relazioni che non promuovono la dignità. Mi pare che tutti noi, ma con un pericolo maggiore i giovani e i giovanissimi, siamo messi di fronte a comportamenti che insegnano che l’amicizia può anche non promuovere la dignità della persona. Credo che un modo cristiano di vivere le relazioni tutte e specialmente quelle di amicizia debba promuovere la dignità dell’altro. Parrebbe una cosa scontata ma, nel mondo in cui ci muoviamo e siamo, non lo è affatto. Ecco perché trovo che sia più che giusto richiamare l’attenzione e la preghiera di tutti, perché tutti noi, almeno noi credenti, possiamo sostenere anche andando controcorrente questa verità.

  • L’amicizia apre orizzonti

Una seconda attenzione per noi tutti, da promuovere e da sostenere. La relazione di amicizia, se è vera, promuove la capacità di apertura degli orizzonti. È davvero bene o sarebbe davvero bene che le nostre amicizie ci consentissero questo e che non si limitassero mai ad avere tutte la stessa direzione, lo stesso modo di vedere, lo stesso modo di pensare, in realtà anche noi tendiamo ad avere amici tra coloro che condividono il nostro modo di pensare. Certamente questo rende le cose più facili, ma altrettanto certamente questa chiusura di orizzonti mortifica una relazione. Questo avviene a volte per scelta, a volte, invece, anche involontariamente. Per esempio nei gruppi, nelle associazioni, nei movimenti, si tende a non sopportare troppo la presenza di pareri contrari e di idee diversificare, dimenticando che non è la monoliticità che salva, ma il confronto, l’apertura, l’attenzione costante al diverso.

  • L’amicizia richiede impegno

Le relazioni di amicizia richiedono tempo, impegno, appunto, cura, attenzione. Credo che la parola fondamentale sia proprio cura. Questo vale per qualsiasi relazione ma anche per quella di amicizia! Anche in una comunità le relazioni di amicizia necessitano profonda cura. Non è quello che emerge sempre, non è quello che vedo sempre. A volte vedo proprio il contrario. Vedo la non cura delle relazioni di amicizia che finisce, prima o poi, per impoverire la stessa comunità. Su questo tema chiederei una revisione da parte di tutti, perché tutti dovremmo chiederci come curiamo le relazioni di amicizia dentro la comunità. Intanto per avere quello stile che è stato raccomandato dal Vangelo, poi, però, anche per ricordarci che spesso le relazioni di amicizia impediscono la crescita di una comunità. Quando ci organizziamo tra amici per stare in comunità, mortifichiamo la comunità. Quando cerchiamo solo tra il giro degli amici coloro che possono aiutarci per un servizio, mortifichiamo la comunità. Se la preghiera viene proposta solo al giro degli amici, mortifichiamo la comunità. Quando scegliamo il catechista, l’allenatore, l’animatore per noi o per i nostri figli e nipoti perché amico o figlio di amici, noi mortifichiamo la ricchezza, la bellezza, la complessità che deve avere la vita in comunità. Quando chiudiamo il cerchio magico delle amicizie tra animatori, tra catechiste, tra allenatori, mortifichiamo la vita di comunità. In tutti questi casi non permettiamo alla comunità di crescere, di svilupparsi, di trovare la sua maturità. Ecco perché potremmo anche fare un esame di coscienza sul tema delle relazioni e, in questo caso, sul tema dell’amicizia. Provate a pensare davvero quante volte lo schema di amicizie precostituite rende pesante il clima di una comunità.

  • L’amicizia permette la correzione fraterna

Infine, vi ricordo anche che solo un clima di relazioni cercate, curate, per le quali c’è una preghiera intensa, permette anche di vivere quella realtà delicatissima che è la correzione fraterna. A tutti i livelli dell’amicizia, credo, arriva un momento nel quale occorre dire all’amico che alcune cose non vanno, sono da cambiare, devono essere superate. Sappiamo benissimo che questo momento è molto delicato e che spesso le amicizie si rovinano proprio per una mancata attenzione, un mancato riguardo, un modo di fare che non è stato compreso o che è risultato sgradito. Solo chi si rende amico di Dio potrà anche dimostrare all’amico questo genere di amicizia che giunge, persino, ad essere vicinanza fraterna e correzione.

Credo che i materiali raccolti siano moltissimi e che ci permettano un esercizio finale.

Esercizio finale

  • Come vivo la mia amicizia con Dio e quanto delle mie amicizie nasce da un contesto di preghiera?
  • Che forma di intercessione vivo per le mie amicizie?
  • Sono in grado di vivere amicizie che promuovano la qualità umana delle relazioni?
  • Mi chiudo in qualche “cerchio magico” che rovina le mie amicizie ma anche la comunità che frequento?
  • Le amicizie che vivo sanno aprire orizzonti o pesano per le chiusure che praticano?
  • Che posizione prendo per la correzione fraterna?
  • Che umanità sto costruendo in me tramite le amicizie? Che umanità sto arricchendo per altri?