I falsi profeti.
Mistero dell’Incarnazione,
Settimana della 3a domenica
Vangelo
Anche oggi il Vangelo ci mette anzitutto di fronte alla difficoltà del discepolo di giudicare il mondo, il tempo, la storia, con la Parola di Dio. Il discepolo sa, ha capito che Dio è presente nella storia e si è disposto a conoscere Gesù come il Messia, il mandato del Padre, il rivelatore del volto di Dio. Il discepolo è dentro un cammino di fede preciso ma non nega le difficoltà del proprio credere e chiede cosa significa la scrittura antica che affermava che prima di Cristo sarebbe ritornato Elia. Il grande profeta, come leggiamo nel libro dei Re, non era morto. Di lui si diceva che era salito al cielo su un carro di fuoco e che sarebbe tornato alla fine dei tempi. Il discepolo è confuso, non capisce, chiede spiegazione ed è Gesù che porta il discepolo sulla strada giusta. Il riferimento al ritorno di Elia è dato dalla presenza e dall’opera di Giovanni Battista, che ha appena terminato la sua predicazione e che molti discepoli hanno ascoltato nel deserto. Con la sua voce forte, con il suo richiamo vigoroso, quel richiamo che anche noi facciamo nostro in queste domeniche di Avvento, il precursore ha cercato di richiamare il popolo di Dio alle esigenze dell’alleanza. Alcuni hanno capito e hanno aderito alla sua proposta, altri no, hanno rifiutato la sua testimonianza. Il discepolo, di fronte a questa spiegazione di Cristo, capisce che il ministero di Giovanni è stato simile a quello di Elia e, ora che è morto, la rivelazione di Dio passa proprio dalla voce, dalle parole, dai gesti di Gesù. È il segno che mette il discepolo nella via della comprensione del mistero di Cristo, il rivelatore del volto del Padre. Il discepolo è così in grado di giudicare il suo tempo. Il suo tempo è quello della pienezza, il tempo in cui il cielo e la terra si toccano nella presenza di Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo per la salvezza del mondo. È il cuore della rivelazione che noi ci stiamo preparando a celebrare nel suo inizio: la nascita del Signore.
Sofonia
La parola di Sofonia conclude il ciclo di quelle parole che abbiamo udito nei giorni scorsi. È ancora Dio che parla per mezzo del profeta. Dio dice che sarà lui stesso a cercare quel popolo umile, povero che costituisce il “resto” santo, cioè il segno, la primizia per tutti i popoli della terra. Il profeta vede chiaramente che un piccolo resto santo sarà il principio di un popolo nuovo ma anche un richiamo per tutti i popoli della terra. Tutti vorranno seguire questo esempio e Dio sarà cercato, adorato, glorificato da tutte le parti del mondo, perché tutti vorranno essere come questo “resto santo” che trova nel nome di Dio la forza per andare avanti e il fondamento della propria speranza. Soprattutto nell’uomo tornerà il desiderio di lodare il nome di Dio e di fare della vita un canto di lode al Padre per tutti i benefici che in essa ha concentrato. Anche a noi è chiesto questo, per il nostro tempo. Se noi saremo tra coloro che onorano il nome di Dio con fede sincera, il nostro esempio scuoterà tutti e richiamerà molti ad onorare Dio.
Ezechiele
Ezechiele, con la forza della sua Parola, giudica il suo tempo, che è un tempo di falsi profeti, di uomini che dicono di parlare a nome di Dio, che sanno attirare a sé molta gente ma, poi, non sanno dove condurre il popolo. Sono falsi profeti, hanno cercato il proprio onore, il proprio prestigio, il proprio tornaconto. Non possono essere guide assennate del popolo santo. Il profeta giudica il suo tempo, la sua storia, ed emette la sua sentenza, sempre molto diretta, forte, pungente: costoro, sia i falsi profeti che coloro che li hanno ascoltati, non formeranno il popolo di Dio, non avranno parte a quel resto santo che costruirà una nuova nazione, nemmeno avranno parte al mistero di Dio, perché falsi e menzogneri. Il profeta ha giudicato ciò che avviene nel suo tempo. Egli può stare sicuro. La sua parola di verità è la garanzia della sua autenticità.
Storia e tempo alla luce di Dio
Anche il nostro tempo è un tempo di falsi profeti. Un tempo in cui si moltiplicano i dispensatori di verità, un tempo in cui molti si improvvisano guide di altri, magari attingendo alle filosofie orientali, o magari proponendo obiettivi di vita così facili da raggiungere e così attraenti da non poter non suscitare interesse e plauso. In realtà tutti noi possiamo essere falsi profeti se il nostro stile di vita contraddice apertamente la fede che, a voce, professiamo. Il Signore chiede a noi di non essere profeti falsi. Il Signore chiede a noi quell’atto di fiducia che serve per vivere in modo coerente la fede ed essere anzitutto noi quel resto santo che funge da richiamo per il tempo presente e, poi, uomini e donne in grado di giudicare il proprio tempo, la propria storia, il proprio mondo, in modo corretto.
Chiediamo al Signore questo dono per essere testimoni ma anche pungolo per chi ha smarrito la fede e cerca seriamente il volto di Dio.