Martedì 10 Dicembre

Educare i sentimenti.

Mistero dell’Incarnazione,

Settimana della 4a domenica

Vangelo

Mt 19, 23-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Diverse le emozioni contenute in questo Vangelo.

Le emozioni di Gesù. Gesù sta conducendo la sua predicazione e sa bene che non sarà accolta, forse nemmeno dai discepoli. Il suo insegnamento è chiaro: non lasciarsi emozionare dai soldi, non lasciarsi attrarre dalle cose effimere che rischiano di riempire di preoccupazioni la vita dell’uomo senza riempire di senso la sua esistenza. Il discorso di Gesù è molto equilibrato, molto lineare, sobrio nelle sue affermazioni.

Le emozioni di Pietro. Il comportamento e, soprattutto il discorso di Pietro tradisce, come sempre, quello che l’apostolo ha nel cuore. Anch’egli, con molta sincerità, si dice in cerca di una ricompensa e interroga direttamente il Signore su quale sia la ricompensa che spetta a lui e a tutti gli altri discepoli che “hanno lasciato tutto” e hanno seguito il Signore. C’è un’attesa evidente in quello che Pietro domanda: l’attesa di una ricompensa che tranquillizzi emozioni per lo meno disordinate.

Le emozioni dei discepoli, che il Vangelo qualifica come “stupore”. Il Vangelo ci sta dicendo che le emozioni che il discepolo prova, non gli permettono di comprendere fino in fondo ciò che Gesù dice. Le sue emozioni fungono quasi da filtro di quello che Gesù afferma. Non è possibile alla Parola produrre ciò che essa vorrebbe produrre proprio a causa delle emozioni disordinate del discepolo che va a caccia di qualcosa di concreto attorno a cui far ruotare la vita.

Osea

Os 1, 6 – 2, 2
Lettura del profeta Osea

In quei giorni. La donna concepì di nuovo e partorì una figlia e il Signore disse a Osea: «Chiamala Non-amata, perché non amerò più la casa d’Israele, non li perdonerò più. Invece io amerò la casa di Giuda e li salverò nel Signore, loro Dio; non li salverò con l’arco, con la spada, con la guerra, né con cavalli o cavalieri». Quando ebbe svezzato Nonamata, Gomer concepì e partorì un figlio. E il Signore disse a Osea: «Chiamalo Non-popolo-mio, perché voi non siete popolo mio e io per voi non sono. Il numero degli Israeliti sarà come la sabbia del mare, che non si può misurare né contare. E avverrà che invece di dire loro: “Voi non siete popolo mio”, si dirà loro: “Siete figli del Dio vivente”.
I figli di Giuda e i figli d’Israele si riuniranno insieme, si daranno un unico capo e saliranno dalla terra, perché grande sarà il giorno di Izreèl!».  

Il profeta Osea è il profeta chiamato da Dio a sposare una prostituta, perché questo sia segno del rapporto tra Dio e Israele. Dio ama Israele, ma il popolo tutto va comportandosi come una prostituta che cerca padroni da servire invece dell’unico Dio della libertà. I figli che nascono dal profeta con Gomer, la moglie-prostituta, hanno tutti dei nomi simbolici: “non mio popolo”, “non amata”. Nomi che stanno a dire come sarebbe giusto, se si calcolassero le cose da un punto di vista emotivo ed umano, che Dio cacciasse dalla propria vista il popolo traditore. Appunto, non amandolo più e non considerandolo più il “suo” popolo. Ovviamente ciò è impossibile a Dio, che non vive di emozioni, ma è la Verità. Dio purificherà il suo popolo così che possa nascere proprio da esso un popolo santo, che temerà il nome del Signore. Queste sono le “emozioni di Dio”: la delusione per ciò che Israele sta facendo e per come si sta comportando; il desiderio di far nascere una progenie santa, un popolo che, finalmente, ascolti la voce di Dio. Il Messia, Gesù, nel quale noi vediamo avverate queste profezie, realizza questa alleanza nuova ed eterna nella sua Pasqua. Il Natale, che noi ci apprestiamo a celebrare, è solo l’inizio di questa opera, è solo l’inizio di questo percorso di redenzione che culminerà nella Pasqua del Signore.

Ezechiele

16, 1. 3a-3b. 44-47. 57b-63
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Dirai loro: Così dice il Signore Dio a Gerusalemme: Ecco, tutti quelli che usano proverbi diranno di te: “Quale la madre, tale la figlia”. Tu sei degna figlia di tua madre, che ha abbandonato il marito e i suoi figli: tu sei sorella delle tue sorelle, che hanno abbandonato il marito e i loro figli.
Vostra madre era un’Ittita e vostro padre un Amorreo. Tua sorella maggiore è Samaria, che con le sue figlie abita alla tua sinistra. Tua sorella più piccola è Sòdoma, che con le sue figlie abita alla tua destra. Tu non soltanto hai seguito la loro condotta e agito secondo i loro costumi abominevoli, ma come se ciò fosse stato troppo poco, ti sei comportata peggio di loro in tutta la tua condotta. Perché ora tu sei disprezzata dalle figlie di Aram e da tutte le figlie dei Filistei che sono intorno a te, le quali ti deridono da ogni parte? Tu stai scontando la tua scelleratezza e i tuoi abomini. Oracolo del Signore Dio. Poiché così dice il Signore Dio: Io ho ricambiato a te quello che hai fatto tu, perché hai disprezzato il giuramento infrangendo l’alleanza. Ma io mi ricorderò dell’alleanza conclusa con te al tempo della tua giovinezza e stabilirò con te un’alleanza eterna. Allora ricorderai la tua condotta e ne sarai confusa, quando riceverai le tue sorelle maggiori insieme a quelle più piccole, che io darò a te per figlie, ma non in forza della tua alleanza. Io stabilirò la mia alleanza con te e tu saprai che io sono il Signore, perché te ne ricordi e ti vergogni e, nella tua confusione, tu non apra più bocca, quando ti avrò perdonato quello che hai fatto». Oracolo del Signore Dio.

La parola di Ezechiele tenta proprio di smascherare le emozioni di un popolo ribelle che non vuole vivere dell’unica cosa necessaria davanti a Dio: la fedeltà. È bellissimo questo testo nel quale Ezechiele cerca di essere attento a comprendere che il desiderio di Dio è formare un popolo fedele alla sua alleanza. Invece il popolo di Israele perverte la sua condotta, diventando come Samaria, simbolo dell’infedeltà tra uomo e donna, o Sodoma, simbolo dell’amore snaturato. Mentre gli uomini rincorrono le emozioni nell’una o nell’altra direzione, prese come antitetiche per dire qualsiasi emozione sregolata e incontrollata, Dio si aspetta una conversione del cuore e un ritorno alla sua alleanza. È il ricordo di queste emozioni sregolate e incontrollate che deve produrre il rimorso così che Dio possa perdonare. L’uomo deve giungere a riconoscere che le sue emozioni sono del tutto fuori luogo, se non sono regolate dalla fede che sa indirizzare tutto verso il centro di ogni esistenza che è Dio. Questo è il compito dell’uomo: imparare a dare un ordine alle emozioni interiori per giungere alla sapienza della vita.

Educare le proprie emozioni

In sostanza le tre scritture di oggi ci hanno detto che, per un verso o per un altro, tutti gli uomini faticano a cercare di darsi un ordine interiore. Credo che tutti possiamo vederci in questa fatica. Tutti possiamo vedere che anche noi, nel concreto delle nostre difficoltà personali, siamo in affanno verso una educazione del proprio sentimento che non mortifichi le emozioni che si provano ma dia un ordine e una direzione verso la quale camminare per dare un senso ad ogni cosa. Siamo così sollecitati nel nostro sentire emotivo che facciamo davvero fatica a comprendere l’importanza di un ordine interiore che ci guidi verso la verità.

  • Quali sono le mie emozioni più incontrollate?

  • Che cosa potrei dire del mio lavoro per cercare un ordine interiore?

  • Mi interessa giungere ad una verità dei miei vissuti emotivi o lascio che essi siano appositamente disordinati?

2020-01-12T10:27:29+01:00