Giovedì 12 Dicembre

Educarsi al perdono.

Mistero dell’Incarnazione,

Settimana della 4a domenica

Vangelo

Mt 21, 18-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

La mattina dopo, mentre rientrava in città, il Signore Gesù ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».  

Ancora sembra che le emozioni di Gesù schiaccino anche il suo cuore. Così sembra ancora che Gesù si adiri contro una pianta, Lui che è il creatore di tutto, e che faccia seccare una pianta di fico, che, di per sé, non aveva nessuna colpa! Se interpretassimo così il Vangelo, non renderemmo ragione né della figura, né dell’opera di Gesù. La sua opera si inserisce, infatti, nel numero delle azioni simboliche dei profeti. Un fico che non dà frutto è inutile, così come non è utile a nessuno una preghiera che non sia costante, provata, insistente, certa che da Dio si può ottenere tutto e che non c’è altra forza più grande che quella della preghiera. Ancora una volta siamo nella linea di quelle azioni profetiche che prendono piena luce e offrono tutto il loro significato se riflesse in controluce con quelle dell’antico testamento. Gesù, dunque, afferma ancora una volta che quasi Dio Padre si commuove per ogni uomo che prega, e concede grandi spazi a coloro che pregano con questa insistenza del cuore. Forse le cose non avvengono proprio “in un istante” come è nel caso del Signore, ma avvengono ugualmente!

Osea

Os 2, 20-25
Lettura del profeta Osea

Così dice il Signore Dio: «In quel tempo farò per loro un’alleanza con gli animali selvatici e gli uccelli del cielo e i rettili del suolo; arco e spada e guerra eliminerò dal paese, e li farò riposare tranquilli. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore. E avverrà, in quel giorno – oracolo del Signore – io risponderò al cielo ed esso risponderà alla terra; la terra risponderà al grano, al vino nuovo e all’olio e questi risponderanno a Izreèl. Io li seminerò di nuovo per me nel paese e amerò Non-amata, e a Non-popolo-mio dirò: “Popolo mio”, ed egli mi dirà: “Dio mio”».  

Anche il profeta Osea ha delle immagini che fanno comprendere che, solo dove le emozioni degli uomini vengono sostituite con la ricerca della verità, si può arrivare alla pace, alla concordia, all’aiuto reciproco, mutuo, che sarebbe bello veder germogliare tra noi. Se dominano le emozioni disordinate, dice il Signore, si arriva alla guerra. Quando, invece, si cerca la verità della propria esistenza e dell’esistenza del mondo, allora tutto rientra in un’ottica di verità della quale Dio stesso si compiace. Fin tanto che le emozioni degli uomini rimarranno disordinate, non ci potrà essere nessun itinerario di pace e di rappacificazione tra gli uomini, ma solo prenderanno voce le armi, secondo la legge del più forte. Ma solo dove le emozioni sono ordinate e in cerca del bene comune, Dio è presente e chiama coloro che si prestano a questa ricerca della pace e della concordia: “mio popolo”. Come dire, il popolo di Dio, o è tutto impegnato nella ricerca della pace e della verità, o non sussisterà affatto.

Ezechiele

18, 1. 23-32
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà. Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà. Eppure la casa d’Israele va dicendo: “Non è retta la via del Signore”.
O casa d’Israele, non sono rette le mie vie o piuttosto non sono rette le vostre? Perciò io giudicherò ognuno di voi secondo la sua condotta, o casa d’Israele. Oracolo del Signore Dio. Convertitevi e desistete da tutte le vostre iniquità, e l’iniquità non sarà più causa della vostra rovina.
Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Perché volete morire, o casa d’Israele? Io non godo della morte di chi muore. Oracolo del Signore Dio. Convertitevi e vivrete».  

Continua anche la dura requisitoria di Dio contro il popolo di Israele, requisitoria che il profeta annuncia agli uomini. Ancora una volta egli insiste su quell’unica vera emozione di Dio che già l’altro giorno abbiamo definito: la gioia del perdono. Solo questo è ciò che è in grado di far gioire Dio. Solo quando un’anima si apre alla manifestazione della sua misericordia, Dio gioisce. Ecco il senso del richiamo del profeta che si spinge a dire: “non desiderate l’iniquità”. Il desiderio dice un’emozione: cercare qualcosa che manca. Il desiderio dice una direzione: ci indica cosa farà l’uomo che lo prova, pur di realizzarlo. Il desiderio di Dio è il desiderio che deve guidare tutte le emozioni dell’uomo. Dove c’è il desiderio di vedere Dio, lì nasce la fede. Altrove non vi può essere fede, poiché manca il desiderio di essa. La gioia del perdono ricevuto e la gioia del perdono testimoniato dicono dove dovrebbero dirigersi le emozioni di bene e di pace del popolo di Dio.

Educare le proprie emozioni

Forse accade anche a noi di essere in preda a diverse emozioni, in questi giorni.

  • Sappiamo ancora emozionarci per il perdono di Dio?

  • Avremo a cuore la nostra confessione natalizia, per mettere il nostro essere nelle mani di Dio?

Cerchiamo di essere noi i primi che si sanno “emozionare” perché Dio viene a “fare Natale” presso di noi. Cerchiamo di essere noi i primi ad emozionare Dio con il frutto di una conversione sincera che potremo vivere nei prossimi giorni.

2020-01-12T10:26:59+01:00