Introduzione2020-02-08T08:28:24+02:00

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Introduzione

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INTRODUZIONE

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La Lettera ai Filippesi

Quest’anno, anche se sono da pochissimi giorni in parrocchia, vorrei proporre a tutti una forma di catechesi per gli adulti che attinga la propria luce dalla Parola di Dio.

Il Vescovo ci ha indicato nella lettera ai filippesi la traccia, la guida per questo anno pastorale. Credo sia significativo e bello, con tutti i laici che lo desiderano, cercare di approfondire la parola del Signore per cercare di applicarla alla nostra esistenza. Credo poi che sia la lettera pastorale di quest’anno a darci la luce nella quale dobbiamo collocare la proposta che viviamo: vogliamo avere occasioni di bene per vivere il tempo che ci viene donato e anche la stagione di fede nella quale ci troviamo. “La situazione è l’occasione”, continua a ripeterci il nostro Arcivescovo. Credo che per noi l’occasione sia data almeno da questi fattori:

  • Il cambiamento di responsabile della comunità è un evento che capita ogni 9 anni, più o meno, e che, quindi, non è ordinario, ma è da considerarsi come uno di quei momenti in cui cambia profondamente la vita di una comunità cristiana. Non perché debba cambiare la fede, ma perchè ogni pastorale in base alla situazione del tempo in cui è responsabile di una comunità, individua o crea;

  • La forma del cammino unitario delle parrocchie che prende sempre più forma, mentre si ridiscute la presenza del clero e la sua presenza;

  • Il richiamo del vescovo a fare, del tempo che viviamo, un’occasione non per lamentarci ma per dire la nostra fede a tutti e per vivere, con grintosa vivacità, il vangelo nei nostri contesti di evangelizzazione;

  • Il richiamo all’interesse, allo studio, alla preghiera sulla Parola di Dio che tutti siamo chiamati a portare avanti.

Credo che almeno questi richiami si addicano a noi tutti e ci potranno essere di aiuto per questo anno pastorale.

La lectio divina e il suo metodo

Cosa è la lectio divina. È una pratica di lettura del testo antica, praticata in forme diverse, dai padri della chiesa fino ai giorni nostri. Il grande maestro di lectio divina, anche per i fedeli laici, è stato il cardinale Martini, che ha voluto rilanciare, nella nostra Diocesi, il metodo della lectio divina, come forma abituale di preghiera del cristiano adulto. Io scelgo di seguire il suo metodo, proprio perché mi sembra estremamente semplice e congeniale alla vita dei laici, e cioè di gente impegnata, che lavora, che non vive in un monastero, che è alle prese con il lavoro, i problemi della famiglia, le 1000 difficoltà della vita di ogni giorno. In che cosa consiste questo metodo?

  • La lectio. Anzitutto si individua un testo biblico di riferimento che vuole animare la serata, la preghiera, la riflessione. Sarò io a darvi questo testo di riferimento, ma, una volta imparato il metodo, potrete applicarlo a qualsiasi testo biblico vogliate. Vi consiglierò di applicarlo, anzitutto, anche ad altri brani della stessa 1 Cor che noi non leggeremo nelle nostre serate. In questo primo esercizio ci viene chiesto di leggere il testo più e più volte, vivendolo, e cioè sottolineando ciò che ci colpisce, come magari anche altri elementi essenziali del testo, per esempio il luogo dove ci troviamo, chi sono i soggetti che vengono presentati sulla scena del racconto, quali sono le loro azioni, quali le conseguenze che ne derivano. Il testo va vissuto. Ecco perché vi chiedo di portare, possibilmente, la vostra Bibbia, così da avere un libro al quale vi affezionate e che vivete e fate vivere.

  • Meditatio. In questo secondo momento dell’esercizio di preghiera comunitaria, è un po’ compito mio far parlare il testo e cioè, in base alle sottolineature proposte dalla lectio, leggere, spiegare, alcune dimensioni che sono emerse e che interessano la riflessione. È un lavoro di lettura nel profondo. Se la lectio identifica gli elementi del racconto, la meditatio cerca di far parlare gli elementi che sono stati sottolineati.

  • Ruminatio. Proprio come i bovini, che dopo aver molto mangiato rimasticano di nuovo ciò che hanno ingerito, così il fedele che pratica la lectio, in un tempo di silenzio questa volta personale, cerca di ritornare sulla lectio e sulla meditatio, confrontando gli spunti personali con quelli che il predicatore ha predisposto e cercando differenze, congruenze, oppure lasciandosi illuminare da cose che, di per sé non aveva notato ma che sono assolutamente indispensabili anche alla lettura e per la riflessione personale.

  • Contemplatio. Dopo aver svolto tutto questo lavoro, ci si ferma. Non si scava più nel testo, non ci si trattiene più, non si approfondisce più, ma ci si concentra solo sul mistero di Dio e si cerca di contemplare un tratto, un aspetto di questo mistero, introdotti dalla lectio proposta. Per vivere bene questo momento occorre essere in un luogo isolato, dove c’è silenzio, dove c’è possibilità di concentrazione, dove c’è spazio per stare davanti a Dio. Noi siamo fortunati perché, in questo momento comunitario, abbiamo la chiesa a disposizione e, quindi, siamo aiutati e favoriti anche dalla presenza eucaristica, che è pur sempre un richiamo e un aiuto per la nostra concentrazione.

  • Oratio. In questo momento può nascere, o è bene che nasca, anche una preghiera personale, dettata dalla propria riflessione. Preghiera che possiamo scrivere, per meglio cercare di vivere il momento che stiamo vivendo, o l’intuizione spirituale che ci è stata consegnata nella preghiera, o qualsiasi altra dinamica spirituale che è stata fatta oggetto della nostra conoscenza interiore.

  • Actio. Ogni momento di meditazione con il testo biblico, deve poi cercare anche un riscontro concreto, una “actio”, un’azione che ci viene suggerita, proposta o che vogliamo tutti eleggere. Anche questo compito, nell’esercizio comunitario della lectio, sarà un po’ compito mio. Occorrerà poi il tempo dei giorni che separano un incontro con l’altro, circa un mese, per vivere questa actio e per cercare di trarre frutto non solo personale ma anche comunitario di quanto abbiamo detto. Per tutti coloro che, poi, sono parte di un gruppo, di un’associazione o di un movimento, ci sarà, poi, anche il tempo di raduno per confrontarsi sulla stessa Parola e sui diversi echi che essa ha avuto in ciascuno di noi.

Come si vede il lavoro è serio, metodico, composito e anche complesso. Occorrerà un po’ di esercizio per viverlo bene. Sarebbe bello se, magari, una o due volte alla settimana, ciascuno di voi potesse portare avanti un suo lavoro personale, magari sul Vangelo del giorno, così da fare del metodo di preghiera qualcosa di veramente personale e non solo un metodo da utilizzare in comunità quando ci sono momenti come questo.

La chiesa di Filippi

Anzitutto una breve introduzione per dire dove siamo, in quali anni è stata scritta questa lettera, quali sono i motivi che hanno spinto San Paolo a scrivere… Trovo molto utile cercare di scoprire queste cose perché saranno il quadro nel quale inserire poi la lectio divina sul testo. Dobbiamo partire da un testo degli Atti degli Apostoli, per capire bene dove siamo e perché Paolo si trova qui.

At 16, 11-15. Paolo visita Filippi nel corso del suo secondo viaggio missionario. Siamo, quindi, in un contesto molto preciso: siamo nel momento dell’opera di evangelizzazione che porta San Paolo a viaggiare per il Vangelo. Paolo ha compiuto il suo primo viaggio nelle chiese dell’Asia minore, diremmo oggi grossomodo della Turchia e avverte una voce che lo chiama a passare in Europa. Non è un passaggio di poco conto, perché la missione dalla quale anche noi discendiamo, dipende anche da questa scelta e da questa decisione. Sarà una vera svolta all’interno della vita dell’Apostolo e anche una svolta per la vita della Chiesa. Filippi è la prima comunità che Paolo incontra in Europa, è la primizia della predicazione in un nuovo mondo, potremmo dire, sempre più lontano da quell’ambiente Giudeo cristiano nel quale la fede è nata e da dove la chiesa ha preso origine. Siamo negli anni attorno al 50 d.c. che incominciano anche a darci una collocazione del decennio in cui deve essere datata la lettera.

Filippi, a questo punto, è una città ormai affermata: è stata fondata da Filippo II, re dei Macedoni e si trova sulla via “Egnatia” che, al tempo, era una delle vie più importanti di comunicazione tra oriente e occidente. È una città che vive di commercio, ed è una città conquistata, ora, dai romani. Sono state le truppe di Antonio a conquistarla e dopo la disfatta di Antonio, proprio alle sue truppe è stato concesso di avere ampi territori in questa città. Un modo come un altro per allontanarle da Roma. Per favorire il loro esodo, ecco che l’imperatore ha posto Filippi sotto la sua diretta autorità e concesso ai cittadini romani residenti a Filippi tutta quella serie di agevolazioni economiche che hanno permesso ai Romani di costruire e mantenere città anche in luoghi non così felici dal punto di vista geografico. A Filippi, dunque, si incontrano diverse culture: l’originaria cultura greca, la recente cultura romana, la cultura ebraica, dal momento che c’è anche un luogo di preghiera dove si radunano a pregare i Giudei…

È in questo contesto che si raduna una comunità cristiana che a Paolo sarà molto cara, anzitutto a motivo della difficoltà nel professare il cristianesimo in mezzo ad un gruppo coì difficile di presenze.

Il testo di Atti ci ha detto che Paolo inizia la sua evangelizzazione dai Giudei, che, come abbiamo sentito, si ritrovano non in una sinagoga cittadina, ma in un luogo fuori dalla città, lungo il fiume, probabilmente a motivo della necessità di acqua per le celebrazioni rituali di purificazione. Era concesso che, laddove ci fossero 10 uomini attorno ad un rabbì, si potesse fare la preghiera sinagogale anche all’aperto. Curioso, però, il fatto che siano le donne ad essere famose in questa comunità ebraica e che sia una di loro la prima a convertirsi! Il fatto poi che non ci sia un luogo in città ma che gli ebrei si radunino al suo esterno e lungo un fiume, testimonia però anche il fatto che i giudei non siano ben visti in città. Abbiamo anche sentito come la fede cristiana venga predicata con facilità da San Paolo e venga accolta quasi immediatamente, come, per esempio, da questa commerciante di porpora che diventa la prima cristiana di Filippi e che garantisce a Paolo di avere un punto di riferimento nella sua casa. Dall’accoglienza della fede, nasce spontanea e generosa, l’accoglienza delle persone.

Non solo. Se leggiamo attentamente quanto segue nei vv. 16-24, veniamo anche a conoscenza delle difficoltà che Paolo ha trovato a Filippi a causa delle maldicenze di molti e a causa della rivalità di altri. Abbiamo anche sentito del suo arresto. Questo è assai importante per la datazione della lettera e per il luogo di composizione della lettera stessa. Paolo, mentre scrive la lettera, è prigioniero. Come vedremo lo dice lui stesso nel corso dello scritto. Sappiamo che la prigionia più importante di Paolo è quella di Roma, al termine della sua vita. È però assai difficile collocare la scrittura di questa lettera a Roma, soprattutto per quanto viene raccontato nello scritto. Viene infatti attestato che la comunità di Filippi si mobilità a favore dell’apostolo, raccogliendo soldi, come aveva sempre fatto. Paolo ci teneva molto a lavorare con le sue mani e a non essere sorretto dalla carità dei credenti, eppure la comunità si mobilita per lui e concede a Paolo di avere tutto quanto è necessario per la sua prigionia. Non solo, viene attestato che la comunità stessa manda a Paolo un uomo, Epafrodito, il quale deve assistere l’apostolo in tutte le sue necessità ed esigenze e deve dare alla comunità che lo ha mandato notizie sempre aggiornate sulla sua condizione di salute e sulla evoluzione della vicenda. Roma sarebbe troppo lontana per fare tutto questo. Appare assai più probabile la città di Efeso, dove pure Paolo venne tenuto prigioniero. Efeso è raggiungibile da Filippi in una sola settimana a cavallo, quindi è relativamente “vicina”. Non si sono troppi ostacoli per il viaggio. È quindi più probabile che Paolo si riferisca a questa sua esperienza di prigionia e che l’apostolo sia stato confortato dai Filippesi, che vengono ritenuti da molti commentatori i suoi prediletti, proprio in questa fase del suo ministero e della sua vita. Per quanto riguarda l’anno di stesura, c’è moltissima discussione in merito. Senza entrare troppo nelle vicende degli studiosi, dovrebbe essere abbastanza probabile che si astata scritta tra il 55 e il 57 d.c.

La struttura della lettera

È sempre molto importante sapere come si struttura la parola di Dio e, nel caso concreto, questa lettera, così da avere una collocazione di ogni singolo brano che noi andiamo a leggere e ad interpretare.

Filippesi:

1,1-2 Il prescritto
1,3-11 il prologo con il ringraziamento
1,12-4,9 il corpo della lettera:
1,12-26 notizie autobiografiche
1,27-30 esortazione a vivere in modo degno del Vangelo
2,1-18 l’esempio di Cristo
2,19-30 notizie autobiografiche
3,1 – 4,1 l’esempio di Paolo
4,2-9 esortazioni finali
4,10-20 l’epilogo
4,21-23 il post scriptum

Come si vede bene, ci sono parti autobiografiche che intervallano due grosse sezione principali che sono intitolate “l’esempio di Cristo” e “l’esempio di Paolo”. Ovvio che le due cose non sono sullo stesso piano, ovvio che Paolo non ha nessuna pretesa di mettersi al di sopra degli altri e tantomeno sullo stesso piano di Cristo, ma intende dire che il cristiano deriva la sua norma di comportamento proprio da Cristo stesso. Capiamo così perché la lettera è importantissima per noi cristiani moderni per comprendere cosa dobbiamo fare nel mondo in cui viviamo se siamo sorretti dall’esempio della chiesa apostolica la quale deriva la sua norma da Cristo stesso.

Cosa aspettarsi dalla lettera?

Io credo che noi leggiamo questa lettera già con l’occhio di chi ha almeno velocemente letto la “lettera pastorale” di quest’anno e, quindi, vogliamo comprendere in che senso e perché “la situazione è l’occasione”. Credo che al testo noi vorremo tutti chiedere: in che senso la situazione di Filippi è stata, per San Paolo occasione di evangelizzazione? In che senso questa occasione ha offerto a Paolo anche un’altra occasione, quella per tessere relazioni così profonde da farne una delle cose principali della sua vita e del suo ministero? Ma poi dovremmo anche chiederci: in che senso questa lettera fornisce a noi l’occasione di pensare alla evangelizzazione che noi dobbiamo mantenere desta e portare avanti nella nostra comunità’ e ancora: in che senso questa lettera può diventare anche per noi l’occasione per vivere relazioni più forti, più autentiche, più serene, più mature? Sarà quello che, serata dopo serata, cercheremo di vivere.