1° Serata – Consapevoli o nostalgici?2023-10-02T16:40:31+02:00

Project Description

Introduzione

Siamo nella settimana di festa per la Madonna del Rosario. Come lo scorso anno vorrei che sottolineassimo questa festa in modo squisitamente spirituale, cercando di pregare. Ecco il perché di questo corso di esercizi. Cinque serate tutte dedicate alla preghiera e spero che ciascuno di voi abbia programmato e scelto di avere queste serate di deserto solo per il Signore. Io credo che ci faccia molto bene iniziare l’anno pastorale con questa sosta orante, con queste serate di impegno e di preghiera, perché ci aiutano a tenere fisso lo sguardo sull’essenziale.

A chi si rivolgono gli esercizi?

Gli esercizi sono per tutti, ma quest’anno vorrei che fossero diretti a tutti gli operatori della comunità pastorale in modo più preciso. Siamo nel 15o anno dalla fondazione della comunità pastorale e vorrei che questa fosse l’occasione per riprendere in mano il cammino, per vedere cosa è stato fatto in questi 15 anni e per progettare il cammino futuro, per capire, insieme, cosa possiamo fare per quello che è possibile prevedere, pur ricordandoci che siamo sempre nella dimensione della grazia e, quindi, dobbiamo sempre rimanere aperti alle sorprese con le quali Dio illumina il cammino.

Quale tema hanno gli esercizi?

Gli esercizi hanno un tema unitario, che ho chiamato “essere Chiesa”, ma vorranno proporci cinque provocazioni molto dirette:

  1. Consapevoli o nostalgici? Per interpretare il tempo della vita di comunità.
  2. Cosa c’è al centro? L’Eucarestia e la Parola al cuore della vita di comunità.
  3. Quali relazioni nella vita di comunità? Perché non si è mai credenti solitari.
  4. Quale spirito di servizio in una comunità? Perché l’appartenenza non sia formale.
  5. Quale futuro per la nostra comunità? Per capire dove stiamo andando.

Come vedete ci aspettano cinque riflessioni che intendono parlarci molto da vicino di come si è Chiesa, di come si può essere Chiesa, di cosa dobbiamo fare per essere comunità che sa parlare di Dio, sa parlare del Signore, sa annunciare il Vangelo, sa dire di sé nella trasparenza della carità che deve governare tutta la Chiesa.  Credo siano cinque temi non solo attuali, ma anche attraenti, perché cerchiamo di dare corpo a quella appartenenza ecclesiale che molti di noi già vivono in pienezza e che dovrebbe diventare un po’ l’obiettivo di tutti, perché una comunità fervente e fervorosa ha davvero bisogno di tutti. Una comunità non è mai perfetta, senza errori, senza problemi. Una comunità concreta è sempre una comunità di peccatori, con i propri sbagli e con gli sbagli della comunità stessa, eppure è sempre un piccolo pezzettino, una piccola porzione del popolo di Dio che cammina nella storia e che cerca di vedere e anche di far vedere il volto del Padre. Tutte le sere cercheremo di introdurci nella preghiera con un esercizio preliminare. Venire agli esercizi, infatti, non è venire ad ascoltare una predica, ma disporsi a lavorare nel proprio spirito, disporsi a lavorare per il proprio cammino, edificando così se stessi e il cammino comune.

Esercizio preliminare

  • Come interpreto il tempo che stiamo vivendo a livello della nostra comunità cristiana?
  • Come posso ripensare a questi 15 anni o al tempo che ho trascorso in questa comunità?
  • Quali positività vedo? Quali passi avanti fatti?
  • Quali negatività vedo? Cosa è stato perduto?
  • Quali mediocrità vedo? Perché il cammino non si sprona?

Queste brevi domande ci possono dire quale è il punto di partenza per il cammino comune che intendiamo fare.

La scrittura

Il Siracide e la sapienza Sir 42, 15-26

Vorrei costruire la riflessione e i prossimi esercizi sulla Parola di Dio, che è la vera guida del cammino personale di tutti e, quindi, anche di quello di una comunità. Parto da questo testo del Siracide.

Cosa dice il testo

Il testo è molto semplice da comprendere e da interpretare. È una lode di Dio perché sa fare bene ogni cosa a suo tempo. Il sapiente è consapevole di contemplare solo una parte delle sconfinate ricchezze che Dio pone nel corso della creazione: nessuno potrà mai comprenderle tutte e nemmeno vederle tutte. Eppure il sapiente si vuole collocare dalla parte di chi riesce a vederne almeno alcune, quelle che hanno direttamente a che fare con lui, con la sua vita, con il suo mondo. Ovviamente si parte dalle grandi opere della creazione, quelle che vediamo e quelle delle quali usufruiamo, senza avere sempre la coscienza di dover ringraziare Dio per quello che ci viene donato. In questo quadro generale un’attenzione fondamentale viene posta sui “segni dei tempi”. Il sapiente sa vedere il suo tempo, sa giudicare il suo tempo, perché è un uomo che vive con fede quello che vivono tutti. Proprio questa è la differenza. Mentre molti vivono il tempo senza saperlo giudicare, il sapiente giudica il suo tempo e comprende che quello che Dio opera, lo opera per il bene. Dio non si ripete mai, Dio opera sempre qualcosa di nuovo, di bello, di grande, senza stancarsi mai, senza esaurire mai la sua fantasia con la quale rinnova costantemente l’universo. Ecco perché il sapiente sfocia in una lode che è anche una preghiera: “Quanto sono amabili le tue opere!”. Il Siracide è un entusiasta della vita, è uno che sa guardare i segni dei tempi non per dire che tutto va bene e nemmeno per dire che tutto va a rotoli, ma scoprendo che Dio rinnova sempre il tempo e non lascia mai che ci sia un tempo che non porti l’impronta della sua opera, della sua presenza, del bene che Egli riesce a creare. Ancora una certezza guida il sapiente: “Dio non ha fatto nulla di incompleto”, che è una professione di fede: Dio non lascia mai le cose a metà, Dio crea e accompagna! Il Siracide ne è certo.

Da qui un compito per l’uomo: “chi si sazierà di contemplare la sua gloria?”. Parole che dicono cosa deve fare l’uomo di fede. L’uomo di fede deve interpretare i segni dei tempi lodando Dio per il bene che c’è, per le cose che nascono, per il bello che contraddistingue la vita dell’uomo, per il bene che continua a circolare su tutta la terra. Questo è il compito di chi ha fede e di chi sa vivere con fede il proprio tempo.

Il Vangelo e il monito di Gesù Mt 16, 1-4

Passiamo al Vangelo. Evidentemente Gesù ha di fronte persone che non hanno letto o non hanno compreso il Siracide! O più semplicemente persone che vivono senza troppa fede il contesto di vita nel quale si trovano ad operare! Gesù sa bene che la gente sa interpretare i segni del tempo atmosferico. In assenza di app e di previsioni, ci si affida a quel buon senso che il contadino ha saputo fare proprio osservando il cielo sotto il quale abita. Tutte le culture, anche i nostri vecchi, hanno creato dei proverbi per interpretare quello che accadeva e per dire cosa sarebbe accaduto all’approssimarsi di un temporale o di una stagione torrida e secca. Gesù loda questo senso pratico, loda questa sapienza del contadino, ma rilancia oltre il suo discorso. Se un contadino sa interpretare i segni del tempo per fare il più possibile per mettere al riparo i suoi beni e la sua produzione, perché l’uomo di fede non sa interpretare il tempo che vive? Gesù sta parlando di sé stesso, del suo mistero che, benché rivelato, non attira l’attenzione di molti uomini, non scuote le coscienze, non provoca ad una riflessione ulteriore. Molti continuano a vivere come se niente fosse, come se nulla fosse accaduto, come se la sua incarnazione e il suo essere ora presente in mezzo agli uomini non fosse occasione per comprendere che Dio è vicino all’uomo, lo ascolta, lo accompagna, lo sprona, lo guida in tutti quei passi che servono per giungere a quella meta che è la stessa comunione con Lui. Vi faccio notare anche cosa segue questa predicazione, brani che noi non abbiamo letto, ma che potete facilmente ritrovare nella Scrittura. Gesù insegna a guardarsi dall’ipocrisia dei farisei, quindi accoglie la professione di fede di Simon Pietro e rivela di voler fondare la Chiesa su quella roccia che è l’apostolo stesso; quindi richiama a tutti la passione che si fa sempre più vicina e, infine, indica le condizioni per seguirlo. Come si vede questo discorso del Signore è molto articolato. Dalla capacità di interpretare i segni dei tempi si passa ad un discorso sulla Chiesa, fondata sulla roccia di Pietro, realtà che dovrà portare lo scandalo della croce nel mondo ed essere capace di dire a tutti gli uomini, nel corso dei secoli, quali sono le condizioni per seguire il Signore.

La sintesi dell’apostolo Paolo Ef 5, 15-20

La sintesi ci viene donata, come accade spesso, da San Paolo. Cosa fa il cristiano che sa cercare di interpretare i segni dei tempi con la sua fede? Vigila su se stesso! Non si comporta da stolto! Cerca di approfittare del tempo presente! La logica con la quale San Paolo si muove è la logica di Cristo, la logica dell’incarnazione. Gesù è venuto in un tempo che, come ogni tempo, aveva i suoi pregi e i suoi difetti, le sue buone qualità e le sue difficoltà, ed ha condiviso la vita degli uomini, così come essa si dava. Così il credente. Egli si inserisce nel tempo che vive, non lo subisce perché lo ordina. Il credente sa dare un senso alle cose che accadono nel suo tempo, perché cerca di vedere in esso il volto di Dio che è sempre all’opera nella storia.  Il credente, in ogni tempo, professa la sua fede, ovvero si intrattiene con lodi, preghiere, inni, cantici spirituali. Il credente vive la fede nelle forme che sono le solite e che cambiano in ogni tempo. Può cambiare il modo, ma il cristiano deve sempre pregare, lodare il volto di Dio, celebrare la presenza di Cristo nella storia. Nella storia in generale e nella sua storia, dal momento che il cristiano vive tutto questo come una vera professione di fede da rinnovare sempre. Il cristiano “rende grazie al Signore per ogni cosa”, perché sa che Dio non delude mai. Il cristiano non è mai un uomo né disperato, perché sa che il Signore lo accompagna e nemmeno un nostalgico, perché sa che Dio crea sempre cose nuove a partire dalle cose che gli uomini sanno fare e osano proporre.

Nel nostro tempo e nella nostra comunità

Consapevoli o nostalgici? È il sottotitolo provocatorio che ho voluto dare a questa prima riflessione. Noi siamo consapevoli di tutto questo oppure no? Noi sappiamo interpretare il nostro tempo oppure no?

Mi pare che, anzitutto, debba dire una parola ai nostalgici. Ci sono sempre. Ci sono sempre stati. Sono un po’ tutti quelli che guardano al passato. Passato che ha avuto tante cose buone, belle, condivisibili, per le quali dobbiamo ringraziare il Signore, ma che hanno fatto il loro tempo. Certo che era bello quando ad una parrocchia corrispondeva un parroco, magari anche un coadiutore e possibilmente anche un ordine di suore. Non solo era bello, ma era bellissimo! Ma era l’espressione di una società cristiana, nella quale la vocazione aveva un posto ed una collocazione forte e per la quale ci si mobilitava. Era un tempo nel quale la donazione generosa e stabile della vita in una promessa di fede era un ideale da perseguire.

Noi non siamo in questo tempo. Noi siamo nel tempo nel quale la donazione stabile di sé che diventa perpetua è una rarità. Noi siamo nel tempo della post cristianità, dove la donazione generosa della vita diventa una realtà che è per pochi, pochissimi. Noi viviamo in una società che cristiana non è, nella quale sono diventate liquide molte cose, tra cui la fede. Per cui non c’è più nemmeno l’appartenenza alla parrocchia. Voi siete un’eccezione, perché avete respirato ancora questo clima e avete saputo trattenere le cose belle. Ma siamo una minoranza. Esigua! Siamo una minoranza che è di fronte a chi interpreta la Chiesa come una società a cui chiedere servizi: l’oratorio estivo, l’educazione religiosa, i sacramenti, possibilmente quando voglio e quando sono comodo e nella chiesa vicina a casa o che più amo. Ma non dentro un contesto di una vita di fede. Noi siamo nel tempo nel quale manca questa appartenenza alla Chiesa che nasce dalla professione di fede; i nostri giovani non si interrogano più sulla vita come dono e come vocazione e non avvertono nessuna responsabilità per la propria comunità. Per loro è già generoso fare qualcosa per la festa patronale o per l’oratorio. Possibilmente per non perdere qualche tradizione che si è vista e che, tutto sommato, non era così male.

Non solo questo. Vorrei che ci mettessimo anche ad interpretare il cammino di una comunità a 15 anni di distanza. A me pare che le tre comunità abbiano vissuto tutto sommato come tre parrocchie che si sanno affiancare l’una all’altra. Cosa buona, primo passo giusto, doveroso. Ma da quando sono arrivato sto cercando di spronarvi a fare qualcosa di più. Personalmente credo moltissimo a che ci sia un cammino comune che formi dei cristiani. Tra 10 o 15 anni, quando festeggerete il 30esimo di questa comunità, io non credo che la cosa bella da domandarsi sarà: cosa siamo riusciti a conservare? Magari stringendo i denti con tutte le nostre forze! Credo che la cosa bella sarà vedere se è rimasta la fede, vedere se chi è venuto dopo di noi ha appreso qualcosa da noi o, se volete, se noi siamo stati capaci di passare qualcosa a chi viene dopo di noi. Vorrei che il cristianesimo rimanesse, vorrei che tutti fossimo pronti a scommettere su quelle cose che Dio vorrà creare, secondo quella fantasia dello Spirito che non si ripete mai e che crea sempre cose nuove. Mi pare di non vedere ancora questo. Mi pare di vedere concorrenza, rivalità. Mi pare che ci sia quasi il desiderio di misurare, in tutte le forme possibili, le cose che parlano di una vita cristiana. Quale oratorio ha più bambini? Quale festa è più seguita? Quale Messa è più frequentata? Quale parrocchia raccoglie più soldi? Questa esigenza di definire le cose, di misurare e di quantificare, di paragonare, mi pare profondamente sbagliata. La domanda da porsi vorrei che fosse quest’altra: come rimane la fede? Quale progresso fa il cammino di tutti?

A chi si vuole porre questa domanda, non mancheranno le forze per vedere il molto che c’è, i passi che si sono fatti e da questo bilancio nascerà la lode di Dio. Chi è e chi vuole essere un cristiano consapevole della situazione presente avrà la forza per vedere che Dio crea sempre cose nuove e belle. Le crea bene! Questa vorrei che fosse la consapevolezza che ci spinge ad uscire dalla logica della parrocchia e dalla logica dell’appartenenza ai gruppi, movimenti, istituzioni. Io vedo ancora troppo forte questo: se una cosa non parte dalla mia parrocchia, non ci vado! Se una iniziativa non proviene dal mio movimento, allora non ci vado! Però quando c’è una cosa della mia parrocchia o del mio movimento devo fare di tutto per andarci, per portare qualcun altro, per dire che le cose che faccio io sono meglio di quelle degli altri! Non va bene! Questo atteggiamento non va bene. Non solo non costruisce niente, ma è disgregante, fonte di discordia, divisivo. Per questo direi che è diabolico. Però c’è. C’è molto. Lo vediamo tutti e io come vedete ho il coraggio di dirlo. Con tutta la carità di cui sono capace dico: Santa Maria, non ti ritenere la migliore! San Pietro, non ti ritenere il cugino povero! San Giulio, non pensare di essere il custode della tradizione. Cl, non pensare di essere il movimento da seguire per forza, la regola da imporre. Acli, non siate chiuse su voi stesse, pensando di voler fare il contraltare di qualcuno. Associazioni, movimenti, non pensate che il vostro bisogno sia più forte di quello degli altri.

Santa Maria, San Pietro, San Giulio, Cl, Acli, associazionismo vario interpretate il tempo: nessuno ha giovani che confortino! Nessuno.

Santa Maria, San Pietro, San Giulio, Cl, Acli, associazionismo vario interpretate il tempo: abbiamo bisogno di gente appassionata di Vangelo.

Santa Maria, San Pietro, San Giulio, Cl, Acli, associazionismo vario interpretate il tempo: abbiamo bisogno di laici che siano collaboratori e non tappabuchi; protagonisti di una stagione di vita ecclesiale e non malati di protagonismo, cercando di supplire la mancanza dei preti per ottenere una visibilità o, peggio, qualche forma di potere.

Santa Maria, San Pietro, San Giulio, Cl, Acli, associazionismo vario interpretate il tempo e guardate il disastro educativo che abbiamo davanti.

Santa Maria, San Pietro, San Giulio, Cl, Acli, associazionismo vario interpretate il tempo e cercate di capire che il modello che abbiamo seguito fino ad ora, non ha avuto un grande esito e un grande successo.

Santa Maria, San Pietro, San Giulio, Cl, Acli, associazionismo vario interpretate il tempo e cerchiamo di vincere la sfida educativa.

Santa Maria, San Pietro, San Giulio, Cl, Acli, associazionismo vario interpretate il tempo e cerchiamo di formare una famiglia di credenti che abita ancora molte case, ma chiedendoci anche fino a quando.

Santa Maria, San Pietro, San Giulio, Cl, Acli, associazionismo vario interpretate il tempo e cerchiamo di costruire legami di fraternità, di stima, di sequela di Cristo, con quei criteri che abbiamo ricevuto da San Paolo: la Parola, la preghiera, l’Eucarestia, la carità.

Santa Maria, San Pietro, San Giulio, Cl, Acli, associazionismo vario interpretate il tempo, guardate che dobbiamo portare lo scandalo della Croce con Pietro, seguendo Pietro, ovvero il Papa e i pastori. Ecco cosa dico con il cuore e con tutta la stima per voi, Santa Maria, San Pietro, San Giulio, Cl, Acli, associazionismo vario.

Esercizio finale

Consapevoli di tutte queste cose, lascio a voi un esercizio finale:

  • Cosa so del mio tempo ecclesiale?
  • Come formo il mio sguardo sul tempo, sulla Chiesa, sulle realtà che viviamo tutti?
  • Se guardo a questi 15 anni di cammino insieme, per che cosa mi sento di ringraziare il Signore?
  • Quali benefici, quali passi avanti?
  • Quali pesi abbiamo portato e stiamo portando?
  • Quali ritardi? Quali negligenze, quali distanze ancora ci separano?
  • Come mi dispongo a vivere questo 15esimo anno di comunità nella lode del Signore?