6° Incontro – Canone della Riconciliazione2022-05-05T16:47:28+02:00

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Canone della Riconciliazione

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Ripresa

Ormai quasi alla fine del nostro itinerario, anzitutto, vogliamo dare qualche riferimento per le Preghiere Eucaristiche della Riconciliazione.  Anzitutto ricordo la recente composizione e l’occasione per cui queste Preghiere sono state scritte: l’Anno Santo 1975. In questo Anno Santo, infatti, si è voluto particolarmente sottolineare il tema della Riconciliazione e dell’incontro con la misericordia di Dio. Per questo sono nate due Preghiere che, all’origine, erano “ad experimentum”. Si consigliava il loro uso particolarmente nelle celebrazioni eucaristiche dove al centro era la riflessione sul tema del peccato, o nelle Messe per l’iniziazione dei ragazzi alla Riconciliazione, o, ancora, nel tempo della Quaresima o nei giorni penitenziali della Chiesa, proprio per il tema sviluppato da ciascuna di esse. All’origine erano le singole conferenze episcopali che potevano decidere quali delle due concedere per la celebrazione. Poi, in alcuni casi, come il nostro rito ambrosiano, si è finito per aggiungerle entrambe alle Preghiere del Messale. Soprattutto la seconda Preghiera Eucaristica compie uno sforzo considerevole per utilizzare un linguaggio moderno e vicino al modo di sentire del popolo stesso di Dio. È per questo che viene particolarmente apprezzata ed utilizzata.

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La preghiera eucaristica della riconciliazione I

Nel suo sviluppo questa Preghiera Eucaristica è molto simile alla Preghiera Eucaristica IV. Vediamo i tratti salienti di questa anafora.

  1. Il tema.

Anzitutto il tema di questa Preghiera. All’origine, come testo biblico sotteso, sta il profeta Osea. Forse ricorderete anche voi che il profeta aveva preso in moglie una prostituta, Gomer, la quale è lontana da Dio non tanto per il suo aspetto immorale, ma piuttosto perché non si interessa di Dio, vive una vita dove la ricerca del senso non incrocia mai la rivelazione di Dio e la storia della salvezza. Questa Preghiera Eucaristica vuole farci riflettere su questa particolare lontananza da Dio. La lontananza di chi non ritiene che Dio sia il compimento e il senso dei giorni dell’uomo, la lontananza di chi cerca altrove il compimento della sua esistenza, la lontananza di chi non vuole ammettere che Dio, in quanto creatore e Padre, è anche il senso dell’esistenza di ogni uomo. Il tema della Preghiera Eucaristica è, quindi, quello di introdurre questo peccatore in una nuova ricerca di Dio. Ricerca alla quale si può accedere proprio a partire dalla riflessione sulla sua misericordia. La porta per accedere ad una comprensione del mistero di Dio quale senso della propria esistenza è, dunque, il suo perdono. Partendo da una riflessione sul mio peccato, sulla mia lontananza da Dio, partendo dal fatto che ogni peccatore lontano dalla sua misericordia può dire che Dio non è l’orizzonte di senso dei propri giorni e passando attraverso l’incontro con Dio che perdona ogni mancanza e ogni offesa, posso scoprire Dio, senso dei giorni dell’uomo. In sintesi, possiamo dire che il tema, bellissimo, della Preghiera Eucaristica della Riconciliazione I è la ricerca del senso della vita. Tema di grandissima attualità perché vediamo anche noi che molti nostri contemporanei non trovano in Dio il senso della propria esistenza.

  1. I punti nodali.

La Preghiera Eucaristica si sviluppa con un triplice movimento:

  • l’accenno all’alleanza;
  • il peccato dell’uomo;
  • il non abbandono da parte di Dio.

L’uomo, sempre peccatore, è colui che infrange l’alleanza con Dio, legame così saldo che, però, nulla può spezzare, nemmeno il peccato, di qualsiasi fattispecie di peccato si tratti. Quando Dio non è percepito come senso della propria vita e dei propri giorni, l’alleanza ci viene presentata come un abbraccio di Dio, che offre se stesso e il suo mistero come nuova possibilità per il peccatore che si riconcilia con Lui di trovare il senso della propria esistenza. In questo testo si fa notare che è tutta “la famiglia umana” che è chiamata a trovare in Dio il proprio senso di esistenza. Guerre, divisioni, odi e tutto quanto gli uomini possono vivere non intaccano minimamente l’offerta di Dio, ovvero la sua misericordia, accesso al mistero nel quale tutto trova una composizione e un senso.

  1. Il post Sanctus.

Se questa è la situazione da cui si parte e sulla quale si vuole riflettere, ecco che, nel post Sanctus, ci viene ricordato che Dio “guarda” la condizione della famiglia umana e “infonde” nuova forza, perché il cammino degli uomini possa giungere alla meta, ovvero al recupero della dimensione del pieno senso dell’esistenza, in Lui.

  1. Il tema cristologico.

Questo possibile recupero è dato da Cristo e dal suo sacrificio. Ecco qui il cuore della Preghiera Eucaristica. Il testo insiste moltissimo sul tema della Croce, vera ancora di salvezza per il credente che vuole trovare in Cristo il senso della sua esistenza. Dal punto di vista teologico, quindi, questa Preghiera Eucaristica ci fa riflettere sul legame che esiste tra la Croce e la Santa Cena. Come spiega Brovelli, un liturgista proprio della nostra Diocesi, la cena di Cristo diventa ciò che “anticipa” e “spiega” il sacrificio della Croce. Poiché vero senso della vita di Cristo è riconciliare l’uomo con Dio nella sua Pasqua, egli sale sulla Croce. Al medesimo sacrificio è ammesso l’uomo ogni volta che celebra l’Eucarestia. Ogni volta che l’uomo partecipa a questo sacrificio, egli eleva la propria anima al piano delle cose di Dio e, per questo, può trovare il senso dei suoi giorni. Potremmo anche dire che, grazie alla partecipazione alla S. Messa e, soprattutto, nella Comunione eucaristica, l’uomo eleva se stesso al piano di Dio e, riconciliato con il Padre a causa del proprio peccato, può anelare alla vita eterna, vera meta del suo “pellegrinaggio” terreno. Si capisce bene che il testo ci offre una bellissima luce sul rapporto Eucarestia – Riconciliazione. È grazie al sacrificio di Cristo che la “famiglia umana” viene riconciliata con il Padre. Grazie alla sua Croce, ripresentata in ogni celebrazione dell’Eucarestia, l’uomo trova pace per i suoi giorni e attende il raggiungimento del senso pieno della sua vita che sarà la vita eterna. La perfetta comunione con Dio.

  1. Le intercessioni.

Ecco perché, infine, nelle intercessioni si prega per la riconciliazione nella famiglia umana. Se, come credenti, ci riteniamo riconciliati con Dio proprio a partire dal suo sacrificio e se vediamo nell’altro un fratello che pure cerca in Dio il compimento dei suoi giorni, è chiaro che l’impegno che scaturisce dalla celebrazione non può non essere quello di una fraternità dove vengono riconciliati tutti i peccati degli uomini. La divisione, l’incomprensione, l’incapacità di perseverare nell’unità sono esattamente ciò che viene rimosso dal cuore dei credenti riconciliati con Cristo. L’Eucarestia diventa così missione, impegno perché, anche con il proprio comportamento di uomo riconciliato con Dio, il credente possa divenire costruttore di unità e testimone che solo in Dio è il pieno e vero compimento di ogni esistenza. Ma, poiché la fragilità dell’uomo è sempre in agguato, ecco che il credente contempla l’escatologia, la vita eterna, come pieno possesso di tutti questi beni.

Come si vede un testo bellissimo che aiuta a cercare in Dio il compimento della propria esistenza.

La preghiera eucaristica della riconciliazione II

Se all’origine della Preghiera Eucaristica della Riconciliazione I sta un testo del profeta Osea, come abbiamo visto, alla base del secondo Canone della Riconciliazione sta, invece, una frase del profeta Isaia. Vediamo il perché.

  1. Il tema proprio del Canone della Riconciliazione II è la divisione che la famiglia umana prova nel corso della sua storia. Si dice molto esplicitamente che il mondo è “lacerato da divisioni e discordie”. Il punto di partenza del testo non è, quindi, teologico ma esperienziale. L’uomo, ogni giorno, fa esperienza delle divisioni e discordie che lacerano il mondo. Sia dal proprio punto di vista, ossia dal punto di vista personale – sono le divisioni che ogni uomo vive nella propria esistenza, le discordie con amici, fratelli, parenti che ciascuno ha, ad essere oggetto primo di questa affermazione – sia dal punto di vista globale, mondiale, umano – si fa riferimento, quindi, agli odi razziali, alle divisioni tra i popoli, alle guerre che infestano, da sempre, il mondo – . L’uomo, con la sua esperienza di divisione, con la sua esperienza di odio, con questa dimensione di “non senso” della vita, si pone davanti a Dio e celebra l’Eucarestia. È bellissima questa prospettiva che Papa Francesco traduce ricordandoci che l’Eucarestia è il viatico per i peccatori e non il premio per i santi. È poiché siamo peccatori, è poiché siamo divisi, è poiché non sappiamo perseverare nell’unità che Dio ci dona suo Figlio come causa e principio di unità.
  1. Di qui il compito dell’uomo, che viene esplicitato con tre immagini: la riapertura del dialogo tra nemici; il darsi la mano tra avversari; l’incoraggiamento che deve essere espresso ai popoli perché possano incontrarsi. Come si dirà poi nell’anamnesi e nelle intercessioni, l’unità, la riconciliazione, la riapertura del dialogo… non sono date dal cielo, ma corrispondono in maniera vera, propria e reale, ad un compito che l’uomo deve cercare di svolgere e al quale deve rispondere. Per questo è data l’Eucarestia, perché la debolezza dell’uomo possa trovare un appiglio grazie al quale trovare un punto fermo che sappia risollevarlo dalla sua infermità. Poiché la fragilità dell’uomo è sempre in agguato e non gli permette di trovare quella riunione, quella pace, quella riconciliazione di cui pure ha il compito, si capisce perché la Preghiera Eucaristica ha una chiara teologia escatologica. Sarà solo nella visione piena di Dio, che raggiungeremo nel passaggio della morte, che potrà essere piena, reale e definitiva la riconciliazione, l’unità, la concordia che andiamo cercando in questo mondo. Realtà che, ora, non può essere anticipata in maniera stabile. L’Eucarestia è segno di tutto questo, è già rimando ad un tempo che ha ancora da venire e nel quale tutte queste cose potranno essere pieno “possesso”. Ovviamente la logica è quella del dono. Quando Dio sarà tutto in tutti, pace e riconciliazione saranno il dono che Dio riserverà a ciascuno.

Dietro questo testo sta proprio l’espressione del profeta Isaia: “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci. Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo e nessuno si eserciterà più nell’arte della guerra”. Non sono parole utopiche, non è visione utopica questa. Piuttosto è parola e visione profetica. Altro è il tempo nel quale essa si realizzerà, il tempo dell’eternità, quando tutti, perfettamente riconciliati con il Padre, entreranno nella sua dimensione di gloria.

  1. L’Eucarestia “pegno di amore”.

Riprendendo un’anafora antichissima, quella di “Addai e Mari”, il testo parla dell’Eucarestia pegno di amore. Come avvicinarci a quel tempo di gloria? Come costruire tutto questo? Solo con l’Eucarestia, pegno di amore di Dio e strada per giungere a quella gloria che verrà. La Chiesa, dunque, obbediente al comando di Cristo, accoglie questo pegno di amore e fa dell’Eucarestia il richiamo al senso di salvezza che deve scaturire per tutti. Il credente, potremmo dire, si accosta all’Eucarestia che è pegno di salvezza e fa di essa la sorgente della gioia, dell’unità e della pace per tutti i suoi giorni.

  1. Le intercessioni.

Un’ultima particolarità interessante di questo testo è la missione che viene affidata alla Chiesa. Poiché la Chiesa custodisce e venera l’Eucarestia, che è pegno di amore per la riconciliazione dei peccatori e per l’unificazione di tutti in un popolo solo, la Chiesa diviene, al tempo stesso, promotrice di unità e di pace. Ovviamente noi tutti conosciamo una Chiesa che è essa stessa lacerata, che è essa stessa divisa e, se studiassimo la storia ecclesiastica, riconosceremmo che, nelle epoche passate, sono state moltissime le occasioni di confronto e di divisione tra i membri della Chiesa. Dalla celebrazione della Messa, dalla Comunione che si riceve, dall’utilizzo di questo testo, deriva, quindi un impegno rinnovato che deve essere portato avanti da tutti, perché si possa giungere a questa riunificazione e a questa pace che, nel rito, vengono promesse. Potremmo anche dire così: poiché la Chiesa stessa si riconosce bisognosa di unità e di pace, celebra il Sacramento e prega affinché, davvero, essa sia, nel mondo, promotrice di pace e di riconciliazione. Questo compito non spetta solo alla Chiesa in quanto tale, non spetta solo all’istituzione Chiesa, ma ad ogni fedele. Tutti i battezzati che vogliono proseguire il loro cammino, che si riconoscono figli di Dio, che celebrano la Messa e ricevono l’unico pane di vita, devono disporre se stessi ad essere strumento di riconciliazione e di pace, per tutto quello che è nelle loro disponibilità. L’anafora, che conclude con un richiamo al banchetto eterno imbandito nei cieli da Dio, rimanda, quindi, all’ “escaton” come perfetto compimento di ciò che, ora, è, in qualche modo, solo anticipato.

Conclusione sulle preghiere eucaristiche

Ormai abbiamo visto tutti i testi che sono in uso nella Chiesa per consacrare il pane e il vino, reale presenza di Cristo tra noi. Ci sarebbero, è vero, anche le Preghiere Eucaristiche dei fanciulli, ma questi testi, dopo aver conosciuto ampia diffusione negli anni 70, sono ormai un poco desueti e poco utilizzati anche nelle nostre parrocchie. Cosa dire in conclusione di questa catechesi?

  • La conoscenza delle Preghiere Eucaristiche e della loro teologia ci ha portato a conoscere come la Chiesa, per celebrare e rivivere il momento più sacro di ogni celebrazione eucaristica, usi parole molto pregnanti, studiate nel corso dei secoli, che riflettono su vari aspetti della teologia eucaristica e della vita della Chiesa.
  • Ogni Eucarestia ci riporta nel cenacolo e ci rende contemporanei di Cristo. Per questo motivo la celebrazione eucaristica non è mai solo un “ricordo” di ciò che Cristo fece, ma è attualizzazione, nell’oggi della storia, dell’unico sacrificio redentore. La ripetizione, in ogni Preghiera Eucaristica, delle parole della cena che il sacerdote dice “in persona Christi”, dicono il nostro essere presenti nel cenacolo o, meglio, trasformano ogni nostra chiesa in un cenacolo nel quale lo stesso Cristo si immola per noi.
  • La Preghiera Eucaristica ci proietta sempre ad amare il nostro tempo. Sapendo che questo nostro tempo è il tempo nel quale Cristo viene a condividere la vita degli uomini, sapendo che questo mondo è il luogo della presenza di Cristo, tutti noi siamo invitati a considerare la bellezza e la forza della sua presenza, per diventare missionari del suo amore e di tutti gli effetti che la celebrazione dell’Eucarestia porta con sé.
  • La Preghiera Eucaristica potrebbe essere vista dai fedeli come il momento nel quale si è un po’ più passivi, il momento nel quale non è prevista una partecipazione guidata all’Eucarestia. Non è così! Il momento del cenacolo, nel quale anche noi ci troviamo, diventa il momento del dialogo intimo e della partecipazione intima. Non ci sono parole o preghiere “preconfezionate” da dire. Ciascuno ha un po’ il suo metodo e la sua forma. Si possono ripetere parole della scrittura, si possono dire parole della Chiesa, si può parlare con il Signore liberamente. L’importante è che chiediamo ciò che ci sta a cuore e ciò che la Chiesa ci fa chiedere. Sarebbe un atteggiamento poco produttivo e poco edificante lo stare passivi ad ascoltare parole che si ripetono in ogni celebrazione eucaristica.

Sta a ciascuno di noi, adesso, vivere con maggior frutto la partecipazione all’Eucarestia. Se devono nascere i frutti che ogni Preghiera Eucaristica ci ha insegnato a chiedere, ciò dipende anche da noi!

I testi

PREGHIERA EUCARISTICA DELLA RICONCILIAZIONE I

CP È veramente cosa buona e giusta
rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo,
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Tu non ti stanchi mai di chiamarci
alla pienezza della vita;
ricco di misericordia, continui a offrire il perdono
e inviti i peccatori a confidare solo nella tua benevolenza.
Molte volte abbiamo infranto la tua alleanza,
ma tu, per mezzo di Gesù, tuo Figlio e nostro redentore,
invece di abbandonarci
hai stretto un nuovo vincolo di carità
con la famiglia umana,
un vincolo così saldo che nulla potrà spezzare.
Anche a noi offri oggi un tempo
di grazia e di riconciliazione,
perché affidandoci unicamente alla tua misericordia
ritroviamo la via del ritorno a te,
e aprendoci all’azione dello Spirito Santo
viviamo in Cristo la vita nuova,
nella lode perenne del tuo nome
e nel servizio dei fratelli.
Per questo, pieni di stupore, o Padre,
esaltiamo la potenza del tuo amore
e, confessando la nostra gioia per la salvezza,
con la moltitudine dei cori celesti
cantiamo senza fine l’inno della tua gloria: Santo…

Il sacerdote, con le braccia allargate, dice:

CP Veramente santo, sei tu, o Padre,
che fin dalle origini del mondo
continui la tua opera,
per renderci santi come tu sei santo.

Congiunge le mani e, tenendole stese sulle offerte, dice:

CC Guarda i doni del tuo popolo
ed effondi su di essi la potenza del tuo Spirito,

congiunge le mani e traccia un unico segno di croce sul pane e sul calice, dicendo:

perché diventino il Corpo e ✠ il Sangue

congiunge le mani

del tuo amatissimo Figlio, Gesù Cristo,
nel quale anche noi siamo tuoi figli.

Eravamo perduti
e incapaci di accostarci a te,
ma tu ci hai dato la prova suprema
del tuo amore,
quando il tuo Figlio, il solo giusto,
consegnò se stesso alla morte
e per noi si lasciò inchiodare al legno della croce.
Prima di stendere le braccia
tra il cielo e la terra,
in segno di perenne alleanza,
egli volle celebrare la Pasqua con i suoi discepoli.

Nelle formule seguenti le parole del Signore si pronuncino con voce chiara e distinta, come è richiesto dalla loro natura.

Mentre cenava,

prende il pane, e tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue:

prese il pane
ti rese grazie con la preghiera di benedizione,
lo spezzò, lo diede loro e disse:

si inchina leggermente,

PRENDETE, E MANGIATENE TUTTI:
QUESTO E IL MIO CORPO
OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI.

Presenta al popolo l’ostia consacrata, la depone sulla patena e genuflette in adorazione.

Poi riprende:

Allo stesso modo, dopo aver cenato,
sapendo che avrebbe riconciliato tutto in sé
nel Sangue sparso sulla croce,

prende il calice e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue:

prese il calice colmo del frutto della vite,
di nuovo ti rese grazie,
lo diede ai suoi discepoli e disse:

si inchina leggermente,

PRENDETE, E BEVETENE TUTTI:
QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE
PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA,
VERSATO PER VOI E PER TUTTI
IN REMISSIONE DEI PECCATI.
FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME.

Presenta al popolo il calice, lo depone sul corporale e genuflette in adorazione.

Quindi, il sacerdote canta o dice:
CP Mistero della fede.

Il popolo prosegue acclamando:
Annunciamo la tua morte, Signore,
proclamiamo la tua risurrezione,
nell’attesa della tua venuta.

oppure:
Ogni volta che mangiamo di questo pane
e beviamo a questo calice
annunciamo la tua morte, Signore,
nell’attesa della tua venuta.

oppure:
Tu ci hai redento con la tua croce
e la tua risurrezione:
salvaci, o Salvatore del mondo.

Quindi, con le braccia distese in forma di croce, il sacerdote continua:

CC Celebrando il memoriale
della morte e risurrezione dagli inferi
del tuo Figlio, nostra Pasqua e nostra pace,
in attesa del giorno beato
della sua venuta alla fine dei tempi,
offriamo a te, Dio vero e fedele,
questo sacrificio
che riconcilia nel tuo amore l’umanità intera.

Con le braccia allargate, prosegue:

Guarda, con benevolenza,
Padre clementissimo,
coloro che ricongiungi a te
nel sacrificio del tuo Figlio,
e fa’ che, partecipando all’unico pane e all’unico calice,
per la potenza dello Spirito Santo
siano riuniti in Cristo in un solo corpo,
che non conosca divisione e discordia.

1C Custodisci tutti noi in comunione di fede e di amore
con il nostro papa N. e il nostro vescovo N. *
Aiutaci ad attendere insieme l’avvento del tuo regno
fino al giorno in cui staremo davanti a te
santi tra i santi, nella dimora del cielo,
con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio,
gli apostoli, sant’Ambrogio e tutti i santi,
con i nostri fratelli e sorelle defunti
che affidiamo alla tua misericordia.

* Qui è permesso nominare anche il vescovo coadiutore o ausiliari.

Allora, liberati ormai dalla ferita della colpa,
e fatti pienamente nuova creatura,
canteremo con gioia l’inno di ringraziamento

congiunge le mani

che sale a te dal tuo Cristo vivente in eterno.

Prende con una mano la patena su cui è l’ostia, e con l’altra il calice, ed elevandoli insieme, canta o dice:

CP Per Cristo, con Cristo e in Cristo,
CC a te, Dio Padre onnipotente
nell’unità dello Spirito Santo
ogni onore e gloria
per tutti i secoli dei secoli.

Il popolo acclama:
Amen.

PREGHIERA EUCARISTICA DELLA RICONCILIAZIONE II

CP È veramente cosa buona e giusta
renderti grazie e innalzare a te le nostre lodi,
Dio Padre onnipotente,
per i prodigi che operi in questo mondo
per mezzo di Gesù Cristo, Signore nostro.
In un mondo lacerato da lotte e discordie
riconosciamo la tua opera
che piega la durezza dei cuori
e li rende disponibili alla riconciliazione.
Con la forza del tuo Spirito
agisci nell’intimo dei cuori,
perché i nemici si aprano al dialogo,
gli avversari si stringano la mano
e i popoli si incontrino nella concordia.
Per tuo dono, o Padre,
la ricerca sincera della pace
estingue le contese,
l’odio è vinto dall’amore,
la vendetta è disarmata dal perdono.
E noi, uniti agli angeli, cantori della tua gloria,
innalziamo con gioia
l’inno di benedizione e di lode: Santo…

Il sacerdote, con le braccia allargate, dice:

CP Padre onnipotente, noi ti benediciamo
per Gesù Cristo, Figlio tuo,
venuto nel tuo nome:
egli è per tutti la Parola che salva,
la mano che tendi ai peccatori
la via che ci guida alla tua pace.
Quando ci siamo allontanati da te a causa del peccato,
tu ci hai riconciliati per mezzo del tuo Figlio,
consegnato alla morte per noi,
perché, nuovamente rivolti a te,
ci amassimo gli uni gli altri come lui ci ha amati.

Congiunge le mani e, tenendole stese sulle offerte, dice:

CC Per questo mistero di riconciliazione
ti supplichiamo:
santifica questi doni
con l’effusione del tuo Spirito

congiunge le mani, e traccia un unico segno di croce sul pane e sul calice, dicendo:

perché diventino il Corpo e ✠ il Sangue del tuo Figlio
che ci ha comandato di celebrare questi misteri.

Congiunge le mani.

Nelle formule seguenti, le parole del Signore si pronuncino con voce chiara e distinta, come è richiesto dalla loro natura.

Egli, venuta l’ora di dare la vita
per la nostra liberazione,
mentre cenava,

prende il pane e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue:

prese il pane nelle sue mani,
ti rese grazie con la preghiera di benedizione,
lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse:

si inchina leggermente,

PRENDETE, E MANGIATENE TUTTI:
QUESTO È IL MIO CORPO
OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI.

Presenta al popolo l’ostia consacrata, la depone sulla patena e genuflette in adorazione.

Poi prosegue:

Allo stesso modo,
in quella sera,

prende il calice e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue:

prese nelle sue mani il calice della benedizione
e, confessando la tua misericordia
lo diede ai suoi discepoli e disse:

si inchina leggermente,

PRENDETE, E BEVETENE TUTTI:
QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE
PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA,
VERSATO PER VOI E PER TUTTI
IN REMISSIONE DEI PECCATI.
FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME.

Presenta al popolo il calice, lo depone sul corporale e genuflette in adorazione.

Quindi, il sacerdote canta o dice:
CP Mistero della fede.

Il popolo prosegue acclamando:

Annunciamo la tua morte, Signore,
proclamiamo la tua risurrezione,
nell’attesa della tua venuta.

oppure:

Ogni volta che mangiamo di questo pane
e beviamo a questo calice
annunciamo la tua morte, Signore,
nell’attesa della tua venuta.

oppure:

Tu ci hai redento con la tua croce
e la tua risurrezione:
salvaci, o Salvatore del mondo.

Quindi, con le braccia distese in forma di croce, il sacerdote dice:

CC Celebrando il memoriale
della morte e risurrezione del tuo Figlio,
ti offriamo, o Padre,
il sacrificio della perfetta riconciliazione,
che egli ci ha lasciato come pegno del suo amore
e che tu stesso hai posto nelle nostre mani.

Con le braccia allargate, prosegue:

Ti preghiamo umilmente, Padre santo:
accetta anche noi con l’offerta del tuo Figlio,
e nella partecipazione a questo convito di salvezza
donaci il tuo Spirito,
perché sia tolto ogni ostacolo
sulla via della concordia.

1C Egli renda la tua Chiesa
segno di unità tra gli uomini
e strumento della tua pace,
e ci custodisca
in comunione con il nostro papa N., il nostro vescovo N., *
il collegio episcopale e l’intero tuo popolo.
Accogli nel tuo regno i nostri fratelli e le nostre sorelle,
che si sono addormentati nel Signore,
e tutti i defunti dei quali tu solo hai conosciuto la fede.

* Qui è permesso nominare anche il vescovo coadiutore o gli ausiliari.

2C Tu che ci hai convocati intorno alla mensa del tuo Figlio,
raccogli in unità gli uomini di ogni stirpe e di ogni lingua,
insieme con la Vergine Maria, gloriosa Madre di Dio,
con gli apostoli, con sant’Ambrogio e tutti i santi
nel convito della Gerusalemme nuova,
dove splende la pienezza della pace,

congiunge le mani

in Cristo Gesù, Signore nostro.

Prende con una mano la patena su cui è l’ostia, e con l’altra il calice, ed elevandoli insieme, canta o dice:

CP Per Cristo, con Cristo e in Cristo,
CC a te, Dio Padre onnipotente,
nell’unità dello Spirito Santo,
ogni onore e gloria
per tutti i secoli dei secoli.

Il popolo acclama:
Amen.