Il Paraclito2022-03-17T20:11:05+01:00

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Il Paraclito

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Introduzione

Il capitolo 16 è difficilissimo, soprattutto per il suo contenuto: la venuta del Paraclito. Si trovano qui diversi materiali sul Paraclito che la redazione finale del Vangelo ha concentrato insieme e che ha voluto rileggere alla luce dell’ultima cena che è la grande luce che anche noi abbiamo acceso su tutti questi discorsi del Signore.

La struttura

Per quanto riguarda la struttura di questa sezione del Vangelo, procederemo in modo molto semplice:

  • Vv 1-4: il collegamento con il capitolo 15
  • Vv 4-15
    1. Vv-5-7 partenza di Gesù e tristezza dei discepoli
    2. Vv 8-11 il Paraclito contro il mondo
    3. Vv 12-15 il Paraclito guida i discepoli
  • Vv 16-33
    1. Vv 16-22 i discepoli rivedranno il Signore e i rallegreranno
    2. Vv 23-33 i privilegi del discepolo

1° SEZIONE

Il collegamento con il precedente discorso

Propriamente i primi versetti del capitolo, 1-4 fanno parte dell’unità letteraria del capitolo 15, ma li abbiamo lasciati uniti al capitolo 16 per tenere l’unità tematica proposta dalla Bibbia di Gerusalemme. Questi versetti sono da comprendere sempre nella luce dell’ultima cena che è il contesto narrativo a cui appartengono tutti questi discorsi. Il Signore sa che l’odio nei suoi confronti è ormai giunto all’apice. Sa cosa sta per avvenire. Sa quale odio si scaricherà su di lui pochissime ore dopo. Questo medesimo odio è quello che si riverserà sempre sulla vita del discepolo, cioè sulla vita di coloro che crederanno nel suo nome anche attraverso l’opera di predicazione della fede dei discepoli. È chiaro i monito del v 4°: il Signore ne parla perché quando questo odio diventerà attuale, il discepolo non abbia a stupirsi di queste cose. È il primo e più importante punto di luce del capitolo. Giovanni quando scrive queste cose le vede già tutte in atto. Agli appartiene ad una chiesa che è fortemente attaccata. Vede la persecuzione che, di fatto, ha già fatto morire molti dei suoi compagni di discepolato. Per questo ricorda che quello che è accaduto è esattamente quello che il Signore aveva detto.

La partenza di Gesù e la tristezza del discepolo

È la prima sezione vera e propria di questo capitolo. Il vero punto centrale dell’ insegnamento che regge poi tutte le altre cose che verranno dette è che Gesù insegna che la sua presenza fisica e la presenza del Paraclito non sono compatibili. Come Giovanni aveva già scritto nel capitolo 7 del Vangelo, che noi non abbiamo commentato perché non è parte della lectio divina di quest’anno. Gesù insegna che il Paraclito verrà quando Lui non ci sarà più e cioè dopo la sua morte. Ricordo a tutti che,  nel Vangelo di Giovanni, il dono dello Spirito Santo al mondo avviene proprio quando il Signore “emise lo spirito”, cioè morì. Nella morte del Signore è compreso anche questo dono indicibile, inesauribile che è il dono dello Spirito Santo fatto al mondo perché possa essere la sua presenza quando non sarà più possibile la presenza fisica. Ecco perché Gesù dice che tutte le cose che sta dicendo, in fondo, le ha già dette. Ma, mentre in altri momenti non erano attuali perché Lui era presente, ora lo diverranno, perché Lui sta per andarsene e sarà lo Spirito a venire in aiuto dei discepoli, in primis, ma, poi, di tutti coloro che credono. Il Paraclito è, propriamente, la presenza di Gesù assente. Giovanni condensa in questi versetti altre due sottolineature decisamente importanti. La prima è che i discepoli non chiedono al Signore: “dove vai”? come ricorderete questa domanda era stata posta in forma esplicita nel capitolo 15. Dunque i discepoli hanno già posto questa domanda. Ora non la pongono più perché stanno ascoltando la rivelazione del Signore, pur senza capirla fino in fondo. Il clima è quello che sorregge questa domanda, ma non è più posta esplicitamente perché il contesto è drammatico. Il discepolo già soffre per ciò che il Signore sta dicendo. Il suo silenzio circa questa questione è emblematico.

La seconda sottolineatura. Gesù dice chiaramente che è “un bene” che lui se ne vada. Questa espressione intende dire che, poiché il Paraclito è incompatibile con la sua presenza fisica e, dal momento che è necessario al discepolo il dono dello Spirito per capire ciò che la sua rivelazione ha introdotto, è un “bene” che lui se ne vada così che, venendo lo Spirito, possa rendere forte, nel cuore di ogni discepolo, tutto il contenuto della rivelazione.

Il Paraclito contro il mondo vv. 8-11

Questi tre versetti hanno una forte unione tra di loro e sono profondissimi. Tutti nascono dalla domanda centrale nel Vangelo di Giovanni: cos’è il peccato? Al di là delle fattispecie, anche personali, che il peccato può assumere, il peccato, per l’evangelista è, in sostanza, il non riconoscere Gesù. Quando c’è peccato? Quando c’è la non conoscenza di Gesù. Quando non lo si riconosce presente come l’inviato del Padre. Quando non lo si riconoscerà come la luce del mondo. Ecco il tema forte che spiega ciascun versetto. Il Paraclito, quando verrà, farà capire che il peccato è stato condannare Gesù, volerlo escludere dal mondo, rinnegare la sua presenza e la sua rivelazione di amore.  Ecco il triplice compito del Paraclito:

  1. Convincere il mondo quanto al PECCATO. Cioè rendere l’uomo pienamente consapevole del fatto che ogni peccato nasce dal non riconoscere Gesù. Provate a vedere come questo è vero nella nostra vita e nella vita del nostro mondo.
  2. Quanto alla GIUSTIZIA. Il Paraclito ha il compito di rimandare sempre alla risurrezione del Signore, che è il manifestarsi della giustizia di Dio. L’uomo, nel suo peccato, decidere di togliere di mezzo, anche fisicamente, Gesù. Il Paraclito è la forza con cui Dio fa risorgere il Figlio dai morti, riportandolo alla vita in Dio. Questa è la giustizia di Dio. All’ingiustizia degli uomini, Dio risponde con la sua giustizia che è risurrezione e vita.
  3. Quanto al GIUDIZIO, perché ogni uomo è già giudicato per il suo riconoscere o non riconoscere Gesù. Chi riconosce Gesù è l’uomo spirituale che si apre al mistero del Padre, chi non riconosce il Signore è l’uomo ingiusto, che si chiude al Padre e che non opera per la conoscenza del Signore.

Questa parte del capitolo 16 rimanda, ancora una volta al prologo. Già nel Prologo San Giovanni aveva anticipato questa eterna lotta della luce contro le tenebre. L’ora nella quale stiamo entrando è l’ora delle tenebre. L’ora della gloria sarà l’ora della risurrezione, chi crederà a questa rivelazione del Signore sarà salvato per l’eternità. Chi non crederà a questa rivelazione, sarà per sempre nell’errore, benché sempre sotto la misericordia che Dio riserva ai peccatori. Come sempre San Giovanni è chiarissimo e logico nel suo procedere.

Il Paraclito guida i discepoli 12-15

Così giungiamo alla conclusione di questa prima parte del capitolo. I discepoli saranno riconoscibili da tutti perché su di loro sarà particolarmente presente l’azione dello Spirito Paraclito, che guiderà la loro predicazione e la loro testimonianza perché possa tutta essere rivolta al Signore. È da questo che i discepoli trarranno la loro forza: essi saranno sempre e costantemente sotto la guida del Risorto, che li riporterà “alla verità tutta intera”, cioè permetterà loro di ricordare fatti di vita e parole del Signore che continueranno ad essere luce per il mondo. Non solamente i 12 sono oggetto di questa guida, ma “tutti i discepoli”, cioè tutti coloro che, nel corso della storia, opereranno nel nome del Risorto per rendere comprensibile a tutti la sua rivelazione di amore. In sostanza potremmo dire che è il Paraclito che spiegherà alla generazione futura chi è Gesù. È esattamente questo quello che sta avvenendo in noi questa stessa sera, mentre siamo radunati per la nostra lectio divina. È la presenza di Gesù risorto che sta parlando a noi e che sta rendendo noi sempre più forti nella comprensione del Signore.

2° SEZIONE

I discepoli rivedranno Gesù e si rallegreranno vv 16-22

Entriamo così nella seconda sezione del discorso e, quindi, della lectio, dove centrale è il v 16 che ripropone anche a noi la domanda del discepolo: “cos’è questo un poco di cui parla?”.

La prima risposta viene se noi illuminiamo il contesto. Siamo nell’ultima cena, siamo esattamente nel momento in cui la cena è già stata consumata e ci si sta per trasferire nell’orto degli ulivi. È in questo momento che Gesù dice queste parole insegnando che tra “poco”, accadrà tutto ciò che è stato predetto, metteranno le mani sul Figlio dell’uomo e lo uccideranno. Dunque c’è un’imminenza dell’ora, un’imminenza rispetto ai fatti che stanno per accadere e che non possono più essere fermati. Al discepolo che sta gioendo perché è in presenza del Signore e perché sta ascoltando la sua parola, Gesù ricorda che tutto quello di cui sta godendo durerà ancora per poco.

Una risposta molto più profonda viene se consideriamo il tempo in cui è stato scritto il vangelo. Siamo ormai molto lontani da quei giorni. La chiesa si sta diffondendo, le comunità cristiane sono già una realtà, come è anche reale la persecuzione e il contesto polemico in cui la chiesa sta annunciano il vangelo. Anche le apparizioni del risorto si stanno allontanando nel tempo, i discepoli sono già quasi tutti morti. Ecco che Giovanni comprende che il Risorto che è stato presente nelle loro vite, è stato con loro solo per “un poco”. Ma ci sarà un tempo nel quale la sua presenza sarà definitiva per tutti. Sarà l’eternità. Giovanni comprende che a lui tocca ancora lottare contro tutte le cose del tempo. Nemmeno lui è con il Signore per sempre e nell’eternità, almeno non ancora. La sua vita è ancora in attesa di quella visione definitiva che è data ad ogni credente. Qualsiasi consolazione che è nel tempo è temporanea. L’unica visione definitiva, sarà quella dell’eternità. Qualsiasi esperienza nel tempo è “per un poco”, solo la visione eterna è per sempre. Il Paraclito ci sostiene fino a quel tempo.

Di qui, proprio perché la vita dell’uomo è tutta protesa all’eternità, “se chiederete al Padre qualcosa nel mio nome, egli ve la darà”. Il Padre dona tutto ciò che è necessario per superare questo “un poco” che è la forma atipica della vita nel tempo e per giungere a quel “per sempre” che è l’eternità. È una consolazione dolcissima che il Signore dona nell’imminenza del “disastro” che sarà la sua passione e morte.

A riprova di quello che sta dicendo, Gesù cita un’esperienza capibile da tutti e, soprattutto, dalle donne: l’esperienza del parto. Come una donna teme le doglie del parto e soffre nel parto ma, poi, quando tiene in braccio il suo figlio non tiene più conto di ciò che ha passato, così è per il discepolo che, nel tempo, deve affrontare l’ostilità e l’odio che è stato riservato allo stesso Signore Gesù ma, passato questo “poco”, otterrà la consolazione eterna del regno dei cieli. Il riferimento non è però solo esperienziale, ma rimanda anche alla visione della Vergine che partorisce il Figlio dell’Apocalisse. Il riferimento è, quindi, anche a Maria che soffre nella passione per essere coronata di luce nell’eternità, la “donna vestita di sole”.

Così San Giovanni è in grado di dire ciò che più gli sta a cuore in questo momento e cioè che la gioia di Gesù esiste già in tutta la sofferenza del mondo. È con questa consolazione fortissima del cuore che Giovanni apre all’ultima sezione del capitolo.

I privilegi del discepolo vv 23-33

Così San Giovanni intende concludere questo lungo capitolo dedicato al Paraclito. Egli risponde alla domanda: quali sono i privilegi del discepolo che attende questa gioia piena? In sostanza: come fa il discepolo ad andare avanti nel mondo?

  1. Il primo privilegio: essere in intimità con Dio. Se il discepolo deve rispondere ed anche resistere all’odio che incontrerà nel mondo, non sarà solo ma l’intimità con Dio che egli sperimenterà grazie al Paraclito sarà il sostegno nel suo cammino e per la sua testimonianza.
  2. Il secondo privilegio: comprendere che Gesù è la rivelazione del Padre. Il secondo privilegio del discepolo sarà proprio questo: avere quella comprensione che altri rifiutano e che abbiamo detto essere il vero peccato del mondo.

Grazie a questi ultimi due passaggi possiamo comprendere l’ultima tesi di questa sezione del Vangelo: grazie allo Spirito Santo, il Padre non abbandonerà il discepolo a sé stesso ma darà al discepolo la stessa forza che ha dato al Signore Gesù per sostenere la sua lotta con il mondo.

Come Gesù ha “vinto il mondo”, così il discepolo potrà vincere il mondo nel nome di Cristo.

Per noi

Credo davvero che questa catechesi sullo Spirito Santo ci riconcili, anzitutto, con un testo difficilissimo che noi leggiamo nel tempo pasquale e che, credo, ci lasci sempre un po’ perplessi o un po’ distanti dalla Parola! Come abbiamo visto, invece, il testo vuole essere di grandissima consolazione per il credente che lotta, prega, spera nel tempo. Quindi questa sera tutti dobbiamo uscire da questa lectio divina sorretti dallo Spirito Santo che ci aiuta anche a ripercorrere il cammino della Pasqua che stiamo facendo in questo tempo di quaresima.

Per la preghiera:

  • Come invoco lo Spirito Santo?
  • Cosa mi ha più impressionato nel discorso di Giovanni?
  • Cosa temo maggiormente di queste parole?
  • Sono pronto anch’io a riconoscere Gesù nel mio tempo per sperimentare sempre la sua protezione?

Impegno del mese

Invoco lo Spirito di Dio per celebrare bene la Pasqua del Signore.

Buona preghiera.