Project Description
Introduzione
In questa quinta serata ci addentriamo nella seconda tavola dei comandamenti che abbiamo già iniziato la volta scorsa. Come è tradizione, infatti, sulla prima tavola dei comandamenti stanno le prime tre “parole” di Dio, i primi tre comandamenti, quelli che regolano il rapporto con Dio, nella seconda, invece, quelle che regolano il rapporto con il prossimo. Come sempre guardiamo, anzitutto, al testo.
Il testo
Esodo 20
13Non ucciderai.
Deuteronomio 5
13Non ucciderai.
Lectio
Come ben si vede, il testo è assolutamente identico.
- La prima nota di lectio che voglio far notare è che il 5° comandamento è pensato un po’ come il primo della serie che riguarda i rapporti con gli altri uomini. Se i primi tre comandamenti sono tutti, come abbiamo detto, per Dio, il quarto è per la famiglia, come prima realtà da salvaguardare e da tenere sempre in grandissima considerazione. Così che il 5° comandamento risulta un po’ il primo della serie per regolare i rapporti con gli altri uomini. Ne deriva che è un po’ il parallelo del primo comandamento. Come il primo riguarda l’esistenza di Dio, il 5° riguarda l’esistenza degli uomini. Come il primo ci dice che Dio è il Vivente, Colui che ha la vita in sé e Colui che dona la vita agli uomini, così il quinto ci dice che il primo valore da rispettare è la vita degli uomini. L’uomo è chiamato, prima di tutto e anzitutto, al rispetto solenne della vita. Quando sei di fronte ad un altro uomo, sei di fronte ad una creatura voluta da Dio, a cui Dio ha dato la vita, per questo non ti è mai lecito nuocere, non ti è mai lecito toccare la vita degli altri.
- Se questo è il punto di partenza, occorre tornare con la mente subito al libro della Genesi per una prima considerazione. Ogni uomo, ogni donna, è creato ad immagine e somiglianza di Dio. Non c’è altra creatura che assomigli a Dio quanto l’uomo. Sebbene tute le creature siano buone e volute da Dio, l’uomo rappresenta l’apice della creazione e lui solo è immagine e somiglianza dell’Altissimo. Ecco perché l’uomo è chiamato al rispetto di ogni forma di vita, certamente, ma massimamente della vita dell’uomo. C’è, in questo richiamo, anche una forma di difesa della propria vita. Se io sono chiamato a rispettare la vita degli altri perché gli altri sono immagine e somiglianza di Dio, è anche vero il contrario, gli altri devono rispettare la mia vita perché anch’io sono immagine e somiglianza di Dio. C’è una sorta di parallelismo, una sorta di difesa anche della propria persona e della propria vita in tutto questo.
- L’insegnamento della Genesi è anche dato dal capitolo 4, il famosissimo episodio di Caino e Abele. Episodio che riflette sulla cattiveria dell’uomo che da sempre, dalle origini, mette la mano contro l’altro, fratello contro fratello. Il racconto vuole insegnare questo. Alla domanda: perché il male tra uomini? Perché il male tra un uomo e suo fratello? Donde il non rispetto della vita? La Genesi risponde: è così da sempre. C’è una cattiveria insita nell’uomo che lo porta a non considerare l’altro come persona, a stendere la mano sull’altro, sopprimere la vita di chi viene percepito come nemico. Ecco il perchè dell’insegnamento di Dio che, di fronte a Caino omicida domanda: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! 11Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano”. Il sangue dell’uomo “grida vendetta” al cospetto di Dio. È un modo per dire che Dio si rende garante della vita di tutti. La vita, che è dono di Dio, è destinata a tornare a Dio. Chi avrà messo la mano contro suo fratello, facendo così in modo che la vita dell’uomo finisse anzitempo, sarà da Dio giudicato. Tutte le morti violente “gridano vendetta” al cospetto di Dio, cioè chiedono, alla luce della sua Verità e del suo amore, una riparazione.
- Più ancora che l’episodio di Caino, è interessante il capitolo 9 della Genesi. Siamo nella storia di Noè e siamo ad un passo dall’apparire del segno dell’Alleanza tra l’umanità purificata e Dio e cioè l’arcobaleno, il segno fisico che unisce il cielo alla terra. Proprio poco prima di questa apparizione ecco che il testo dice: “Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. 2Il timore e il terrore di voi sia in tutti gli animali della terra e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono dati in vostro potere. 3Ogni essere che striscia e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. 4Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè con il suo sangue. 5Del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto a ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello. 6Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché a immagine di Dio è stato fatto l’uomo. 7 E voi, siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e dominatela». C’è dunque una nuova benedizione di Dio, dopo la prima, dopo quella della creazione. Questa benedizione viene da Dio che dona la vita, che è amico della vita, che non ha creato nulla per la morte. In questo clima di benedizione ecco la raccomandazione che, di per sé, diventa addirittura una maledizione. L’uomo è benedetto purché rispetti la vita. All’uomo che si macchierà del crimine della morte di un suo fratello, verrà chiesto conto del suo sangue. Anzi, la maledizione si fa ancora più forte quando si dice all’omicida che anche il suo sangue sarà sparso dall’uomo. Come dire: i violenti riceveranno violenza e gli omicidi vedranno non rispettata la loro stessa vita. Certamente parole molto dure, parole anche ad effetto, che cercano di dire a tutti che chi non rispetta la vita è come maledetto da Dio. Chi non rispetta la vita si autocondanna alla morte. Nuovamente, per altro, viene detto agli uomini, ai figli e alle figlie di Mosè di tornare a popolare la terra, ovvero di continuare ad essere segno e strumento dell’opera di Dio e parte attiva nel collaborare all’opera della creazione. La potenza dell’uomo è tutta qui, è questa. La partecipazione dell’uomo all’opera della creazione è la difesa della vita sempre.
- La meditazione più bella che esprime tutta la teologia biblica sulla vita è, però, quella espressa dal capitolo 2 del libro della Sapienza, al quale vi rimando. Testo che magari conoscete perché fa parte del lezionario per le esequie. Dopo aver citato la posizione degli stolti che dicono che si vive per caso, dopo aver rimproverato la posizione di chi dice che è meglio godere delle cose della vita fino a che si può perché non si sa mai cosa capita, il sapiente aggiunge: “21Hanno pensato così, ma si sono sbagliati; la loro malizia li ha accecati. 22Non conoscono i misteriosi segreti di Dio, non sperano ricompensa per la rettitudine
né credono a un premio per una vita irreprensibile. 23Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura. 24Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono”. Dio ha creato la vita per l’incorruttibilità, cioè per essere vita come la sua: eterna. Se la morte è entrata nel mondo, nell’uomo in particolare, perché l’uomo sceglie sempre la via del peccato, Dio non si rassegna. Tutta la storia della salvezza e, soprattutto, la venuta del Signore Gesù, testimoniano che Dio vuole portare l’uomo nella vita eterna, la vita immortale, la vita in Lui. - Per questo vi rimando a tutte le pagine del Vangelo in cui si parla della risurrezione, in primis a tutti i miracoli che il Signore ha compiuto per dimostrare la verità dell’eternità. Tra questi, in special modo, il miracolo della risurrezione di Lazzaro, che ci dice esattamente questo: la nostra vita è nelle mani di Dio, non è mai soggetta alla definitiva corruzione, anche chi è già sepolto sperimenterà la risurrezione in Cristo e la vita beata in Dio.
- Noi tutti siamo fatti per l’eternità, ecco perché il peccato di chi stende la mano contro il proprio fratello ed uccide, è particolarmente odioso. Così ricordiamo tutti anche la predicazione del Signore su questo tema: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio”. Ma io vi dico: Chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio» (Mt 5,21-22). Anche Gesù, erede di tutta questa panoramica biblica che abbiamo velocemente affrontato, ci ricorda che non è mai lecito togliere a nessuno e per nessun motivo la vita, primo e fondamentale dono di Dio.
Cosa dice il comandamento
Il comandamento quindi ha tutta una sua complessità perché, chiedendo di difendere la vita, apre la riflessione a molti scenari sui quali vorrei che pensassimo insieme. Data la molteplicità degli argomenti e la vastità dei campi, darò solo qualche linea guida, per poi lasciare alla vostra lettura almeno il testo del Catechismo della Chiesa Cattolica, per poi accendere domande o discussioni che potranno anche essere portati all’incontro finale.
- La guerra
Il 5° comandamento ricorda l’assurdità della guerra e il dovere assoluto per il cristiano di essere profeta di pace. Sia per le grandi guerre, sia per le piccole continue battaglie che quotidianamente si possono accendere anche in una vita semplice e in un’esistenza normale. Sulla guerra occorrerebbe spendere più di una serata. In estrema sintesi posso dire che la Chiesa su questo tema ha vissuto una profondità di pensiero e un’evoluzione che non hanno pari. Credo che, specie nel secolo scorso, la questione sia stata esaminata con assoluta profondità. Cito, per dire solo un titolo, la “Pacem in Terris” e l’impegno per la pace voluto da papa Paolo VI nelle giornate mondiali di preghiera per la pace. L’impegno nasce proprio dal 5° comandamento. Il credente si impegna per la vita e cerca di essere profeta di pace con le azioni e con le parole. Nella Chiesa abbiamo avuto grandi profeti: cito solo don Tonino Bello e mons. Bettazzi, per dire due nomi noti. Sarebbe molto bello e molto vero se ogni credente facesse sgorgare dal suo Battesimo l’impegno per essere uomo di pace. Il più recente magistero ha comunque nuovamente messo in luce che non esiste mai una guerra giusta. È per questo che la guerra va sempre evitata.
- La legittima difesa
Il Catechismo, come potrete leggere, non toglie però il diritto alla legittima difesa. Proprio perchè la vita è sempre un valore da salvaguardare, proprio perché la vita è sempre un bene del quale non si può disporre a piacimento, ecco che il Catechismo ricorda che è coerente al Vangelo difendere la propria vita quando si è attaccati. Evidentemente, in modo proporzionato all’attacco subito. Per essere legittima, la difesa deve nascere solo dopo un torto subito e deve unicamente mirare a difendere la propria vita. La difesa non è mai legittima quando è eccessiva, quando non è proporzionata, quando non nasce dal desiderio di difendere la vita, ma si accetta il pretesto offerto dal comportamento dell’altro, come occasione per scatenare una guerra. Da questo deriva anche la legittimità di un esercito, ma ricordando il fine entro il quale ci si muove.
Certo, poi si può anche non rispondere all’attacco subito e arrivare, al limite, anche all’esperienza del martirio. Questa è, però, evidentemente una vocazione personale, singolare, che non può assolutamente essere imposta ma, al massimo, accettata grazie alla forza dello Spirito di Dio che lavora nel cuore dei singoli.
- L’omicidio volontario
Il Catechismo è lapidario e assolutamente chiaro. 2268 Il quinto comandamento proibisce come gravemente peccaminoso l’omicidio diretto e volontario. L’omicida e coloro che volontariamente cooperano all’uccisione commettono un peccato che grida vendetta al cielo. 178
L’infanticidio, 179 il fratricidio, il parricidio e l’uccisione del coniuge sono crimini particolarmente gravi a motivo dei vincoli naturali che infrangono. Preoccupazioni eugenetiche o di igiene pubblica non possono giustificare nessuna uccisione, fosse anche comandata dai pubblici poteri.
Noi viviamo in un mondo dove la mancanza di rispetto per la vita è quotidiana e ogni giorno ci raggiungono notizie di questo genere. Il nostro credo ci ricorda che non è mai lecito stendere la mano su qualcuno. L’omicidio è sempre un crimine gravissimo che non può mai essere legittimato. Anche il riferimento a qualche ingerenza politica che, nel corso della storia, ha imposto questo comportamento, spiega la nota del Catechismo. Piuttosto che commettere un omicidio, piuttosto che commettere un crimine e un peccato così odioso, è preferibile la propria morte.
- L’aborto
Grandi le questioni sollevate 50 anni fa. Cosa rimane di tutto questo? Io non credo molto! Anzi, oggi, grazie anche alle nuove possibilità che la tecnica ci offre, non se ne parla quasi più. Ricordiamo, anzitutto, che il problema non si è risolto, che la pratica non è abolita e che il mondo è diverso e variegato, non dovremmo pensare solo a noi, a cosa succede dalle nostre parti. La Chiesa parla sempre al mondo e, quindi, a tutte le situazioni che, in esso, ci sono. La soppressione di un bambino è, da sempre, considerata come peccato assai grave, perché compiuto su un essere assolutamente privo di difesa. Già nei primissimi insegnamenti della Chiesa, veniva segnalato che la pratica dell’aborto non può mai essere conforme alla vita cristiana rettamente intesa. Il 5° comandamento lo ricorda con particolare forza. Tra l’altro, ricordo anche che a questo particolare peccato è annessa anche la scomunica “latae sententiae”. Inviterei anche a riflettere sul tema, magari anche alla luce del prossimo comandamento.
- L’eutanasia
Anche su questo tema siamo presi da mille questioni e da mille sfaccettature del problema. Credo che il tema del fine vita chieda una trattazione del tutto particolare, che noi abbiamo affrontato nelle serate del “bene comune”. Forse anche a questo proposito dovremmo sottolineare come la dignità del morire dovrebbe essere un tema che ci appassiona e che ci appartiene.
- Il suicidio
La Chiesa su questo punto ha notevolmente mutato pensiero. Mentre un tempo si riteneva che il suicidio fosse un atto di insulto a Dio perché non si rispetta la vita, oggi si ritiene che sia molto discutibile tale posizione, dal momento che non si sa mai cosa passa per la testa in taluni momenti della vita dell’uomo. Meglio affidare tutti alla misericordia di Dio e lasciare che la sua misericordia copra quello che nella vita non si è riusciti a spiegare, comprendere, risolvere. È questo il motivo per cui anche al suicida viene concesso il funerale.
- Salute, rispetto del corpo, sperimentazione medica
Anche su questo tema il comandamento ricorda che è lecita la sperimentazione quando ci siano fondati motivi per procedere. Ovviamente prima di somministrare farmaci o accedere a tecniche che mettono a repentaglio la vita dell’uomo oltre misura, occorre avere la sicurezza che il rischio è percorribile. Ove così non fosse, la prudenza richiama a tutti il rispetto per la vita dell’uomo. Rispetto che si vede anche nella cura che ciascuno deve avere di sé, dagli aspetti più semplici o banali, alle implicanze più importanti sul tema. Senza eccedere negli eccessi, specie di fronte a malati o a persone non più coscienti, tutti siamo chiamati ad amare la nostra vita, a ricordarne la preziosità davanti agli occhi di Dio e, quindi, a difenderla.
- Il rispetto dei morti
Poiché la vita è un dono, il corpo, come vedremo anche nel prossimo comandamento, è un dono, anche il corpo morto, anche il corpo non più vivo, è, comunque, una realtà della quale occorre prendersi cura. Ecco il tema della sepoltura, ecco il tema della cremazione accettata solo se essa non è disprezzo del corpo. Ecco il tema della cura del cimitero come luogo santo, campo santo nel quale seppellire i nostri morti. Realtà sulla quale avremmo tutti bisogno di riflettere moltissimo, perché mi pare che stiamo perdendo il gusto per la cura dei nostri morti e dello stesso campo santo.
Cosa vieta il comandamento
Vi ripropongo la sintesi del Catechismo della Chiesa Cattolica che mi sembra chiarissimo.
2318 Dio « ha in mano l’anima di ogni vivente e il soffio di ogni carne umana » (Gb 12,10).
2319 Ogni vita umana, dal momento del concepimento fino alla morte, è sacra, perché la persona umana è stata voluta per se stessa ad immagine e somiglianza del Dio vivente e santo.
2320 L’uccisione di un essere umano è gravemente contraria alla dignità della persona e alla santità del Creatore.
2321 La proibizione dell’omicidio non abroga il diritto di togliere, ad un ingiusto aggressore, la possibilità di nuocere. La legittima difesa è un dovere grave per chi ha la responsabilità della vita altrui o del bene comune.
2322 Fin dal concepimento il bambino ha diritto alla vita. L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è una pratica « vergognosa », 215 gravemente contraria alla legge morale. La Chiesa condanna con la pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana.
2323 Dal momento che deve essere trattato come una persona fin dal concepimento, l’embrione deve essere difeso nella sua integrità, curato e guarito come ogni altro essere umano.
2324 L’eutanasia volontaria, qualunque ne siano le forme e i motivi, costituisce un omicidio. È gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore.
2325 Il suicidio è gravemente contrario alla giustizia, alla speranza e alla carità. È proibito dal quinto comandamento.
2326 Lo scandalo costituisce una colpa grave quando chi lo provoca con azione o con omissione deliberatamente spinge altri a peccare gravemente.
2327 Si deve fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile per evitare la guerra, dati i mali e le ingiustizie di cui è causa. La Chiesa prega: « Dalla fame, dalla peste e dalla guerra liberaci, Signore ».
2328 La Chiesa e la ragione umana dichiarano la permanente validità della legge morale durante i conflitti armati. Le pratiche contrarie al diritto delle genti e ai suoi principi universali, deliberatamente messe in atto, sono crimini.
2329 La corsa agli armamenti è una delle piaghe più gravi dell’umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri. 216
2330 « Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio » (Mt 5,9).
Come attuare il comandamento
Credo che farà bene a tutti riprendere in mano alcune dinamiche del comandamento, per capire che, davvero, tutti siamo chiamati ad un rispetto della vita che non deve conoscere eccezioni di sorta.