Project Description
Introduzione
In questa sesta serata trattiamo un comandamento del tutto particolare, il sesto. È un comandamento che tutti conosciamo abbastanza bene nella sua formulazione, soprattutto a causa della cultura religiosa che, dal Concilio di Trento in avanti e soprattutto dopo lo sviluppo della trattazione morale del ‘700, ne ha fatto un po’ il comandamento principe, tanto che anche la stessa concezione di peccato, per un certo verso, nella cultura popolare ha fatto riferimento quasi esclusivamente alla sfera sessuale. Non è mai stato così nell’insegnamento della Chiesa, eppure questo è quello che ne è derivato.
Premessa
Ecco perché considero utile iniziare questa catechesi con una premessa che ci aiuti a capire che il sesso non è certo un taboo per la Bibbia. A partire dalle prime pagine, quando nella creazione irrompe l’uomo creato ad immagine di Dio proprio nella differenziazione sessuale: “maschio e femmina li creò”. Il resto delle pagine è tutto un susseguirsi di storie dove il riferimento sessuale al vissuto dell’uomo è evidentissimo. Il Primo Testamento è tutto un susseguirsi di storie di uomini spesso infedeli, che hanno perfino più mogli. Non va meglio alle donne, perché spessissimo si parla di adultere, di prostitute, di donne che hanno un comportamento sensuale e assai provocatorio. Del resto non manca la trattazione di casi di uomini che “disperdono il seme”, che non sanno tenere a freno gli appetiti sessuali, e nemmeno manca un riferimento molto esplicito al tema dell’omosessualità, presente anch’essa fin dalle prime pagine della Genesi. Insomma, c’è davvero di tutto. Il che ci apre gli occhi e l’attenzione intanto per capire che la Bibbia non si vergogna affatto di parlare di storie di sesso. In secondo luogo per capire anche che tutti i casi della vita sono trattati nella Scrittura e che, per usare le parole del sapiente Qoelet, “non c’è nulla di nuovo sotto il sole”. Quindi se ci poniamo di fronte al comandamento mettendoci in una sorta di pregiudizio, dicendo anche solo dentro noi stessi che la Bibbia e il sesso sono due cose diverse, abbiamo già sbagliato di grosso il punto di partenza. Come del resto la trattazione catechetica della Chiesa, anche quella dei primissimi secoli, non si è mai vergognata di trattare della sessualità umana illuminando con la parola della fede anche questo aspetto della vita dell’uomo. Senza vergogne, senza censure, senza paraocchi e sapendosi confrontare di epoca in epoca, con il costume degli uomini. Così anche noi, questa sera, trattiamo del comandamento certamente con gli occhi della nostra epoca, che ha la sua cultura sessuale e vive tutti i temi già trattati dalla Scrittura con la sensibilità del nostro tempo. Tempo di cui anche noi siamo figli. Nel bene e nel male questa partecipazione alla realtà del nostro tempo segna anche la comprensione del comandamento.
Infine, come ultimo punto di questa breve premessa, ricordo che non potrò certo citare tutte le implicanze del comandamento. Servirebbero più sere solo per quelle. Rimando però alla lettura integrale del Catechismo della Chiesa Cattolica, sempre utilissimo in queste serate, ma mai come questa sera.
Il testo
Esodo 20
Non commetterai adulterio.
Deuteronomio 5
18Non commetterai adulterio.
Lectio
- Il primo punto chiarissimo, anche ad una sola lettura semplice e superficiale dei due testi, ci fa capire che non c’è differenza nella trattazione del comandamento. Il testo è chiaro. “Non commetterai adulterio”. Eppure tutti noi, io credo, abbiamo imparato: “non commettere atti impuri”. C’è una bella differenza tra le due cose. I due concetti sono molto diversi. Perché, dunque, una tradizione biblica comune e una tradizione catechetica diversa? Il Catechismo ha inteso non solo riportare il dato biblico, ma inserire il dato biblico nella complessità della trattazione del tema della sessualità umana e degli affetti, volendo quasi mettere in primo piano questa complessità e questa difficoltà di trattazione. Il comandamento intende giocare fin da subito a difesa della sessualità umana, valore grandissimo, ma anche delicatissimo. La sapienza della Chiesa, quindi, nel volerci trasmettere il comandamento in una formulazione differente da quella biblica, intende affermare la cura che, da sempre, la Chiesa mette nel trattare di questo argomento. Se poi si sono vissute derive moralistiche, questo è a causa dell’ottusità degli uomini che, distolti da quell’alveo biblico di riferimento e che ho brevemente trattato nell’introduzione, hanno polarizzato l’attenzione solo su qualche aspetto della sessualità umana. I dati però sono chiari.
- In primo piano sta la bontà della sessualità umana che è una realtà voluta da Dio; la differenza sessuale, che implica tutti i livelli a cui essa può fare riferimento, è qualche cosa voluto da Dio, creato da Dio, benedetto da Dio. Mai, in nessun modo, la sessualità umana è vissuta, in ambito biblico, come un problema, qualcosa di cui avere paura, qualcosa di poco raccomandabile, qualcosa di “sporco”. Tutto è a lode di Dio, anche la sessualità umana, che, tra l’altro, segna anche l’opera di unione di un uomo e di una donna e la partecipazione alla stessa dimensione creatrice di Dio. Caso mai a fare problema è qualche condotta dell’uomo.
- Si capisce così la formulazione biblica: “Non commettere adulterio”. La dichiarazione del comandamento vuol essere una tutela, una salvaguardia dell’istituto del matrimonio. Fin da subito ci viene detto che il matrimonio, ovvero l’unione tra un uomo ed una donna, proprio perché ripropone l’unione originaria voluta da Dio, è qualcosa di sacro, qualcosa che va tutelato, protetto dall’uomo stesso. L’appetito sessuale, si sa, è più forte di ogni cosa. Ecco che il comandamento cerca di mettere ordine, cerca, se vogliamo anche mettendo un limite, di difendere l’amore umano. Il sesto comandamento lo si capisce se ci si mette in questa prospettiva. Secondo il piano di Dio l’unione di un uomo e di una donna è qualcosa che ripropone la sua stessa immagine. Ecco perché essa deve avvenire nel contesto di un amore intenso, nel desiderio di ricreare una unità essendo anche aperti al dono della vita. Sono tutti concetti che, se ci facciamo caso, sono molto semplici da capire nell’ambito di una riflessione biblica in cui sono nati, ma sono tutti concetti molto lontani dal nostro sentire comune. Non tanto di cristiani, perché da credenti dovremmo ancora vedere così le cose, quanto di cittadini del nostro tempo. Che la sessualità abbia un significato unitivo è messo in discussione da molti, che, oggi, vedono più l’erotismo come carica irrinunciabile della sfera sessuale. Molti vedono più il “gioco erotico” che non la prospettiva di amore. Molti vedono più il carattere di risposta ad un bisogno che non la bellezza di un innamoramento. Fatica compresa. Oggi sappiamo molto poco di quel corteggiamento amoroso di cui parlano le storie della Bibbia, di quel cercarsi e nascondersi al tempo stesso che riempie le pagine più belle della Scrittura, di quella fatica dell’amare che pervade perfino le pagine del Vangelo.
- In terzo luogo, emerge la fondamentalità dell’istituto matrimoniale. Nella Bibbia appare chiaro, fin dalle origini, come l’istituto del matrimonio sia qualcosa di unico, prezioso, irrinunciabile per la società. Tutto deve essere fatto per sostenere il matrimonio, tutto deve essere fatto per sostenere la bellezza di unione tra un uomo e una donna. Tutto deve essere fatto a favore della fedeltà. Discorso difficilissimo, non solo per noi, ma anche per gli “attori” delle diverse pagine bibliche. Anche Gesù sa benissimo che l’amore umano è sempre difficile da capire, da vivere, perfino da proteggere. È per questo che, nelle sue predicazioni, parla sempre della “sclerocardia”, cioè della durezza di cuore, quella stessa realtà che ha spinto Mosè ad intervenire nella legge concedendo il famoso libello di ripudio. Realtà dalla quale il Signore prende le distanze e ricordando che c’è un disegno del Padre che è prima e che va oltre tutte queste cose. C’è un disegno del Padre che è per tutelare la bellezza e la fondamentalità del matrimonio tra un uomo ed una donna. Realtà che Gesù stesso benedice e accompagna. Come emerge chiaramente anche dalla sua prima manifestazione pubblica, avvenuta, appunto, durante un matrimonio.
- In questo ambito, la trattazione del Signore si apre a tutti i casi possibili. Gesù più volte entra in contatto con adultere e peccatrici. Poiché la cultura del tempo è maschilista e addossa tuta la colpa sempre alla donna, Gesù vede la realtà da un’altra prospettiva. Come anche voi ricorderete, nel caso dell’adultera, Gesù prima di rivolgersi alla donna fa riflettere proprio gli uomini. Intanto sulla realtà generale del peccato, che è presente nel cuore di ogni uomo. Poi sul caso particolare, ricordando che l’adultera è inserita nel loro stesso peccato. Se è vero che anche la donna è peccatrice, e per questo viene “assolta” e invitata a “non peccare più”, è altrettanto vero che complice e corresponsabile di quel peccato è anche l’uomo. Invitato lui pure a cambiare il cuore, a volgersi finalmente al bene, a non vivere oppresso dal suo desiderio di sesso. La vita è altro e più preziosa.
- Il cuore della trattazione, come si vede anche dalle pagine del Catechismo della Chiesa Cattolica è proprio questo. Ai peccati di origine, di stampo sessuale, si oppone la castità. Castità che non è l’astinenza, la continenza. Ci possono essere anche queste espressioni, ma non sono destinate a tutti. Per tutti è il richiamo alla castità, ovvero all’arte di saper mettere ordine dentro sé stessi, dentro i propri affetti, dentro le proprie pulsioni e manifestazioni sessuali. L’ordine che non è l’imposizione di qualche fattore esterno, ma che è l’intima esigenza dell’amore. La castità è, dunque, una virtù che spinge ad amare. Ad amare in modo semplice ma ordinato. In modo vero, esaustivo, totale. Esattamente come è l’amore di Dio. L’amore umano è solo un riflesso imperfetto di quell’Amore che solo Dio vive nella sua totalità e nella sua complessità.
- Poiché l’amore di Dio è donazione, qualsiasi manifestazione di amore che voglia essere simile, che voglia tendere a questo modello, deve essere amore di donazione. Anche quello sessuale. Ecco perché l’esercizio della sessualità trova perfetta realizzazione proprio nel matrimonio. Nella relazione che è stata resa pubblica, nella relazione che è per definizione e vuole essere unica, stabile, eterna, ha senso quella donazione di amore che unisce un uomo ed una donna, rafforza il loro stesso amore, potenzialmente genera vita. L’aspetto unitivo e di mutua donazione di un atto sessuale deve essere sempre in primissimo piano e sempre rispettato. Questa unione e donazione può non essere feconda, giacché, come sappiamo, non lo è di sua natura.
- Da questa splendida visione deriva l’attenzione del comandamento tradotto nella versione catechetica. Proprio perché l’amore umano è così profondo, così intenso, ma anche così fragile, tu sei chiamato a non “commettere atti impuri”, cioè a rispettare sempre questa natura dell’amore e della sessualità umana. Quando la sessualità è appropriazione e non donazione, quando la sessualità è sfogo, bisogno e non ricerca dell’altro nella sua identità, quando la sessualità è fine a sé stessa, ecco che si è snaturato tutto quell’ordine di cose che Dio ha voluto e che l’uomo dovrebbe sempre rispettare. San Paolo è maestro in queste cose ed utilizza l’espressione “opere della carne” per indicare tutte quelle opere che nascono quando si snatura la visione dell’amore, quando si passa dal piano di Dio ad una visione molto più elementare e molto più limitata ma anche limitante della stessa sessualità umana. Gli elenchi che San Paolo fornisce ci dicono chiaramente a cosa si espone l’uomo quando esce da questa visione di fede. Accade quello che tutti vediamo riflesso molto bene nelle opere del nostro tempo. Ovvero accade che l’istinto della sessualità supera ogni cosa e diventa il solo in grado di comandare un uomo o una donna. Senza freni. Dove freno non sta per inibizione, ma per educazione. La sessualità, come ogni altro aspetto della vita, esige una sua educazione. Educazione che è quella virtù della castità a cui tutti siamo chiamati.
Cosa dice il comandamento
Il 6° comandamento quindi afferma la bellezza dell’amore e della sessualità, ma anche la sua fragilità. Le storie del Primo Testamento che la Scrittura non censura, ma anzi porta come esempio, ci fanno capire la bellezza ma anche la delicatezza che noi stessi dovremmo usare ogni volta che desideriamo trattare l’argomento.
Cosa vieta il comandamento
Prendo letteralmente dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
Le offese alla castità
2351 La lussuria è un desiderio disordinato o una fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione.
2352 Per masturbazione si deve intendere l’eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. «Sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato». «Qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità». Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della «relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana». 236
Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale.
2353 La fornicazione è l’unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia alla generazione e all’educazione dei figli. Inoltre è un grave scandalo quando vi sia corruzione dei giovani.
2354 La pornografia consiste nel sottrarre all’intimità dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli deliberatamente a terze persone. Offende la castità perché snatura l’atto coniugale, dono intimo e reciproco degli sposi. Lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano (attori, commercianti, pubblico), poiché l’uno diventa per l’altro oggetto di un piacere rudimentale e di un illecito guadagno. Immerge gli uni e gli altri nell’illusione di un mondo irreale. È una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici.
2355 La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo. 237 La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia l’imputabilità della colpa può essere attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale.
2356 Lo stupro indica l’entrata con forza, mediante violenza, nell’intimità sessuale di una persona. Esso viola la giustizia e la carità. Lo stupro lede profondamente il diritto di ciascuno al rispetto, alla libertà, all’integrità fisica e morale. Arreca un grave danno, che può segnare la vittima per tutta la vita. È sempre un atto intrinsecamente cattivo. Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi che sono loro affidati.
E, poco più sotto, il Catechismo parla delle offese alla dignità del matrimonio.
2380 L’adulterio. Questa parola designa l’infedeltà coniugale. Quando due persone, di cui almeno una è sposata, intrecciano tra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono un adulterio. Cristo condanna l’adulterio anche se consumato con il semplice desiderio. 266 Il sesto comandamento e il Nuovo Testamento proibiscono l’adulterio in modo assoluto. 267 I profeti ne denunciano la gravità. Nell’adulterio essi vedono simboleggiato il peccato di idolatria. 268
2381 L’adulterio è un’ingiustizia. Chi lo commette viene meno agli impegni assunti. Ferisce quel segno dell’Alleanza che è il vincolo matrimoniale, lede il diritto dell’altro coniuge e attenta all’istituto del matrimonio, violando il contratto che lo fonda. Compromette il bene della generazione umana e dei figli, i quali hanno bisogno dell’unione stabile dei genitori.
In pillole
2392 «L’amore è la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano». 280
2393 Creando l’essere umano uomo e donna, Dio dona all’uno e all’altra, in modo uguale, la dignità personale. Spetta a ciascuno, uomo e donna, riconoscere e accettare la propria identità sessuale.
2394 Cristo è il modello della castità. Ogni battezzato è chiamato a condurre una vita casta, ciascuno secondo lo stato di vita che gli è proprio.
2395 La castità significa l’integrazione della sessualità nella persona. Richiede che si acquisisca la padronanza della persona.
2396 Tra i peccati gravemente contrari alla castità, vanno citati la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali.
2397 L’alleanza liberamente contratta dagli sposi implica un amore fedele. Essa impone loro l’obbligo di conservare l’indissolubilità del loro Matrimonio.
2398 La fecondità è un bene, un dono, un fine del matrimonio. Donando la vita, gli sposi partecipano della paternità di Dio.
2399 La regolazione delle nascite rappresenta uno degli aspetti della paternità e della maternità responsabili. La legittimità delle intenzioni degli sposi non giustifica il ricorso a mezzi moralmente inaccettabili (per esempio, la sterilizzazione diretta o la contraccezione).
2400 L’adulterio e il divorzio, la poligamia e la libera unione costituiscono gravi offese alla dignità del matrimonio.
Per attuare il comandamento
Per attuare il comandamento propongo che ciascuno di noi utilizzi la traccia dei comandamenti per vivere un serio esame di coscienza. Potrebbe anche essere la bellezza di questo anno giubilare iniziato, magari in occasione della prossima Pasqua. È disponibile, già da qualche anno, una proposta di esame di coscienza proprio utilizzando i comandamenti. Come ben sappiamo questo non è l’unico modo, ma uno dei modi possibili per attuare quella revisione di vita che dovrebbe permetterci di scendere nelle profondità del nostro cuore per capire cosa si muove in esso.
Così da poter superare anche ciò che il nostro tempo propone, per tornare, con cuore libero, senza paure a quella visione dell’amore che Dio rivela e propone.