Credo – Quarta Parte2020-03-22T00:06:09+02:00

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Quarta Parte

La Chiesa

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La Chiesa

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Mettiamo al centro di questa quarta catechesi il mistero della Chiesa.

La Santa Chiesa Cattolica, la Comunione dei Santi.

Credo «la santa Chiesa cattolica». Con queste parole del Simbolo degli Apostoli, siamo messi di fronte al mistero della Chiesa.

È il mistero della Chiesa «una, santa, cattolica ed apostolica, edificata da Gesù Cristo sopra [la] pietra, che è Pietro», che Paolo VI ha così descritto nel “Credo” da lui stesso recitato al termine dell’ Anno della Fede: «Essa è “il corpo mistico di Cristo, insieme società” visibile, “costituita di organi gerarchici”, e “comunità spirituale”; essa è la “Chiesa terrestre”, popolo di Dio pellegrinante quaggiù, e “la Chiesa ricolma dei beni celesti”; essa è “il germe e la primizia del Regno di Dio”, per mezzo del quale continuano, nella trama della storia umana, l’opera e i dolori della redenzione, e che aspira al suo compimento perfetto al di là del tempo, nella gloria (cf Lumen gentium, n. 8 e 5)». È un mistero, quello della Chiesa, che ci si presenta come un avvenimento di salvezza, il cui fondamento e la cui origine stanno nella chiamata-convocazione di Dio: «Dio ha convocato l’assemblea di coloro che credono e guardano a Gesù autore della salvezza e principio di unità e di pace, e ne ha fatto la sua Chiesa, perché sia per tutti e per ciascuno il sacramento visibile di questa unità salvifica».

È una convocazione, quella della Chiesa, attorno a Gesù, il crocifisso risorto. È, infatti, lo stesso Signore Gesù, elevato da terra, ad attirare tutti a sé, perché lui – come proclama l’inattesa profezia del sommo sacerdote Caifa «doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi».

È, quella operata intorno a Gesù, una convocazione nel segno dell’unità, della pace e della comunione con Dio: «Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito».

La Chiesa ci si presenta come la santa” convocazione” universale, il popolo di Dio, la sua assemblea, la santa assembleadella nuova ed eterna alleanza, la comunità dei credenti in Cristo.

«Nel linguaggio cristiano, il termine “Chiesa” designa l’assemblea liturgica (cf lCor 11, 18; 14, 19.28.34.35), ma anche la comunità locale (cf lCor l, 2; 16, 1) o tutta la comunità universale dei credenti (cf lCor 15, 9; GaI 1, 13; Fil 3, 6)… La “Chiesa” è il popolo che Dio raduna nel mondo intero. Essa esiste nelle comunità locali e si realizza come assemblea liturgica, soprattutto eucaristica. Essa vive della Parola e del Corpo di Cristo, divenendo così essa stessa Corpo di Cristo».

Lo Spirito Santo anima della Chiesa

Questa verità sulla Chiesa, che siamo chiamati a professare e a vivere, è direttamente collegata con la fede nello Spirito Santo. È lo stesso testo del Simbolo a indicare questo strettissimo legame. In questo testo, «l’articolo sulla Chiesa dipende… interamente da quello sullo Spirito Santo, che lo precede. “In quello, infatti, lo Spirito Santo ci appare come la fonte totale di ogni santità; in questo il divino Spirito ci appare come la sorgente della santità della Chiesa” (Catechismo Romano, l, l0, 1)».

Il legame tra la Chiesa e lo Spirito Santo si spiega già con una motivazione di ordine storico. Come scrive Giovanni Paolo II, lo Spirito Santo sta all’inizio della Chiesa e della sua azione: «Il tempo della Chiesa ha avuto inizio con la “venuta”, cioè con la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti nel cenacolo di Gerusalemme insieme con Maria, la madre del Signore (cf At 1, 14). Il tempo della Chiesa ha avuto inizio nel momento in cui le promesse e gli annunci, che così esplicitamente si riferivano al Consolatore, allo Spirito di verità, hanno cominciato ad avverarsi in tutta potenza ed evidenza sugli apostoli, determinando così la nascita della Chiesa».

Lo Spirito Santo – come affermava sant’ Agostino – è l’anima della Chiesa: «Ciò che l’anima è per il corpo umano, lo Spirito Santo lo è per il corpo di Cristo che è la Chiesa (cf Coll, 18). Lo Spirito Santo opera in tutta la Chiesa ciò che opera l’anima in tutte le membra di un unico corpo».

Ed è proprio da vedere qui il motivo per cui il nostro credere «la santa Chiesa cattolica» si collega intimamente alla fede nello Spirito Santo: «Ogni uomo possiede un’anima sola ed un corpo solo, seppur dotato di varie membra. Ugualmente, la Chiesa cattolica è un corpo unico, fornito di membra diverse. L’Anima che vivifica questo corpo è lo Spirito Santo, perciò, dopo la professione di fede nello Spirito Santo, ci viene comandato di credere la Santa Chiesa Cattolica. Ecco perché nel Simbolo si aggiunge: La Santa Chiesa cattolica».

Possiamo, allora, affermare con sant’Ireneo di Lione che «dove è la Chiesa, ivi è anche lo Spirito di Dio e dove è lo Spirito di Dio, ivi è la Chiesa e ogni grazia».

È vero, lo Spirito di Dio soffia dove vuole e non si sa da dove venga e dove vada, la sua azione raggiunge e attraversa la vita dei popoli del mondo con le loro culture e religioni. Eppure è proprio nella Chiesa che lo stesso Spirito Santo realizza il miracolo di estendere agli uomini la comunione che intercorre tra il Padre e il Figlio. La estende facendoli partecipi di questa stessa comunione e realizzando la comunione tra loro, così che la Chiesa possa davvero qualificarsi «in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano».

Nella Chiesa lo Spirito riproduce l’esperienza originaria vissuta nell’incontro con Gesù, il quale venne tra noi annunciando la signoria salvifica di Dio, il suo Regno d’amore. Questo annuncio radunò attorno a Gesù una comunità, riunita non per un fine politico o culturale più o meno condiviso e neppure per il semplice carisma di un uomo che trascina.

Quella radunata da Gesù e quella continuamente formata dallo Spirito e dalla sua azione -la Chiesa – è piuttosto una comunità che si riconosce tale perché quanti vi partecipano si trovano coinvolti in una relazione nuova -la stessa relazione di amore che intercorre tra il Padre e il Figlio – che nasce da una nuova chiamata. Ed è proprio in forza di questa “vocazione” che viene da Dio, che i credenti si avvicinano gli uni agli altri fino a formare un nuovo popolo, radunato dalla condivisione da parte di tutti dell’unico amore di Dio.

Questa aggregazione non è casuale né caotica, ma è strutturata e diversificata, come lo era già la folla che seguiva Gesù, distinta nei gruppi degli apostoli, dei discepoli, delle donne sostenitrici, dei risanati e dei curiosi occasionali.

La Chiesa, animata dallo Spirito Santo, mantiene questa strutturazione e diversificazione e le finalizza al servizio reciproco e alle necessità concrete della comunione con Dio e tra fratelli. In questa stessa ottica, anche le strutture concrete della Chiesa sono da vedere e attuare come segni di comunione e come realtà a servizio della comunione.

In quanto “creatura dello Spirito”, che attualizza nei discepoli la comunione tra Gesù e il Padre, la Chiesa forma l’unico corpo di Cristo, ossia l’unico organismo vivente animato dall’unico respiro vivificatore.

In questo corpo tutti condividono l’unico Spirito. Santa Teresa di Lisieux esprimeva in modo incisivo ed entusiasmante questa esperienza quando confessava di possedere lo stesso Spirito che aveva suggerito a Pietro la professione di fede in Cristo, che aveva dato ai martiri la forza della testimonianza e ai missionari il coraggio di affrontare grandi viaggi. E immediatamente precisava che la radice della fede, la forza del martirio e la spinta della missione stanno nella carità, quale dono essenziale dello Spirito.

La carità è proprio quel contatto nuovo con Dio Padre nello Spirito di Gesù, quel legame che sigilla una nuova appartenenza e che rende capaci i credenti di amare Dio come Dio merita, al di sopra di tutto, e di amare i fratelli come se stessi. È l’amore stesso del Figlio Gesù, che oggi, grazie al dono e alla presenza operante dello Spirito Santo, continua a ripresentarsi e a vivere nella Chiesa.

Della Chiesa – tempio dello Spirito Santo, sua opera e “primo” effetto della sua “venuta” tra gli uomini – noi crediamo che è «santa» e «cattolica». È questo un dato essenziale e irrinunciabile della nostra fede cristiana: «Credere che la Chiesa è “Santa” e “Cattolica” e che è “Una” e  Apostolica” (come aggiunge il Simbolo di Nicea-Costantinopoli) è inseparabile dalla fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo».

Vorrei solo che, da questa catechesi, nascesse un grande amore per la chiesa. Un amore di figli, un amore di chi contempla non il fatto umano, l’organizzazione necessaria, ma l’opera di Dio. La chiesa è “sancta et sempre reformanda”, secondo la felice definizione dei padri, o “casta meretrix”, secondo un’altra famosa espressione. La chiesa, cioè, avrà sempre qualcosa di mistico, di puro, di divino e, mischiato con esso, sempre qualcosa di umano, di torbido, di peccato che, naturalmente, non è possibile eliminare, poiché la chiesa siamo noi, la chiesa è fatta da uomini! Questo fatto non deve minimamente incrinare la nostra partecipazione, il nostro rispetto, il nostro amore per la chiesa. Ricordiamoci la promessa di Cristo: “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”. Impariamo a pregare più spesso per la chiesa. Scopriremo quale grande realtà ci è stata donata e quale grande riverenza dobbiamo avere per colei che ci è Madre e Maestra.

Il dono della santità.

L’unico appellativo che il Simbolo degli Apostoli esprime in riferimento allo Spirito è quello che lo qualifica e lo definisce come «santo».

È un termine, questo, che rimanda all’ambivalenza dell’esperienza religiosa. Indica, da un lato, l’inavvicinabilità di Dio, la sua trascendenza, la separazione del divino e del sacro da tutto ciò che non è Dio: nella sua santità, Dio è un mistero sottratto alla presa dell’uomo.

Dall’altro lato, la santità è ciò che Dio vuole comunicare ai suoi, stabilendo legami speciali di alleanza con loro.

Professare la nostra fede «nello Spirito “Santo”» significa credere che Dio, proprio mediante lo Spirito di Gesù, comunica a noi qualcosa del suo mistero, ci fa sentire il fascino e la forza del suo stesso amore, ci “divinizza”, rendendoci santi e capaci di vivere come tali.

Quello in cui crediamo è uno Spirito di santità, causa e sostegno della nostra santità e della santità di tutta l’umanità redenta: «Egli è per eccellenza il Santo e il santificatore; Egli è il Paraclito, ovvero il nostro Patrono e consolatore; Egli è il vivificante; Egli è il liberatore; Egli è l’Amore; è lo Spirito di Dio, è lo Spirito di Cristo, è la Grazia increata che abita in noi come sorgente della grazia creata, e della “virtus” dei sacramenti; … è il datore dei sette doni e dei carismi, è il fecondatore dell’ apostolato, è il sostegno dei martiri…; è infine la fonte della nostra spiritualità. . . ».

Proprio perché costantemente animati dallo Spirito, noi siamo figli di Dio e ritroviamo sempre dentro di noi quella fonte della santità che lo stesso Signore fa scaturire nel nostro cuore. Questa santità, in ogni persona raggiunta dal dono dello Spirito, si realizza in modo unico e irripetibile: «Nel credente si sviluppa…, sotto l’azione dello Spirito Santo, una santità originale, che assume, eleva e porta a perfezionamento, senza distruggerla, la personalità di ciascuno».

Dobbiamo accogliere con gioia il dono e assumere con decisione il compito di una “vita secondo lo Spirito”. È questo l’appello preciso e pressante di san Paolo: «Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne… Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito».

Vivere “secondo lo Spirito” è vivere “come Gesù”. Ed è questo il “segreto”, il contenuto più vero e il senso più autentico della santità. È garanzia di una vita bella e pienamente felice, perché – lo assicura ancora l’Apostolo -«i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace».

Credo che non ci sia modo migliore di invocare lo Spirito che quella che ci viene proposta dall’inno a lui dedicato e che invito tutti a pregare, possibilmente ogni giorno.

In esso, noi chiediamo allo Spirito di visitare la nostra mente perché accendendo in noi il dono della conoscenza dello Spirito, tutto sia trasformato da Lui.

La parola, il gusto, il tatto, l’udito, l’odorato, (con i nostri cinque sensi si esprime la totalità della vita) così come invocandolo e accogliendolo nel cuore la vita viene trasformata e si passa da una condizione di “infirmitas”, cioè di non fermezza, di dubbio, a una chiara certezza.

Lo Spirito che è amore accende in noi l’amore, ecco perché dal cuore passano alle membra e ai sensi tutte quelle doti soprannaturali che permettono di rendere diversa la nostra vita.

Lo Spirito inoltre ci libera dal maligno, è cioè la forza che permette di resistere alle tentazioni e che ci libera da esse.

Lo Spirito Santo, infine, accende il gusto per le cose sante, per le cose di Dio, per la vita eterna.

Ecco perché possiamo sempre invocarlo con fiducia come il Consolatore.

Questa sapienza della Chiesa ci insegna, dunque, che ogni giorno dobbiamo invocare lo Spirito.

Se Egli è guida per i nostri passi, se è luce per il cammino, se è consolatore, come non rimettere a Lui ogni cosa perché tutto, nella nostra vita, acquisti forza e sapienza?