Credo – Terza Parte2020-03-14T23:39:49+02:00

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Terza Parte

Lo Spirito Santificatore

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Lo Spirito Santificatore

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Dopo il Padre e il figlio, è il terzo tema trattato dal Credo.

Credo nello Spirito Santo.

Credo nello Spirito Santo”, afferma il Credo degli Apostoli. Il Simbolo Niceno-Costantinopolitano aggiunge anche “che è il Signore e da’ la vita”.

Potrà sembrare molto difficile parlare dello Spirito Santo. La Terza persona della Santissima Trinità è infatti la “meno conosciuta” e anche la meno “afferrabile”. È difficile immaginare lo Spirito Santo. Ecco perché, mentre abbiamo una certa familiarità con Gesù, o con il Padre, ci è più difficile “pensare” lo Spirito Santo.

La Chiesa, nella sua sapienza, ci aiuta però a pregare lo Spirito. Penso ai gesti semplici e quotidiani della preghiera: il Segno di Croce nel nome della Trinità, il “Gloria”, la finale di ogni preghiera liturgica (“per Gesù Cristo, al Padre, nello Spirito”).

Sono forme semplici con le quali noi possiamo invocare lo Spirito.

Se è vero che facciamo fatica a pensare, a immaginare lo Spirito, è altrettanto vero che la riflessione teologica sullo Spirito è stata molto forte e viva. Traggo questa terza catechesi ancora dalle parole del Cardinale Dionigi Tettamanzi.

Lo Spirito è “Dio che si dona” per introdurci nel rapporto del Figlio con il Padre

All’inizio di quest’ultimo tempo del “Credo”, siamo messi di fronte alla realtà viva di questo “nome divino” che è lo Spirito Santo, la terza Persona della Santissima Trinità.

Egli è qualificato, anzitutto, come «Spirito». Una realtà, una “persona” ineffabili, ma la cui importanza si presenta evidente. Anche noi, quando vogliamo indicare la capacità di arrivare all’essenziale, a ciò che deve rimanere, usiamo espressioni come queste: “cogliere lo spirito di un’iniziativa, di una persona, di una situazione”. Credere «nello Spirito Santo» significa, allora, credere in una persona il cui posto, il cui ruolo, la cui missione sono determinanti e cruciali.

Lo «Spirito» è un dono di Dio, anzi è Dio stesso che si dona. A tale riguardo, sono illuminanti e significative le espressioni che troviamo nell’ enciclica di Giovanni Paolo II “sullo Spirito Santo nella vita della Chiesa e del mondo”: «Si può dire che nello Spirito Santo la vita intima del Dio uno e trino si fa tutta dono, scambio di reciproco amore tra le divine Persone, e che per lo Spirito Santo Dio “esiste” a modo di dono. È lo Spirito Santo l’espressione personale di un tale donarsi, di questo essere-amore (cf. Tommaso d’Aquino, Summa Theol. I, qq. 37-38). È Persona-amore. È Persona-dono… Al tempo stesso, lo Spirito Santo, in quanto consostanziale al Padre e al Figlio nella divinità, è amore e dono (increato), da cui deriva come da fonte (fons vivus) ogni elargizione nei riguardi delle creature (dono creato): la donazione dell’esistenza a tutte le cose mediante la creazione; la donazione della grazia agli uomini mediante l’intera economia della salvezza».

Ritorniamo alle parole di questo articolo di fede: «Credo nello Spirito Santo». Quanto mai sobria, concisa, sintetica è la formula con cui, nel Simbolo degli Apostoli, professiamo la nostra fede nello Spirito di Dio, che – come dice il Simbolo niceno-costantinopolitano – «è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti».

Lo Spirito Santo è Dio stesso che si comunica: nello Spirito avviene la rivelazione, si realizza la comunione fra Dio e l’umanità e all’interno dell’umanità, agisce l’amore che è Dio stesso.

Grazie al dono dello Spirito Santo, noi diventiamo partecipi della natura divina e tempio di Dio, riceviamo la sua stessa vita, veniamo inseriti in Cristo e condividiamo quell’intimo, misterioso e indistruttibile rapporto che egli vive con il Padre.

In forza di questo straordinario e radicale inserimento in Cristo, si fa presente ed effettivo il grande dono che Gesù ci ha guadagnato con la sua morte, risurrezione e ascensione al cielo: quello di diventare partecipi della relazione tra il Figlio e il Padre.

Lo Spirito è questo “noi” di Padre e Figlio comunicato ai discepoli. Da un lato, infatti, lo Spirito grida in noi «Abbà, Padre» e ci colloca così nello “spazio vitale” del Figlio di fronte al Padre. Dall’altro lato, lo stesso Spirito è colui che confessa «Gesù è Signore», realizzando in noi l’illuminazione del Padre che ci rivela il Figlio e ci dona la grazia di riconoscerlo. Lo Spirito, dunque, è la realizzazione in noi dell’ineffabile legame tra Padre e Figlio.

Proprio per questo, lo Spirito Santo è colui che «ci precede e suscita in noi la fede» e quella «vita nuova che consiste nel conoscere il Padre e colui che ha mandato, Gesù Cristo (cf Gv 17, 3)» Sì, la «conoscenza di fede è possibile solo nello Spirito Santo» e solo in lui e grazie a lui noi possiamo entrare in reale rapporto con il Padre e il Figlio ed essere resi partecipi della loro stessa vita, inseriti nel loro eterno circuito d’amore.

Come scrive sant’Ireneo: «Coloro che hanno lo Spirito di Dio sono condotti al Verbo, ossia al Figlio; ma il Figlio li presenta al Padre, e il Padre procura loro l’incorruttibilità. Dunque, senza lo Spirito, non è possibile vedere il Figlio di Dio e, senza il Figlio, nessuno può avvicinarsi al Padre, perché la conoscenza del Padre è il Figlio, e la conoscenza del Figlio di Dio avviene per mezzo dello Spirito Santo».

Nello Spirito siamo resi partecipi dell’intimo abbraccio, che non verrà mai meno, tra Gesù e il Padre suo. Questo abbraccio non chiude la relazione, ma la apre al riconoscimento di tanti fratelli. L’azione dello Spirito consiste nell’estendere a tutti il legame filiale, moltiplicando senza sosta il dono della comunione: «Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e il Figlio suo Gesù Cristo»

Il dono della santità.

L’unico appellativo che il Simbolo degli Apostoli esprime in riferimento allo Spirito è quello che lo qualifica e lo definisce come «santo».

È un termine, questo, che rimanda all’ambivalenza dell’esperienza religiosa. Indica, da un lato, l’inavvicinabilità di Dio, la sua trascendenza, la separazione del divino e del sacro da tutto ciò che non è Dio: nella sua santità, Dio è un mistero sottratto alla presa dell’uomo.

Dall’altro lato, la santità è ciò che Dio vuole comunicare ai suoi, stabilendo legami speciali di alleanza con loro.

Professare la nostra fede «nello Spirito “Santo”» significa credere che Dio, proprio mediante lo Spirito di Gesù, comunica a noi qualcosa del suo mistero, ci fa sentire il fascino e la forza del suo stesso amore, ci “divinizza”, rendendoci santi e capaci di vivere come tali.

Quello in cui crediamo è uno Spirito di santità, causa e sostegno della nostra santità e della santità di tutta l’umanità redenta: «Egli è per eccellenza il Santo e il santificatore; Egli è il Paraclito, ovvero il nostro Patrono e consolatore; Egli è il vivificante; Egli è il liberatore; Egli è l’Amore; è lo Spirito di Dio, è lo Spirito di Cristo, è la Grazia increata che abita in noi come sorgente della grazia creata, e della “virtus” dei sacramenti; … è il datore dei sette doni e dei carismi, è il fecondatore dell’ apostolato, è il sostegno dei martiri…; è infine la fonte della nostra spiritualità. . . ».

Proprio perché costantemente animati dallo Spirito, noi siamo figli di Dio e ritroviamo sempre dentro di noi quella fonte della santità che lo stesso Signore fa scaturire nel nostro cuore. Questa santità, in ogni persona raggiunta dal dono dello Spirito, si realizza in modo unico e irripetibile: «Nel credente si sviluppa…, sotto l’azione dello Spirito Santo, una santità originale, che assume, eleva e porta a perfezionamento, senza distruggerla, la personalità di ciascuno».

Dobbiamo accogliere con gioia il dono e assumere con decisione il compito di una “vita secondo lo Spirito”. È questo l’appello preciso e pressante di san Paolo: «Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne… Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito».

Vivere “secondo lo Spirito” è vivere “come Gesù”. Ed è questo il “segreto”, il contenuto più vero e il senso più autentico della santità. È garanzia di una vita bella e pienamente felice, perché – lo assicura ancora l’Apostolo -«i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace».

Credo che non ci sia modo migliore di invocare lo Spirito che quella che ci viene proposta dall’inno a lui dedicato e che invito tutti a pregare, possibilmente ogni giorno.

In esso, noi chiediamo allo Spirito di visitare la nostra mente perché accendendo in noi il dono della conoscenza dello Spirito, tutto sia trasformato da Lui.

La parola, il gusto, il tatto, l’udito, l’odorato, (con i nostri cinque sensi si esprime la totalità della vita) così come invocandolo e accogliendolo nel cuore la vita viene trasformata e si passa da una condizione di “infirmitas”, cioè di non fermezza, di dubbio, a una chiara certezza.

Lo Spirito che è amore accende in noi l’amore, ecco perché dal cuore passano alle membra e ai sensi tutte quelle doti soprannaturali che permettono di rendere diversa la nostra vita.

Lo Spirito inoltre ci libera dal maligno, è cioè la forza che permette di resistere alle tentazioni e che ci libera da esse.

Lo Spirito Santo, infine, accende il gusto per le cose sante, per le cose di Dio, per la vita eterna.

Ecco perché possiamo sempre invocarlo con fiducia come il Consolatore.

Questa sapienza della Chiesa ci insegna, dunque, che ogni giorno dobbiamo invocare lo Spirito.

Se Egli è guida per i nostri passi, se è luce per il cammino, se è consolatore, come non rimettere a Lui ogni cosa perché tutto, nella nostra vita, acquisti forza e sapienza?